E-mobility e smart city: quale ruolo per l’ingegnere nella società di oggi?

Mobilità sostenibile, rigenerazione urbana, smart city per la cultura e il turismo, infrastrutture e sicurezza informatica. Sono alcuni dei temi affrontati durante la seconda edizione degli Stati Generali dell’Ingegneria a Milano.

La due giorni, organizzata dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano in collaborazione con il Politecnico di Milano e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci, ha evidenziato anche il ruolo dell’ingegneria nella società contemporanea.

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Il compito dell’ingegneria oggi

A inaugurare i lavori, dopo i saluti istituzionali della Regione Lombardia e del Comune di Milano, è stato Fiorenzo Galli, direttore Generale del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, che ha introdotto la platea al tema della seconda edizione con la lecture dal titolo “La contemporaneità di Leonardo da Vinci”. 

La mattina è proseguita con gli interventi istituzionali di Bruno Finzi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano e Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano.

«Quello che manca oggi all’Italia è un fattore fondamentale, la politica - ha detto Bruno Finzi, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano, rivolgendosi alla platea - come professionisti siamo stufi di vuota demagogia e di mancanza di analisi e di panificazione nel lungo periodo. Siamo stufi di piani e progetti annunciati (come quello sulla messa in sicurezza del Paese) lanciati, promossi e distrutti a ogni cambio di Governo».

«Si tranquillizzino tutti - ha continuato Finzi - gli ingegneri milanesi non scendono in campo, non intendono formare l’ennesimo partito,

quello che vogliamo però è contare sempre più anche e soprattutto rispetto alle decisioni strategiche che questo Paese deve prendere.

L’Italia deve adottare quanto a Milano e in Lombardia si è già fatto.

Il tavolo di “C’è Milano da fare” che vede protagonisti gli Ordini, il mondo produttivo, le cooperative e i costruttori non è un luogo di consociativismo d’antan, non è una stanza di compensazione tra “poteri”.

È invece il fattivo e costruttivo rapporto tra la politica (chiamata a decidere) e chi vive la realtà professionale, che opera quotidianamente e che con il fare cambia il volto della città. Ognuno mantiene il proprio ruolo preciso e distinto, ma l’uno è alimento dell’altro».

«Al Politecnico riteniamo che il compito dell’ingegneria sia come l’uomo vitruviano di Leonardo - ha detto il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta - fare sviluppo rimettendo la persona al centro. Dobbiamo prenderci la responsabilità di decidere il porto su cui si va a navigare facendo quello che è il nostro mestiere, guidando l’innovazione tecnologica e scientifica per migliorare la vita dell’individuo». 

A Milano questo esperimento, secondo il Rettore del Politecnico, è già in essere attraverso le sperimentazioni del 5G su salute e mobilità, le iniziative sulle periferie che declinano la componente urbanistica con la coesione sociale, la sostenibilità e il piano full electric di Atm. 

«Le Olimpiadi del 2026 sono un evento sportivo e un momento di grande risveglio civico e civile in cui dimostriamo di essere in grado di fare qualcosa di più di quello che ci viene chiesto - ha aggiunto - e la grande comunità degli ingegneri è pronta a fare la sua parte».

Stati Generali dell’Ingegneria: progettare le città del domani

La progressiva urbanizzazione renderà sempre più indispensabile un’efficace pianificazione delle città del futuro che dovranno saper rispondere alle esigenze di chi le abita ma anche far fronte alla sfida messa in atto dai cambiamenti climatici. 

Zero emissioni, trasporti efficienti e integrati, servizi accessibili, edifici a energia quasi nulla: è questo lo scenario che vede il ruolo dell’ingegnere acquistare sempre più responsabilità, ogni preciso intervento infatti, rappresenta un tassello per la composizione della città “smart”.

«L’ingegnere ha un ruolo a 360 gradi, l’unico che non gli spetta è quello decisionale e politico purtroppo» ha commentato il presidente Finzi. 

Un esempio? La guida autonoma

«Prendiamo il caso di un auto senza guidatore, comandata da un software fatto da ingegneri - ha aggiunto - tecnologie che ovviamente devono tenere conto dell’eventualità che l’auto debba improvvisamente deviare da una traiettoria e sceglierne un’altra per evitare la perdita di più o meno vite umane. Si tratta di questioni anche etiche, verso cui ancora l’ingegneria può dire qualcosa». 

La mobilità del futuro tra Internet of cars ed E-roads

Car sharing, guida autonoma e passaggio all’elettrico. Sono queste le principali tendenze per il futuro della mobilità individuate da Renato Mazzoncini, docente del dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano, durante il suo intervento.

«Oggi il settore della mobilità è responsabile del 25 per cento delle emissioni di CO2 del pianeta - ha detto Renato Mazzoncini - bisogna assolutamente vincere la sfida della sostenibilità».

E la sfida parte proprio dalla mobilità individuale

«Due grandi fenomeni si stanno delineando - ha aggiunto - la sharing mobility e l’Internet of cars. La sensorizzazione a bordo delle vetture porterà alla guida autonoma che consentirà un’ottimizzazione delle flotte. Già oggi uno studio del MIT di Boston, dimostra che si possono ridurre del 50 per cento il numero dei veicoli in un’area metropolitana come Manhattan solo utilizzando auto a guida autonoma consentendo una fluidificazione del traffico».

Il trasporto merci è un altro dei grandi temi da affrontare 

«In Europa il 93 per cento delle merci si muove su strada, gli obiettivi di COP 21 e COP 23 sono di shiftare entro il 2030 il 30 per cento delle merci su ferrovie ed entro il 2050, il 50 per cento - ha spiegato Mazzoncini - il fine non è andare necessariamente sui binari, ma anche in elettrico. In Svezia e Germania, e speriamo a breve anche in Italia, sono partite sperimentazioni di electric roads».

Shift elettrico: il problema batterie

«Abbiamo 80 milioni di veicoli leggeri prodotti al mondo, 15 milioni in Europa e un milione e mezzo in Italia - ha detto Mazzoncini nella video intervista - e la produzione mondiale di batterie oggi non è in grado di superare i due massimo tre milioni di veicoli». 

«Le batterie attuali hanno l’anodo al cobalto - ha spiegato - un materiale molto raro controllato dai cinesi, a cui non si vuol dare la “golden share” dello sviluppo dell’elettrico. Questo però sta portando a un forte rallentamento negli investimenti in batterie da parte dei car makers e, in maniera provocatoria, in questo momento c’è una scientifica volontà di non vendere le auto elettriche».