L'Intelligenza Digitale dei Prodotti per le Costruzioni

Angelo Luigi Camillo Ciribini - DICATAM Università degli Studi di Brescia & Educational Committee Deputy Chairman, The European Council on Computing in Construction (EC3) 20/11/2018 1367
ANGELO-CIRIBINI-03.jpg
Uno degli interrogativi più interessanti che oggi ci si possa porre è quello formulabile a proposito degli effetti della digitalizzazione sui prodotti per le costruzioni, oltre che sui corrispondenti processi produttivi.

Si tratta di un tema che, all'interno dell'Università degli Studi di Brescia è oggi investigato, sperimentalmente, sotto alcuni profili piuttosto innovativi, sulla scia dell'impostazione che tende a superare l'ottica del Building Information Modeling al fine di investire più direttamente l'essenza della digitalizzazione.
I primi esiti della attività scientifica sono stati embrionalmente illustrati nel 2018 a Helsinki in occasione del World Summit on Digital Built Environment, mentre successive evoluzioni saranno presentate nel 2019 a Creta nel corso della European Conference on Computing in Construction e in altre circostanze analoghe.

Considerazioni sulle BIM Library

In verità,  l'attitudine più diffusa presso i produttori consiste nel mettere a disposizione degli operatori, sul proprio website o presso le BIM Library, i cosiddetti oggetti, sotto il duplice profilo dell'aspetto geometrico-dimensionale, quando possibile, e alfa-numerico.
La struttura dei dati che attengono al singolo prodotto risulta attualmente piuttosto disomogenea, in virtù dell'assenza di precisi, o aggiornati, riferimenti normativi, peraltro in gestazione, presso il CEN (meno presso l'EOTA), presso l'UNI e, in forma particolare, nei confronti della normazione continentale, in riferimento alla CPR e, di conseguenza, allo CE Smart Marking.
 
La questione, tuttavia, deve essere affrontata sotto diversi profili, al netto dei programmi di produzione digitalizzati caratteristici della Quarta Rivoluzione Industriale:
  1. i modelli di dati numerici che sono messi a disposizione degli operatori;
  2. le relazioni che si instaurano tra il potenziale acquirente (diretto o indiretto) e la catena di fornitura e di distribuzione del produttore;
  3. le attività di intelligence consentite dalla Library;
  4. le modalità espositive e il carattere delle fiere commerciali;
  5. le funzionalità combinatorie dei prodotti;
  6. la natura dei prodotti.
Per quanto si riferisce al primo tema, di là da una uniformità dei contenuti informativi che la attività normativa sovranazionale e internazionale (ma anche quella para-normativa legata, ad esempio, a buildingSmart International) dovrebbe instaurare nel medio periodo, la sfida per il produttore concerne sia la finalizzazione ottimale di una struttura di dati che sulle piattaforme istituzionali si vorrebbe idealisticamente esaustiva e simmetrica nei riguardi del fruitore (in prima istanza, il progettista) sia la capacità di generare la selettività richiesta dai vincoli propri al singolo mercato domestico.
Occorre, inoltre, considerare che, ad esempio, la nozione di clash avoidance suggerisce la necessità che i prodotti/oggetti messi a disposizione posseggano una migliore intelligenza relazionale riguardo all'abituale, cosicché inizino a essere contestualizzati in ambiti di gamification
Più in generale, la capacità simulativa degli oggetti sottoposti dai produttori al mercato dovrà essere assai migliore al cospetto della situazione attuale.
 
In merito al secondo tema, è ben nota la difficoltà per i produttori che già dispongano di modelli digitali orientati alla produzione manifatturiera a originarne una versione adatta alle aspettative dei fruitori del processo, dai progettisti ai costruttori, passando attraverso i distributori commerciali.
E' auspicabile, evidentemente, per i produttori che il percorso che conduce dalla consultazione della Library all'ordine di acquisto sia maggiormente tracciabile, anche in vista di essere integrato con i processi produttivi, già fortemente automatizzati e robotizzati.
 
