Decreto Sisma: analisi delle modifiche, novità per i professionisti e insoddisfazione della RTP. Ultimissime

Il 21 novembre 2019 la VIII Commissione ambiente della Camera ha concluso l'esame in sede referente del disegno di legge di conversione del decreto-legge 123/2019 - cd. Decreto Sisma. La Rete delle Professioni Tecniche esprime profonda insoddisfazione

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Il Decreto Sisma (decreto-legge 24 ottobre 2019, n. 123 recante “Disposizioni urgenti per l'accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici”) è passato da 10 a 49 articoli dopo le modifiche apportate dalla VIII Commissione ambiente della Camera a seguito delle proposte emendative approvate nel corso dell'esame in sede referente, ma tutto ciò non ha soddisfatto per nulla la RPT (Rete delle Professioni Tecniche), che con un comunicato molto duro dove si evidenzia che nel nuovo testo - che probabilmente sarà la definitiva conversione in legge - "non si rileva nessun meccanismo migliorativo in grado di imprimere una qualsiasi accelerazione".

Decreto Sisma 2019: tutte le novità dopo gli emendamenti approvati

Il decreto-legge introduce ulteriori interventi urgenti per l’accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici. Tra le principali disposizioni previste, il testo - all'art.1 - dispone la proroga fino al 31 dicembre 2020 dello stato d’emergenza dichiarato in conseguenza del sisma che ha colpito i territori delle regioni Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo.

Vediamo di riepilogare le principali disposizioni di interesse per i professionisti tecnici contenute nel nuovo testo del decreto:

  • affidamento degli incarichi di progettazione e dei servizi di architettura e ingegneria ed altri servizi tecnici ed elaborazione degli atti di pianificazione e programmazione urbanistica (contenuta nel comma 2-bis dell'art. 2 del D.L. 189/2016, relativamente agli eventi sismici iniziati in Italia centrale il 24 agosto 2016): per importi sotto la soglia di rilevanza europea ma superiori a 40.000 euro l'aggiudicazione avverrà utilizzando il criterio del prezzo più basso;
  • semplificazione della disciplina della ricostruzione privata e pubblica: possibilità che la domanda di contributo può essere presentata anche solo da uno dei proprietari o soggetti titolati nel caso in cui sul medesimo bene immobile insistano più aventi diritto; definizione di nuove modalità per il calcolo delle superfici utili, ai fini della determinazione dei contributi per la ricostruzione privata; priorità agli interventi concernenti la ricostruzione di edifici scolastici e, se ubicati nei centri storici, obbligo che gli stessi siano ripristinati o ricostruiti nel medesimo sito;
  • interventi di immediata esecuzione: il Commissario può differire al 31 marzo 2020 il termine ultimo per la presentazione della documentazione necessaria per l'ottenimento dei contributi per i lavori eseguiti (nuovo terzo periodo del comma 4 dell'art. 8 del D.L. 189/2016);
  • semplificazione della procedura per la concessione del contributo per gli interventi di riparazione, ripristino e ricostruzione degli immobili privati: nei comuni indicati negli allegati 1, 2 e 2-bis del D.L. 189/2016, la certificazione rilasciata dal professionista può limitarsi ad attestare la mera conformità dell'intervento proposto all'edificio preesistente il sisma, in luogo della conformità edilizia e urbanistica;
  • trattamento e trasporto del materiale derivante dal crollo parziale o totale degli edifici: previsione di nuovi piani regionali per la gestione delle macerie, velocizzazione delle procedure per la medesima gestione, nuovi metodi per verificare la presenza di amianto e altre sostanze pericolose nelle macerie;
  • estensione della misura a favore dei giovani imprenditori del Mezzogiorno denominata "Resto al Sud" anche ai territori dei comuni delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria colpiti dal sisma del 24 agosto 2016, del 26 e 30 ottobre 2016 e del 18 gennaio 2017;
  • estensione, anche ai comuni elencati nell'allegato 2, oltre che ai comuni indicati nell'allegato 1, del D.L. 189/2016, del contributo di 5 milioni per il 2019 previsto per i comuni con più di 30 mila abitanti colpiti dagli eventi sismici che hanno interessato l'Italia centrale a partire dal 24 agosto 2016, per interventi urgenti di manutenzione straordinaria o di messa in sicurezza su strade ed infrastrutture comunali;
  • estensione della destinazione del Fondo per la ricostruzione anche alle anticipazioni dovute ai professionisti incaricati delle prestazioni tecniche relative agli interventi di edilizia privata di ricostruzione dei territori, prevedendo che per tali anticipazioni non possa essere richiesta alcuna garanzia;
  • modifica della disciplina degli interventi strutturali in zone sismiche (modifiche all'art. 94-bis del dpr 380/2001): si prevede, quale parametro per il calcolo del valore dell'accelerazione orizzontale al suolo di un terremoto, il riferimento al valore "accelerazione AG" in luogo di quello, attualmente previsto dalla norma, alla "peak ground acceleration – PGA, ad escludere le località a bassa sismicità (zone 3 e 4) dall'ambito definitorio degli "interventi rilevanti" di cui al citato art. 94-bis, nonché che possono costituire riparazioni e interventi locali sulle costruzioni esistenti - e quindi classificabili come interventi di "minore rilevanza" nei confronti della pubblica incolumità ai sensi della richiamata disposizione - anche gli interventi su edifici di interesse strategico e sulle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile situati in località a bassa e media sismicità;
  • stanziamento di 1,5 milioni di euro in favore dei comuni colpiti dal sisma del 6 aprile 2009 diversi dall'Aquila, nonché un contributo di 500.000 euro destinato all'Ufficio speciale per la ricostruzione dei comuni del cratere relativo allo stesso evento sismico.

