Territorio, Scuole, Chiese, Innovazione e Norme: lettera aperta per il Ministro Danilo Toninelli

Andrea Dari - Editore INGENIO 07/11/2018 1972

Il discorso del ministro Toninelli sulle infrastrutture italiane

Preg.mo Ministro Toninelli, 

sulle pagine di questo portale mi sono più volte rivolto a Lei, e in precedenza a chi ha ricoperto l’importante ruolo di Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

La drammaticità degli eventi degli ultimi anni, i terremoti, le alluvioni, il ponte Morandi, evidenziano quanto il nostro Paese sia a rischio sicurezza. Le cause sono molteplici, le responsabilità diffuse, e non vorrei in questa mia lettera compiere l’errore nel concentrarmi in una loro elencazione che avrebbe peraltro il difetto della soggettività.

In un Paese così fragile la priorità assoluta è quella di impostare il domani, e sul come farlo sarà lei, per il ruolo che ricopre, ad avere ovviamente un ruolo importantissimo, delicato, complesso.

Come supporto a questo compito vorrei ricordale due testi:

Uno è tratto dall’ultima lezione del prof. Piero Pozzati “ll pericolo che incombe sulla tecnica di degenerare in un confuso, sterminato, frammentario tecnicismo … con esso in qualche aspetto si può collegare la tendenza alla proliferazione delle norme, quindi anche degli Eurocodici. È chiaro che le regole hanno nobili motivazioni: l'intento di tutelare la sicurezza strutturale e porgere un aiuto; di portare coerenza e chiarezza in un quadro frammentario e alle volte confuso … Ma un numero di regole eccessivo comporta vari inconvenienti dinanzi citati e in particolare: l'impoverimento dell'autonomia e della creatività, in quanto l'opera del progettista è irretita dalle norme; la difficoltà di discernere ciò che veramente conta; la sensazione di avere, al riparo delle norme, responsabilità assai alleviate; la difficoltà, non infrequente, di rendersi conto dei ragionamenti che giustificano certe regole, rischiando di considerare queste alla stregua di algoritmi, ossia di schemi operativi che, una volta appresi, il pensiero non è più chiamato a giustificare.”

L’altro sono le parole che Giovannino Guareschi fa dire al Cristo di Don Camillo dopo l’alluvione, in cui il prete gli chiede “cosa possiamo fare noi?” e lui risponde “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza.”

In questo momento quindi di alluvione simbolica e reale cosa occorre fare, quali priorità devono essere affrontate?

SICUREZZA, LA PRIORITA' 

Vorrei partire, ovviamente, dalla sicurezza. La deregulation dell’articolo quinto, il susseguirsi di cambiamenti in merito all’organizzazione degli organi e della struttura dello stato, lo svuotamento progressivo degli organici tecnici, centrali e locali, lo spostamento di alcune valutazioni a organi politici piuttosto che a figure tecniche, tutto questo spesso diretto da figure politiche che avevano una scarsa conoscenza della materia sicurezza ha portato a un territorio in cui si è costruito dove non si doveva costruire, spesso in assenza dei controlli minimi basilari, spesso in assenza di piani di manutenzione successiva, spesso in contesti in cui ha prevalso la gestione burocratica della pratica piuttosto che la sostanza tecnica.

Tutto questo ha portato oggi a un numero così elevato di urgenze di intervento tale che non sia possibile affrontarle per problemi di risorse economiche e umane.

La prima necessità è quindi quella, non di disperdersi nel contare i fili d’erba di questo immenso prato, ma nello stabilire un’insieme di regole che consentano poi di affrontare strategicamente questi problemi.

SICUREZZA, L’IMPORTANZA DELLA CHIAREZZA

E la prima regola da introdurre è quella di rendere chiaro il principio di sicurezza. 

Oggi vi sono amministratori che non sanno se tenere aperta o meno una scuola perchè mancano ancora quei criteri chiari e definiti che gli consentano di prendere una decisione. Oggi vi sono Chiese, vero patrimonio dell’umanità, che proprio per questo loro valore storico risultano intoccabili dal punto di vista della messa in sicurezza e che quindi sono le prime a crollare a ogni movimento del terreno significativo. Oggi vi sono edifici industriali in cui è posto un estintore ogni 30 passi ma in cui i pilastri sono semplicemente appoggiati e l’ultima verifica di sicurezza e adeguamento alle norme è stato compiuto al momento del collaudo 20/30 anni prima.

Il primo passo è quindi quello di definire, in modo chiaro e univoco, quali sono i principi inderogabili della sicurezza, e chi è responsabile sia del soddisfacimento che dei controlli (che sono due figure diverse).

