L'importanza di una corretta e dettagliata formulazione delle voci di capitolato per i pavimenti in pietra

La vecchia e buona norma UNI 7998 definisce il pavimento in pietra come "un sottosistema parziale avente funzione principale di consentire o migliorare il transito e la resistenza ai carichi in determinate condizioni d’uso. Il suo strato di finitura conferisce alla pavimentazione predeterminate prestazioni meccaniche, chimiche, fisiche [...] - ma anche - [...] di benessere e sicurezza”.

Il porfido un indiscusso protagonista delle pavimentazioni urbane

Di fatto in ambito pubblico le pavimentazioni in pietra sono diffusamente scelte per il rivestimento di strade, piazze, parchi e marciapiedi, e costituiscono uno dei principali elementi per l’arredo, la riqualificazione e il decoro della scena urbana. Da questo punto di vista il Porfido del Trentino è un indiscusso protagonista con innumerevoli esempi virtuosi di estetica e funzionalità, in Italia, in Europa e nel mondo.

les-halles-parigi-pavimenti-in-porfido.jpg Les Halles, Parigi

Purtroppo però non mancano neppure i cattivi esempi, con pavimentazioni sconnesse o repentinamente degradate, che creano disagio, disservizi, e quel che è peggio, disamoramento del comune cittadino verso un materiale che invece storicamente è sempre stato utilizzato per nobilitare il paesaggio urbano.

Le cause del degrado dei pavimenti in porfido e pietra in genere possono essere molteplici:

  • dalle sollecitazioni meccaniche e fisiche all’azione del gelo e dei sali disgelanti;
  • dalla sottovalutazione delle variabili in gioco agli errori esecutivi o di progettazione;
  • dall’utilizzo di materiali non rispondenti ai requisiti previsti al cambio di destinazione d’uso dell’opera.

degrato-pavimenti-in-porfido.jpg Degrado di una pavimentazione in porfido

Che fare dunque per evitare i guai e creare veramente i presupposti per garantire che una pavimentazione sia durevole, resistente…e bella?

Sarebbe fin troppo scontato affidarsi al concetto della regola dell’arte: un concetto purtroppo obsoleto e troppo vago al giorno d’oggi, richiamato ormai come “ciliegina” nei capitolati o rispolverato a sproposito nei contenziosi. La regola dell’arte valeva al tempo delle corporazioni delle arti e dei mestieri che disponevano di dettagliati regolamenti locali riguardanti l’uso di specifici materiali, strumenti e procedure. Oggi in un mondo senza confini dove si estrae e si lavora la pietra in ogni angolo del globo, la regola dell’arte non ha più ragion d’essere.

Non a caso nel terzo millennio la regola dell’arte ha definitivamente abdicato in favore delle norme tecniche, ovvero documenti approvati da organismi nazionali e sovranazionali riconosciuti, che forniscono le linee guida, le regole operative e i requisiti dei materiali utilizzati, tali da consentire sempre il raggiungimento del miglior risultato possibile, in questo caso del migliore pavimento possibile con prerogative di durabilità, sicurezza, qualità, sostenibilità e performance.

Dal luglio 2018 il documento normativo di riferimento è la norma UNI 11714-1 che contiene precise indicazioni e codifiche per la posa, per la progettazione ma anche per il controllo e la manutenzione. Ma è altresì ovvio che la norma, pur nella completezza dei contenuti, si affidi agli operatori attivi per la traduzione sul campo delle regole e delle procedure per la realizzazione del pavimento, e riconoscendo dunque ruoli e responsabilità.

L'evoluzione delle voci di capitolato per le pavimentazioni in porfido

In tale contesto è alla progettazione che spetta il delicato compito della formulazione delle voci di capitolato. Se corrette e dettagliate, le voci di capitolato costituiscono lo strumento principe per garantire il successivo controllo da parte della Direzione Lavori e l’auspicato raggiungimento dei requisiti previsti per la pavimentazione. Ma se al contrario le voci di capitolato sono superficiali o addirittura mal formulate e non adeguate ai nuovi materiali, o peggio ancora recuperate in modalità copia/incolla, possono risultare la causa principale di un disastro annunciato.

Prendiamo il caso del porfido e le progressive declinazioni della voci di capitolato nel tempo, riferite ai pavimenti in cubetti.

Fino agli anni ‘80/90 ci si limitava a progettare richiamando davvero l’essenziale con l’indicazione di una “Pavimentazione in cubetti di porfido, sigillata in boiacca di cemento”.

Ma va anche segnalato, che all’epoca i materiali e le possibili scelte operative si contavano su una mano e la manualistica di settore cui riferirsi poteva fornire sufficienti elementi per il controllo della D.L. durante le fasi operative di cantiere. Non era poi fatto insolito che anche le imprese di posa potessero offrire un valore aggiunto al pavimento grazie alla qualità del lavoro data dall’esperienza, dalla competenza e da una vera e propria tradizione riconosciuta sul campo.

