Green New Deal e Costruzioni: quali ricadute, quali opportunità

Lo scorso 14 gennaio è stato approvato il Green Deal europeo, il piano per gli investimenti sostenibili che dovrebbe fare dell’Europa un continente “verde” entro il 2050, riducendo a zero le emissioni nette di CO2. Ma cos'è il Green Deal e quale impatto avrà sull'edilizia?

Il provvedimento lanciato dalla Commissione europea, punta a mobilitare investimenti per 1000 miliardi di euro e interesserà diversi comparti della nostra economia, dall’energia fino al settore delle costruzioni. Intanto, anche l'Italia, prepara un 2020 "verde" di riforme e investimenti. Ecco l'approfondimento di Ingenio.

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European Green Deal: gli obiettivi

L’Europa vuole dimezzare il suo impatto inquinante in dieci anni e ridurre a zero le emissioni nette di CO2 in trenta e affinché il piano non resti un semplice impegno politico, ma diventi un obbligo giuridico che stimoli gli investimenti, la Commissione guidata da Ursula von der Leyen proporrà una legge europea sul clima.

 La transizione verde punterà a:

  • Decarbonizzare il settore energetico, in quanto la produzione e l’uso dell’energia rappresentano oltre il 75 per cento delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE;
  • Ristrutturare gli edifici, infatti il 40 per cento dei consumi energetici riguarda proprio le case; 
  • Sostenere l’industria in un processo di economia verde perché al momento nel comparto si utilizzano solo il 12 per cento di materiali riciclati; 
  • Rendere il sistema dei trasporti più pulito: oggi dalla mobilità arrivano il 25 per cento delle emissioni. 

Il Green New Deal italiano

E l’Italia cosa sta facendo?

La Legge di Bilancio 2020, prevede, tra gli altri impegni, l'istituzione di un fondo verde, che servirà a finanziare gli investimenti sostenibili. Inoltre ai Comuni saranno destinate risorse da spendere, a esempio, per l’efficientamento energetico degli edifici e dell’illuminazione pubblica, una mobilità non inquinante, l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole ed edifici pubblici.

Il Governo Italiano intende anche avviare un piano di semplificazioni per raggiungere gli obiettivi del Green Deal. A tal fine la ministra della funzione pubblica, Fabiana Dadone, ha incontrato i ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico per definire la strategia che porterà, nei prossimi mesi, a norme più semplici.

«Energia, Sportello unico per le attività produttive, bonifiche, rifiuti e altri temi di grande rilievo: green new deal e sostenibilità hanno nelle semplificazioni normative e procedurali una precondizione essenziale» ha scritto la ministra in un post su Facebook.

Buia (Ance): Bene il Green New Deal, ma necessarie misure per la rigenerazione urbana

Secondo l'Associazione Nazionale dei Costruttori Edili (Ance) l'avvio di un vero Green New Deal passa dal rilancio delle costruzioni, un settore in difficoltà che, come ricordato dal presidente Gabriele Buia, arriva da undici anni di crisi.

Interpellato da Ingenio, il presidente ha ribadito l'importanza del piano «verde» perché «rappresenta una grande opportunità, una sfida da vincere insieme a tutta la filiera delle costruzioni che rappresenta il 20 per cento del PIL, a patto che il legislatore fornisca i supporti senza i quali non è possibile essere operativi».

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Presidente Buia, secondo lei quali misure bisognerebbe adottare per raggiungere l’obiettivo di edifici a emissioni zero entro il 2050 come previsto dal Green Deal europeo lanciato dalla Commissione UE?

«Nell'ultima legge di Bilancio il Governo ha dato un indirizzo ben preciso, ma abbiamo bisogno di misure attinenti al mondo delle costruzioni, a esempio, quelle sulla rigenerazione urbana, senza le quali non sarà mai possibile centrare l’obiettivo del Green Deal. Servono norme che ci permettano di intervenire sul tessuto edificato esistente perché solo così si possono ottemperare le condizioni richieste sia dall’Onu che dall’Europa. Su questo stiamo preparando un pacchetto di proposte per il legislatore che prevede una fase normativa e un grande supporto fiscale. Inoltre deve esserci più sensibilizzazione, una cultura dell’innovazione e del cambiamento».