In terzo luogo, materia sulla quale le sperimentazioni nell'Ateneo Bresciano sono attive, le modalità di profilazione e di interazione nei confronti dell'utente della Library, nella prospettiva del marketplace, devono divenire assai più sofisticate, in quanto occorre mettere in atto una maggiore intelligenza sulle intenzioni dell'operatore e una migliore capacità raccomandativa (oltre che comparativa).
Gli usuali servizi legati alle Data Analytics non sembrano, infatti, avere raggiunto un livello di maturità pieno: anzi, il potenziale da sfruttare, come sarà illustrato nelle risultanze che saranno prodotte dall'Università degli Studi di Brescia nei prossimi anni, è straordinario.
 
A proposito del quarto tema, è necessario riflettere più attentamente, in termini cyber physical, sul rapporto che si viene a creare tra l'esperienza del prodotto consumabile virtualmente attraverso realtà immersive e quella esperibile in occasione delle manifestazioni fieristiche, che andrebbero probabilmente radicalmente rivisitate e ripensate alla luce di una coniugazione tra l'optioneering e l'augmentation.
Ovviamente, ciò comporta la possibilità non solo di ottimizzare la soluzione specifica, ma anche di trasferirla direttamente sul sito in cui avverrà l'intervento: per questa ragione, il modo espositivo si trasla nel luogo fisico in maniera virtuale.
L'evento espositivo probabilmente si trasforma in una occasione per erogare servizi addizionali, i cui contenuti devono essere naturalmente tutti esplorati e immaginati.
 
In corrispondenza del quinto punto, il singolo prodotto/oggetto, anche sulla scorta di quanto affermato in precedenza, acquisisce una minore importanza, in virtù di due fattori essenziali: l'essere parte, componente, appunto, di sistemi di assemblaggio basati su logiche computazionali combinatorie supportate da piattaforme e da configuratori; l'essere, l'oggetto digitale che si rapporta all'entità tangibile e che pretende di replicarla, parte integrante di un gemello digitale che è dato essenzialmente da modalità di funzionamento.
Si tratta, infine, di interrogarsi sulla natura dei prodotti, intesi quali smart construction object, alcuni prototipi dei quali (solo in parte in collaborazione con altri atenei) saranno prossimamente, nei prossimi anni, presentati nei consessi internazionali dall'Università Bresciana.
Essi, tra le altre cose, saranno collegati a contratti espressi tramite codici di calcolo e successivamente notarizzati secondo le tecnologie più avanzate.
Oltre a ciò, il componente fisico, materiale, sensorizzato, interconnesso e interattivo, riferito al suo doppio (vale a dire alla sua replica sotto il profilo della simulazione prestazionale), non sarà semplicemente monitorabile (come percepito da molti in funzione dei recenti collassi infrastrutturali), bensì sfiderà contrattualmente progettisti, produttori, distributori, costruttori e gestori a formulare, inizialmente, previsioni accuratissime e sofisticate di comportamento costantemente e immediatamente verificabili.
 
Come si può intuire, il valore giuridico delle previsioni progettuali e delle specificazioni contrattuali sarà enormemente differente, costringendo i diversi attori ad attuare strategie di collaborazione e di integrazione non dovute a intenti virtuosi, ma all'obbligo di diversificare i rischi e di condividere le assunzioni di responsabilità inerenti alle scelte effettuate in sede progettuale e realizzativa.
 
Quanta distanza tra i molti attuali oggetti cosiddetti morti che si rintracciano nelle Library e gli scenari qui prospettati, non lontani né evitabili...
E si tenga in conto di avere trascurato tanto le implicazioni profonde dell'Industrial Internet of Things sui processi manifatturieri dell'indotto edilizio quanto le relazioni che i prodotti/componenti instaureranno con i processi cognitivi tipici dei cespiti immobiliari e infrastrutturali dell'avvenire vicino.