Con il perfezionamento dei manuali specifici di settore la voce di capitolato negli anni ‘90 comincia a prendere una più corretta fisionomia: “Fornitura e posa in opera di pavimento in cubetti di porfido di tonalità a scelta della D. L., con faccia vista a piano naturale di cava e facce laterali a spacco, posati ad archi contrastanti su strato di allettamento soffice di sabbia premiscelata a secco con cemento di tipo R 3.25 in ragione di kg 10/mq. Nel prezzo si intendono compresi e compensati gli oneri per la fornitura della sabbia, del cemento, la formazione delle pendenze necessarie allo smaltimento delle acque meteoriche, la bagnatura e la contemporanea battitura a sabbia e cemento mediante adeguato vibratore meccanico, la sigillatura degli interstizi eseguita con boiacca di cemento e sabbia, la successiva pulitura superficiale con getto d’acqua e segature e quanto altro necessario a dare il lavoro finito a regola d’arte”.

Richiamo alla regola dell’arte a parte, gli elementi descrittivi introdotti forniscono prime concrete indicazioni circa le modalità operative e le miscele. Tuttavia ancora nulla si dice in merito alla tracciabilità dei materiali e alle classi di sollecitazione con le relative destinazioni d’uso. D’altra parte le norme tecniche erano praticamente ignorate anche dagli stessi operatori di settore, così come perfette sconosciute risultavano le schede tecniche e le schede di sicurezza dei materiali.

Ed è proprio verso la fine degli anni ’90 che la documentazione tecnica incompleta comincia ad offrire opportunità interpretative al popolo dei “furbetti” ed alle imprese senza scrupoli.

E quindi con l’avvento e il perfezionamento di nuove modalità operative e nuovi materiali, quali resine poliuretaniche e premiscelati cementizi, la superficialità nell’elaborare le voci di capitolato ha prestato il fianco al libero arbitrio procedurale, con tutte le conseguenze del caso.

iniettore-e-resinatura-pavimenti-in-porfido.jpg

Pavimenti in cubetti con resinatura dei giunti

In particolare proprio il pavimento in cubetti con resinatura dei giunti in resina poliuretanica troppo spesso è stato descritto utilizzando la voce del pavimento in boiacca cementizia e aggiungendo in coda la sola maggiorazione di costi per la resinatura dei giunti. Ignorando di fatto che ad esempio per la resina non è prevista la sabbia, né la miscela a secco con cemento. Per non parlare del getto d’acqua e della segatura, e soprattutto sottovalutando che la resina deve avere specifiche proprietà ben identificabili ed essere erogata con una apposita attrezzatura. Una circostanza questa che crea confusione, può indurre all’errore, impedisce un corretto controllo durante le fasi di cantiere, ed altera concretamente la corretta analisi dei costi.

E dunque?

Fortunatamente la norma UNI 11714-1 è stata elaborata da un gruppo di lavoro costituito da produttori di pietra naturale e di prodotti per la posa e manutenzione, da associazioni di categoria e laboratori di prova, con l’apporto delle università e dei servizi per la progettazione. La norma contiene tutti gli elementi che il progettista può richiamare, auspicabilmente appoggiato da un sano confronto con i produttori, nella formulazione di voci di capitolato complete, incontestabili e funzionali al raggiungimento dei requisiti previsti per la pavimentazione.

Nella tabella che segue si presenta la voce di capitolato completa relativa ai pavimenti in cubetti di porfido sigillati con resina poliuretanica. Nella prima parte il testo della voce di capitolato. Seguono i richiami e gli spunti riconducibili alla UNI 11714-1 e/o alla manualistica tecnica di settore.


Voce di Capitolato
PAVIMENTAZIONE IN CUBETTI DI PORFIDO CON SIGILLATURA DELLE FUGHE IN RESINA POLIURETANICA
- classe di sollecitazione P9

Fornitura e posa in opera di pavimento in porfido del Trentino rispondente alle caratteristiche del Marchio Porfido Trentino Controllato (1) eseguito in cubetti con faccia a vista a piano naturale di cava, facce laterali a spacco, posti in opera ad archi contrastanti (o file parallele) su strato di allettamento, costituito da frantumato di roccia magmatica (prova Los Angeles <20%) (2), pulito ed asciutto in granulometria idonea 3/6 mm e a spessore corretto di 5/6 cm massimo. Ultimata la posa in opera dei cubetti, gli interstizi devono essere colmati con lo stesso inerte drenante di allettamento a cui segue la normale fase di costipazione e vibratura meccanica. Compreso poi l’ulteriore intasamento delle fughe con pietrischetto della stessa granulometria o con granulometria inferiore 2/4 mm perfettamente pulito e asciutto, la successiva stesa di resina poliuretanica conforme ai requisiti e registrata secondo il Regolamento Reach (CE) (3), colata in ciascuna fuga manualmente con sistema costituito da una bombola a pressione controllata (massimo 3 bar) e iniettore per l’erogazione a basso rischio di eventuali fuoriuscite violente (4). La resina poliuretanica utilizzata deve essere priva di solventi e di sostanze infiammabili (5), con odore caratteristico e idonea allo smaltimento o riciclo in base alle normative vigenti sui rifiuti speciali non pericolosi, supportata da documentazione con certificazioni asseverate; mescolata al pietrischetto di sigillatura la resina poliuretanica deve fornire precise indicazioni di conducibilità e permeabilità drenante secondo quanto contemplato dalla UNI EN 12697 – 40 (6). Il materiale in porfido dovrà essere fornito con Dichiarazione di Prestazione e marcatura CE, come previsto dal regolamento 305/2011, e da UNI EN 1342, con dati prestazionali aggiornati (7). Nel prezzo si intendono compresi e compensati gli oneri per la fornitura e posa dell’allettamento, la formazione delle pendenze necessarie allo smaltimento delle acque meteoriche, la contemporanea battitura mediante adeguato vibratore meccanico (8), l'eventuale sostituzione di cubetti rotti o deteriorati in corso d'opera, la sigillatura degli interstizi con resina e quanto altro necessario per dare il lavoro finito secondo quanto previsto dalla norma tecnica UNI 11714-1 per classe di sollecitazione P9 (9). Dimensioni cubetti cm 8/10 (resa minima 180 kg/mq) (10) ...


