Elenchi professionali dei Beni Culturali: per gli Archeologi giudizio negativo. Ecco i motivi

Associazione Nazionale Archeologi: "siamo davanti ad un decreto che tende a schiacciare tutte (o la maggior parte) delle attività esecutive verso il basso"

Beni culturali: gli elenchi non piacciono agli Archeologi

Il decreto che istituisce presso il Mibac gli elenchi nazionali dei professionisti competenti ad eseguire interventi sui beni culturali non piace per niente all'ANA (Associazione Nazionale Archeologi).

Quello firmato dal Ministro Alberto Bonisoli è un decreto che istituisce presso il Mibac gli elenchi nazionali (in tutto, sette) dei professionisti competenti ad eseguire interventi sui beni culturali. Tra questi, ovviamente gli archeologi.

L'ANA fa sapere che, tra tutte le sigle associative che rappresentano segmenti diversi del settore dell’archeologia, che in queste settimane hanno fatto sentire la propria voce nel dibattito pubblico su questo decreto, c’è stato un consenso trasversale (a volte del tutto acritico) verso le posizioni espresse dal Ministero nella bozza poi approvata in ultimo dalle Commissioni Cultura della Camera e del Senato.

L’Associazione Nazionale Archeologi è stata l’unica tra le associazioni professionali degli archeologi italiani ad evidenziare un discreto numero di criticità contenute nel documento poi approvato, accompagnandole sempre da proposte che fossero migliorative attraverso semplici interventi di modifica.

 

Abbiamo rappresentato le nostre criticità al Ministero, alla Direzione Generale Educazione e Ricerca, alle Commissioni Cultura della Camera e del Senato”, dichiara Alessandro Garrisi, Presidente Nazionale dell’Associazione Nazionale Archeologi. "La risposta è stata sempre la stessa, una rassicurazione sulle nostre perplessità basata non sulla sostanza giuridica dei contenuti del decreto, ma su un più generale e paternalistico “vedrete che andrà tutto bene”. Ma siamo davanti ad un decreto che tende a schiacciare tutte (o la maggior parte) delle attività esecutive verso il basso (profili di III fascia = triennalisti) riservando ogni possibilità di direzione e coordinamento alla fascia apicale (specializzati e dottorati): un rigido schematismo che mal si adatta alla complessità del mondo del lavoro in archeologia, che mortifica le competenze dei laureati (3+2 o quadriennale v.o.) e che rende davvero esigue le distanze operative tra i triennalisti e i laureati (un bel regalo per le imprese medio-grandi che assumeranno in gran parte triennalisti con un risultato, in termini di qualità del lavoro, tutto da dimostrare).  Abbiamo davanti un decreto con una divisione in “attività caratterizzanti” cervelloticamente infarcite di abilità e conoscenze delle quali talvolta sfugge il nesso con le competenze cui sono associate: che visione dell’archeologia moderna veicola un decreto che prevede allo scopo di fornire “perizie, expertise e valutazioni di beni archeologici” (Attività A.1) la conoscenza della storia dell’arte antica ma non della storia dell’arte medievale? Perché  proseguire ostinatamente con richieste di dettaglio come questa, quando in tutta evidenza la materia è talmente complessa da sfuggire a operazioni di tal genere"

 

Di criticità come questa ce ne sono decine, dentro questo decreto”, dichiara Oriana Cerbone, Vicepresidente Nazionale ANA, “e si poteva procedere alla loro correzione con poco sforzo: si è deciso invece di mantenere la linea tracciata, ignorando i suggerimenti di chi la professione la svolge ogni giorno, di chi conosce i problemi di cui si parla e ne subisce le conseguenze”.