Ingegneria forense e la ricostruzione degli incidenti stradali

Fabrizio Zavagnini - Ingegnere, Ordine degli Ingegneri di Roma e CTU del Tribunale di Roma 09/01/2019 2509

incidente stradale

Questo articolo affronta uno dei due metodi utilizzati per la ricostruzione degli incidenti stradali: il principio della conservazione della quantità di moto 

Preparazione tecnica e ingegneria forense

Facendo riferimento all’articolo sull’ingegneria forense pubblicato su Ingenio n. 68 nel quale si è fatto cenno ai tre pilastri della disciplina quali preparazione tecnica, esperienza e conoscenze specifiche processuali, in questo secondo articolo verrà approfondito il primo di questi tre requisiti, applicandolo ad uno dei tanti settori nei quali il professionista è chiamato ad operare: l’infortunistica stradale.

Come tutte le materie scientifiche anche l’ingegneria ha le sue basi nel metodo galileiano e deve rispondere ad ogni domanda in modo sintetico, fornendo un numero e una conseguente risposta positiva o negativa. Anche nell’ingegneria forense la preparazione tecnica e la conseguente capacità di sintesi è necessaria per fornire al Giudice una risposta certa e ripetibile nella determinazione di una velocità da associare ad un veicolo, di un coefficiente di sicurezza per una struttura, del valore di pressione per un serbatoio, etc.

La ricostruzione degli incidenti stradali

La ricostruzione della dinamica di un incidente stradale è un’attività molto varia che difficilmente può essere schematizzata con sufficiente completezza; in molti casi è fondamentale determinare la velocità di un veicolo su strada prima dell’incidente, in altri ricostruire la reale posizione di uno o più veicoli prima dell’urto, talvolta l’obiettivo è quello di determinare la maggiore o minore attendibilità di una testimonianza presente nei verbali, confermare la funzionalità di un impianto, etc.

La determinazione delle velocità prima dell’urto è una frequente necessità che può essere risolta attraverso due possibili metodologie:

• principio della conservazione della quantità di moto (CQM);

• principio della conservazione dell’energia.

Il principio della conservazione della quantità di moto per la determinazione della velocità prima dell'urto

Rimandando alla bibliografia per l’approfondimento degli argomenti, accenneremo ora alla prima metodologia basata sul principio della CQM. Pensiamo anche molto intuitivamente che mentre in condizioni normali un autoveicolo in movimento impiega diverso tempo per raggiungere lo stato di quiete, a causa di un incidente i tempi per raggiungere la quiete possono diventare molto inferiori, come può essere facilmente osservato ad esempio durante i crash test. Omettere, nel modello matematico utilizzato, le forze esterne usuali e le relative energie in confronto a quelle subite dai veicoli durante l’incidente consente di ottenere un risultato con un margine di errore ampiamente trascurabile nella generalità dei casi.

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