RICHIAMI NORMATIVI E/O ALLA MANUALISTICA TECNICA DI SETTORE

  1. Il Regolamento Marchio Porfido Trentino Controllato, richiamato in tutte le voci del Prezzario LL.PP. della Provincia di Trento, è un sistema volontario nato nel 1995 con l'intento di fornire certezze per la qualità dei manufatti a progettisti e committenti pubblici e privati. E' marchio di prodotto, non aziendale e si ottiene attraverso periodiche verifiche della produzione operate da personale specializzato con la redazione di report di risultato disponibili da quanti ne facciano richiesta.
    Con delibera della Giunta Provinciale n. 2051 del 19.10.2018 sono stati approvati i requisiti del nuovo Marchio di qualità del porfido e delle pietre trentine, attualmente in attesa di imminente attuazione.
  2. Il frantumato di roccia da utilizzare nel letto di posa deve avere un valore alla prova Los Angeles < 20%. Il porfido trentino da questo punto di vista è pietra ideale, così come altre rocce magmatiche quali granito e basalto.
  3. Le schede di sicurezza della resina poliuretanica contengono tutti gli elementi identificativi e prestazionali. In quanto prodotto chimico deve essere conforme ai requisiti previsti dal Regolamento Reach (CE).
  4. L’iniettore deve garantire l’erogazione della resina poliuretanica in condizioni di sicurezza sia per operatori che per utenti, e quindi deve essere dotato di riduttore di pressione.
  5. La resina - a base isocianato - deve contenere diluente in luogo del solvente per la tutela, la sicurezza e la salute degli utilizzatori. Il solvente al contrario attiva le componenti nocive dell’isocianato favorendone l’inalazione. Il diluente elimina il rischio di infiammabilità del prodotto, che se contiene solvente può creare condizioni di pericolo non solo in fase di erogazione ma anche e soprattutto in fase di trasporto e di stoccaggio.
  6. Per misurare la capacità drenante al momento, non essendo previsto un criterio apposito, ci si affida a metodi di prova mutuati da altri materiali.
  7. Le norme europee sui materiali lapidei prevedono obbligatoriamente che la pietra sia sempre accompagnata dalla Dichiarazione di Prestazione con indicazioni per la tracciabilità. La norma inoltre prevede la tempistica per il rinnovo delle prove tecniche, ogni due o dieci anni.
  8. Il riferimento al vibro costipatore è indispensabile per garantire la massima compattazione del pavimento in cubetti. A puro titolo esemplificativo nel caso di cubetti 8/10 il peso minimo del costipatore è di circa 200 kg – 30 kN o 350 kg – 40 kN.
  9. La classe di sollecitazione P9, secondo UNI 11714-1: 2018 identifica: strade urbane, strade con corsie preferenziali di mezzi pubblici o con percorsi obbligati, strade a forte percorrenza, rotatorie, dossi e dissuasori di velocità.
  10. L’indicazione della resa del materiale è fondamentale per evitare che l’impresa appaltatrice fornisca materiale con spessore “ribassato”, e tale quindi da alterare la classificazione e la resistenza del pavimento.

Come sopra riportato, è evidente che il compito della progettazione, anche nel campo delle pavimentazioni in pietra, non è dei più semplici. Soprattutto quando i progetti sono particolarmente articolati ed interessano diverse destinazioni d’uso e diversi gradi di sollecitazione, e/o diverse soluzioni operative con utilizzo differenziato ad esempio di premiscelati cementizi e resine. A maggior ragione se poi è prevista anche una commistione di materiali lapidei in formati e dimensioni specifici, ciascuno con caratteristiche fisico meccaniche proprie.

Ma è questa l’unica strada percorribile per il raggiungimento degli standard qualitativi e tecnici delle pavimentazioni in pietra e certamente i produttori non devono stare a guardare. Ma in quanto parte attiva nella realizzazione di un pavimento in pietra, devono piuttosto farsi artefici di una sana e costruttiva collaborazione fatta di assistenza tecnica, competenza e sincera trasparenza, al servizio del progettista e della D.L.