Come funziona il MOSE e perchè non è stato azionato

Quali sono i principi di funzionamento del MOSE ? Perchè ancora non è in grado di essere utilizzato ? Sono le domande che si fanno negli ultimi giorni non solo i Veneziani ma tutti, tecnici e cittadini.

Acqua alta a Piazza San Marco


Piazza San Marco a Venezia allagata, l'acqua alta colpisce ancora

Le immagini di Piazza San Marco lasciano tutti senza parole e ci si interroga come mai non sia stato attivato il sistema di protezione dall'acqua alta della Laguna di Venezia, il cosiddetto MOSE.

A rispondere alla domanda ci pensa Francesco Ossola, ingegnere, docente universitario a Torino, nonchè “commissario tecnico” del MOSE, che in un'intervista rilasciata al Corriere spiega che l'opera non è ancora conclusa e non sono stati neppure effettuati i test.

In particolare, l'ingegnere precisa che "Nel 2019 erano previsti solo dei test di sollevamento che stiamo svolgendo e lo avevamo scritto al ministero delle Infrastrutture lo scorso 10 dicembre. E comunque non siamo certo noi commissari a poter decidere se alzarlo, serve una cabina di regia istituzionale".

Gli fa eco l'altro commissario, Giuseppe Fiengo (fonte Corriere della Sera): "Forse abbiamo sbagliato… Forse abbiamo sbagliato dieci giorni fa a bocciare i test di sollevamento, non lo so… Io ero perplesso, ma Ossola ha detto che non se la sentiva di dare l’ok: «Può accadere di tutto…». Sottoscrivo quel che ha dichiarato per spiegare la nostra scelta. Del resto, eravamo soli a decidere". E se domani c’è un’altra emergenza ? "Deve venire qualcuno e dare l’ordine. Se c’è un ordine, si azionano la paratoie anche parzialmente".

E così il Governo nomina un nuovo SuperComissario, Elisabetta Spitz, ex direttore dell’Agenzia del Demanio, con l’incarico di supervisionare i lavori per portare a termine il Mose. L’annuncio è è stato dato dalla ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli.

MOSE: 40 anni fa l'idea, 16 anni fa l'inizio della costruzione

Sembra impossibile ma a 40 anni dalla sua gestazione e a 16 anni dall'inizio della costruzione, il MOSE non è stato completato nè tantomeno collaudato.

Eppure doveva essere già pronto per il 2018: il commissario del Consorzio Venezia Nuova Luigi Magistro aveva così commentato nel maggio del 2016 in Arsenale l'arrivo della prima paratoia prodotta nei cantieri croati di Brodosplit: “Il MOSE ? Noi contiamo di chiuderlo per il 2018”.

Una "storia", purtroppo, "tutta italiana" che se innovativa nel momento della sua ideazione, si è trasformata ahimè in una delle tante costruzioni non completate e che ha portato ad un enorme sperpero di denaro (doveva costare meno di due miliardi di euro, siamo arrivati a 5,5 miliardi) e a scandali giudiziari sfociati nel 2014 in una inchiesta con 35 indagati e la società in amministrazione controllata.

Senza entrare nel merito degli aspetti politici, economici o giudiziari, mi piace solo tornare a mettere in luce quella che è stata l'idea e dovrebbe (o forse doveva) essere il funzionalmento di questa grande opera, unica al mondo.


Il MOSE: come funziona

Il MO.S.E. è l'acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico, è l'opera concepita per salvare Venezia dal problema delle "acque alte", ad oggi non ancora entrata in funzione.

Il MOSE è un sistema di dighe mobili, formato da 78 paratie mobili in metallo, indipendenti tra loro lunghe fino a 29 metri, collocate in cassoni di calcestruzzo e piazzate sul fondale delle tre bocche di porto lagunari (Lido, Malamocco e Chioggia), che doveva sollevarsi quando la marea raggiungeva i 110 centimetri.

Secondo il progetto, l'opera può proteggere Venezia e la laguna da maree alte fino a 3 metri e da un innalzamento del livello del mare fino a 60 centimetri nei prossimi 100 anni.

Di seguito uno schema (tratto da La Repubblica) e un video che ne riassume il funzionamento.

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MOSE: 3 bocche e 78 paratoie

Come già accennato sono 3 le bocche di accesso al mare da chiudere, ovverio da chiudere quando è necessario.

La più ampia è la Bocca di porto di Lido dove sono previste due barriere di paratoie: nel canale nord di Treporti, con 21 paratoie, e nel canale sud di San Nicolò con 20 paratoie. Le due barriere sono collegate tra loro da un'isola artificiale dove sono situati gli impianti di movimentazione del sistema.

La bocca di porto di Malamocco è la più profonda della laguna ed è quella da cui transitano le navi dirette al porto industriale-commerciale: per questo motivo è stata costruita una conca di navigazione. La barriera è costituita da 19 paratoie.

Infine la Bocca di porto di Chioggia che riguarda soprattutto il passaggio di pescherecci e barche da diporto. Per questo si è prevista la realizzazione di un porto rifugio con doppia conca di navigazione, in modo da garantire l'entrata e l'uscita dei natanti anche durante la chiusura della barriera. A Chioggia sono previste 18 paratoie.

Il calcestruzzo del MOSE

i.idro Marine Concrete® di Calcestruzzi SpA è il calcestruzzo per la realizzazione dei muri perimetrali e centrali dei cassoni destinati ad essere posati direttamente in mare per l'allogiamento delle paratie.