La delusione della RPT

Durante la discussione del testo originario, approvato dal Consiglio dei Ministri e consegnato all’esame delle Camere, sono state segnalate rilevanti criticità - ricorda la Rete delle Professioni Tecniche nel comunicato stampa -. Esso, infatti, non era sufficiente a sortire effetti per velocizzare i tempi della ricostruzione ma, dall’esame di quello ora modificato in Commissione Ambiente e LL. PP., non si rileva nessun meccanismo migliorativo in grado di imprimere una qualsiasi accelerazione, anzi! Si è sbandierata come “la svolta” il fatto che l’accelerazione si dovesse produrre attraverso l’autocertificazione dei progetti redatti dai professionisti, consegnando, di fatto, a questi ultimi ulteriori responsabilità in una situazione resa immobile e confusa dal quadro legislativo generale che si è concepito in questi anni. Tale immobilismo non è responsabilità dei professionisti che per contro si sono sempre resi disponibili fin dal primo decreto terremoto".

E ancora:

  • "Non sarà certo l’autocertificazione, per come proposta nel decreto, lo strumento in grado di accelerare la ricostruzione, perché non è applicabile a tutte le tipologie di danno, perché non si può sottoscrivere nel caso di piccoli abusi e perché si può applicare esclusivamente agli interventi senza accolli per i cittadini. Sarà invece uno strumento inutilizzabile non perché, come taluni hanno provato ad insinuare, i professionisti non vogliono assumersi responsabilità, ma semplicemente perché non è applicabile a meno di una radicale trasformazione delle regole burocratiche di approvazione dei progetti";
  • "Abbiamo illustrato e consegnato un documento preciso, dettagliato e motivato, sulla scorta delle reali esperienze dei professionisti avute in questi anni, che conteneva oltre 20 emendamenti, che costituivano una proposta seria e coordinata, che avrebbe consentito, pur nel marasma burocratico della ricostruzione, una soluzione praticabile e necessaria. Tutti i gruppi parlamentari in audizione e dopo hanno elogiato le proposte presentate, hanno chiesto i testi, hanno promesso che le avrebbero sostenute, ma di fatto NESSUNO di essi compare nel testo emendato. Anzi, uno degli emendamenti, presentato identico da sei gruppi parlamentari, sul Supporto Tecnico Nazionale, è stato reso inammissibile perché i professionisti sarebbero stati di intralcio all’attività della Protezione Civile, pur riguardando attività di indubbia utilità sociale, peraltro svolte da anni in aiuto della Protezione Civile. Si pensa davvero che la ricostruzione possa avere impulso senza ascoltare coloro che sono deputati a presentare e amministrare le pratiche?";
  • "Il pacchetto di proposte che abbiamo suggerito al legislatore è organico, elimina disparità di trattamenti tra i vari cittadini terremotati, affida maggiori poteri al Commissario ed è volto a far risparmiare ingentissime cifre alle casse dello Stato. La Ragioneria ogni mese fa fronte al contributo di autonoma sistemazione e alle provvidenze necessarie alle attività produttive. Solo per fare un esempio. Il egislatore non ha voluto ascoltarci. È un fatto gravissimo, che avrà conseguenze enormi demolendo definitivamente le possibilità di accelerare la ricostruzione".

Infine, la RPT "chiede quindi al Governo e a tutti i Parlamentari di tornare sui propri passi ed accogliere le sue proposte, nella convinzione di aver dato un contributo essenziale, in adempimento al proprio ruolo di sussidiarietà alla P.A. In caso contrario, occorrerà prendere atto che non interessano il parere dei professionisti ma soprattutto le esigenze delle popolazioni colpite dal sisma, in lunga attesa di riavere le proprie abitazioni".