SICUREZZA, L’IMPORTANZA DELLA NORMATIVA

La seconda è quella di pensare a un sistema normativo che consenta poi di applicare questi principi.

Perché questi principi variano nel tempo con l’evolversi della conoscenza. Occorre quindi che il nostro Paese abbia innanzitutto una minore dispersione normativa, sia per la parte tecnica che per quella burocratica/amministrativa, e poi una capacità di aggiornamento più semplice. Oggi la revisione delle Norme Tecniche è per struttura antitetica alla richiesta del L. 1086/1978 articolo 21: “Emanazione di norme tecniche:  Il Ministro dei lavori pubblici, sentito il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Consiglio nazionale delle ricerche, emaner‡ entro sei mesi dalla pubblicazione della presente legge e, successivamente, ogni biennio, le norme tecniche alle quali dovranno uniformarsi le costruzioni di cui alla presente legge. “

Visti i pareri, autorizzazioni, controparti, controautorizzazioni che devono essere affrontate per arrivare alla pubblicazione delle NTC è impossibile farlo in 2 anni. Occorre ripensare il sistema, renderlo più snello. In questo modo le norme saranno più vicine alla evoluzione della tecnica. E in tal senso si dovrebbe ripensare anche lo schema di certificazione delle nuove soluzioni tecniche, oggi così laborioso e lento tale da portare molte aziende a preferire l’incerto e costoso percorso della Valutazione Tecnica Europea (magari in capo ad un organismo non italiano) a quello nazionale.

Allo stesso tempo, andrebbe ripensato il quadro delle norme amministrative. La dispersione territoriale porta ovviamente all’impossibilità di un’aggiornamento razionale, tecnico, e strategico delle norme, che hanno effetto poi sulla sicurezza degli edifici.

Qualche mese fa abbiamo pubblicato un articolo “Volevamo aprire un bar, e pensavamo che il cambio destinazione d'uso fosse una pratica semplice …” in cui si dimostra come con l’attuale normativa amministrativa-urbanistica sia spesso impensabile intervenire su un edificio esistente, anche per la sua messa in sicurezza.

SICUREZZA, L’IMPORTANZA DELLE COMPETENZE

La terza è ovviamente quella delle competenze.

Non è possibile in un sistema in cui la complessità tecnica si evolve di giorno in giorno, che le Regioni assegnino a ogni singolo Comune la responsabilità del rilascio dell’autorizzazione sismica. Non è possibile che nell’era della digitalizzazione degli appalti e l’introduzione del BIM si pensi di continuare ad avere migliaia di centrali di committenza pubblica. Non è possibile continuare ad attuare politiche che depotenziano i Provveditorati alle opere pubbliche e spingano alla costituzione di nuovi soggetti che nascono e muoiono ad ogni cambiamento politico. Non è possibile proseguire nella costituzione di nuove strutture di missione, dipartimenti, agenzie che poi sono affidate più che a tecnici della PA a giornalisti e amici di chi è al potere nello specifico momento.

E soprattutto non è possibile continuare a mantenere una confusione delle competenze professionali che porta a una deregulation degli incarichi, a una mancata valorizzazione delle esperienze e specializzazioni, a un mercato delle vacche degli incarichi pubblici e privati. Oggi sono in troppi a poter assumere l’incarico del progetto strutturale di un edificio, alla elaborazione di un piano urbanistico, all’assunzione di un incarico di CTU. 

Anche a rischio di sembrare statalista mi sembra che la decisione più importante da adottare per rispondere a queste tre esigenze sia quella di rafforzare le istituzioni centrali, ridurre i centri di produzione normativa, di autorizzazione, di committenza, di potere locale. Una veranda deve essere considerata allo stesso modo a Rimini e Bolzano, un’innovazione tecnica valida deve poter essere utilizzata in Toscana e nelle Marche, deve essere chiaro se una norma UNI è cogente o semplicemente vigente, quanto conta un’Istruzione CNR e quanto sia legalmente vincolante una Linea Guida del Consiglio Superiore dei LL.PP. 

ANDREA-DARI---INGENIO-002.jpgCaro Ministro Toninelli,

sono giunto alla fine di questa mia lunga e forse noiosa lettera, in cui non ho voluto parlare di passato, ma di futuro, e al di là della necessità di fare uscire al più presto la Circolare mi sembra che la vera priorità sia quella di mettere ordine, per dare importanza alla tecnica e non al tecnicismo, e soprattutto al ruolo dell’Istituzione.

 

Con Ingenio,

come ho già scritto nel passato, non mancheremo di stimolarla.