Si tratta di un nuovo calcestruzzo in grado di resistere a diverse azioni corrosive quali quelle esercitate da cloruri e solfati, dall’azione meccanica esercitata dalle onde e dal conseguente azione del bagnasciuga e in grado di garantire una vita di esercizio delle opere di circa 100 anni. I cassoni rinforzati con barre di acciaio che verranno realizzati con Idro Marine Concrete® sono complessivamente 18, ciascuno dell’imponente misura di 60 x 35 metri.

Il calcestruzzo  i.idro Marine Concrete® prodotto negli impianti di betonaggio di Calcestruzzi a Palestrina viene immesso a ciclo continuo nelle autobetoniere che dopo un breve tragitto lo scaricano direttamente nei cassoni. Una volta stagionati, i cassoni vengono posati direttamente in mare per la realizzazione dell’opera. 


MOSE: a che punto è

Doveva essere finito nel 2016 ma ad oggi, da alcune stime, il MOSE oggi è costruito al 94% e la conclusione dei lavori sembra prevista nel 2021-2022.  

Sono state posate tutte le 78 paratoie che formano le quattro barriere alle bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia e sono stati costruiti gli edifici tecnici e la sala comando alla bocca di porto di Malamocco, a fianco della torre piloti di Rocchetta che è la torre di controllo dell’intero porto.

Mancano invece gli impianti accessori, come alcune batterie di compressori, gli arredi, gli ascensori, diverse condutture, numerosi attuattori oleodinamici.

Le barriere vengono azionate in via sperimentale ma mancano i collaudi finali (vedi intervista all'ing. Carlea a fine articolo), manca la cabina di regìa e la procedura di autorizzazione per l’apertura e la chiusura delle dighe mobili.

Le diverse prove di sollevamento hanno esiti positivi ma l’esperimento alla bocca di Malamocco in programma per lunedì 4 novembre era stato sospeso per anomalie ad alcune condutture, che entravano in vibrazione.

Il cronoprogramma attuale (fonte SOLE 24 Ore) è il seguente:

  • 30 giugno 2020 - termine della realizzazione degli impianti definitivi e inizio del funzionamento.
  • 31 dicembre 2021 - consegna delle opere e inizio gestione

I test sulle Paratie del MOSE

Si stanno eseguendo delle movimentazioni delle barriere del sistema Mose in modalità provvisoria per testare il funzionamento globale delle opere elettromeccaniche, misurare le prestazioni del sistema e garantire la manutenzione del sistema attraverso attività periodiche di sollevamento. Il funzionamento in “modalità provvisoria” è consentito oggi mediante il ricorso a una dotazione minima di impianti (principalmente meccanici, elettrici e di controllo) con potenzialità ridotte e privi delle ridondanze e delle sicurezze previste dal sistema nella sua configurazione definitiva, e mancano gli impianti ausiliari (come l’impianto Hvac, l’impianto antincendio e così via) che saranno completati nei prossimi mesi.

200 milioni per completare il MOSE

Per terminare il MOSE occorrono ancora 200 milioni, oggi fermi al Provveditorato di Venezia e che possono essere sbloccati solo a Saldo avanzamento lavori come da capitolato del progetto.

Secondo il piano dei commissari, già nell’autunno 2020 le paratie, seppur in fase di sperimentazione, si attiveraranno per proteggere la Laguna. 

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I problemi del MOSE

Su Ingenio ne avevamo parlato in aprile: uno studio di nove pagine firmato dal professor Gian Mario Paolucci, già docente di Metallurgia all’Università di Padova ed esperto del Provveditorato alle Opere pubbliche (ex Magistrato alle Acque) mette a nudo una situazione grave, che potrebbe far slittare il completamento dell’opera previsto per il giugno 2018: l’acciaio con cui sono state costruiti i perni delle cerniere non è quello del progetto e dei test. C’è dunque la possibilità di «corrosione dei materiali delle cerniere, cuore dell’intero sistema da 5 miliardi e mezzo di euro, con la possibilità di un cedimento strutturale della paratoia».

Ma di MOSE ne avevamo parlato anche un anno prima, quando si era scoperto che il gruppo di imprese collegate alla realizzazione dell'opera era arrivata alla corruzione della stessa magistratura, e per farlo si affidavano ad un avvocato cassazionista, Corrado Crialese, ex presidente di Fintecna (la finanziaria pubblica per il settore industriale).

Un'Opera che poteva essere un biglietto da visita dell'ingegneria italiana, e invece è l'ennesima brutta testimonianza di quello che è in grado di fare il nostro sistema.

Nel Progetto manca il piano di Manutenzione ?

Per il Presidente del Consiglio Superiore dei LLPP. l'ing. Donato Carlea, che è anche presidente della commissione di collaudo della bocca di Lido Treporti, occorreva prevedere già nel progetto il piano di manutenzione i cui costi sono alti, ma irrilevanti rispetto al valore di Venezia.

In anteprima pubblichiamo l'estratto in cui il presidente Carlea racconta alcuni dettagli sul collaudo delle bocche del Mose.


INGENIO citata dal Corriere della Sera in un articolo di Gian Antonio Stella

Gian Antonio Stella ha citato il lavoro di indagine giornalistica fatto da INGENIO nell'articolo "Venezia e il Mose: tra perizie, varianti e tangenti l’opera è costata il triplo dell’autostrada del Sole" apparso sul Corriere della Sera.