E le risorse economiche che il Governo italiano intende usare per raggiungere gli obiettivi green sono sufficienti?

«Le risorse previste per i primi anni sono scarse, ma il vero problema è che prima che questi soldi vengano utilizzati passerà del tempo: questo è il male italiano, la lungaggine burocratica nell’utilizzo degli stanziamenti, una lungaggine che impedisce che questi diventino investimenti, cioè aperture di cantieri e avvio di lavori. Occorre rivedere la macchina burocratica e amministrativa che impedisce l’utilizzo della spesa».

In occasione dell'Assemblea dell'Ance, ha ricordato che oggi i rifiuti derivanti da costruzione e demolizione rappresentano un terzo di quelli prodotti in Europa e quindi occorrerebbe un Patto per l'economia circolare nell'edilizia. Può spiegarci come dovrebbe essere articolato?

«Bisognerebbe premiare chi riutilizza invece di portare tutto in discarica e poi bisognerebbe semplificare i processi e renderli chiari e trasparenti. Purtroppo abbiamo ancora una normativa che non si sposa concretamente con le necessità del settore e per centrare l’obiettivo bisogna semplificare e creare un circuito virtuoso che porti al riciclo completo».

Per il 2020 sono stati prorogati diversi bonus casa: dal beneficio per le ristrutturazioni a quello per gli interventi di risparmio energetico, in più, la nuova detrazione per il recupero delle facciate. Si sta andando nella direzione giusta?

«Gli incentivi sono un motore importante per la ripresa e contribuiscono al rilancio del settore, tuttavia voglio evidenziare che misure come Ecobonus e Sisma Bonus sono partite nel 2017 e solo adesso cominciano a decollare. Le norme erano talmente farraginose che hanno creato dubbi, incertezze e interpretazioni sbagliate che hanno ritardato l'attivazione della filiera. Ora che cominciamo a operare, siamo vicini alla scadenza delle agevolazioni prevista per il 2021. Abbiamo chiesto la proroga di queste misure senza la quali rischiamo di vanificare un grande sforzo che invece deve continuare, perché su questo ci giochiamo il futuro e gli obiettivi di sostenibilità».

L'Ance sta intensificando in questi mesi l'impegno per promuovere una cultura del costruire sostenibile presso le imprese del settore. Che riscontro state avendo?

«Buono, l’impegno che portiamo avanti è volto ad aumentare la cultura della sostenibilità e del costruire con materiali che possano rientrare nell’economia circolare. Stiamo investendo tantissimo grazie alle nostre scuole di formazione e con l’intervento diretto sui colleghi in fase associativa. L’Ance è impegnata fortemente su questi obiettivi, spero di riuscire a centrarli nell’arco del mio mandato per far sì che questa cultura possa veramente crescere». 

Green Deal: quali sfide per il mondo dell'architettura e dell'ingegneria?

Il Green Deal europeo così come il Green New Deal italiano, rappresentano una sfida anche per il mondo della progettazione. Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente spiega quali potrebbero essere le opportunità da cogliere e le azioni da intraprendere per rendere sempre più sostenibili le città, gli edifici e la mobilità. 

«Parigi, Barcellona, le grandi città europee stanno puntando a una mobilità sempre più incentrata sul trasporto pubblico elettrico - ha detto Zanchini nella video intervista - in Italia, tra il 2018 e il 2019, abbiamo costruito un chilometro di linee metro, è troppo poco. Il rilancio infrastrutturale del nostro Paese deve partire anche dalle città, tra l'altro nei prossimi mesi cominceremo a sperimentare le Comunità Energetiche e dovremo ripensare anche al patrimonio edilizio».

Sempre sul tema, Legambiente ha pubblicato un dossier con una lista di 170 opere pubbliche che potrebbero essere finanziate con le risorse derivanti dal Green New Deal. A queste si aggiungono 11 emergenze climatiche: gli interventi riguarderebbero il miglioramento della sicurezza sismica e idrogeologica, la bonifica dei territori, innovazione nei trasporti e nelle infrastrutture, che consentirebbero agli italiani di vivere meglio.

pendolaria-quadrato.jpgQuali sono le opere incompiute del Paese che servirebbero ai pendolari? A Palermo, Legambiente ha presentato Pendolaria, il rapporto annuale sul trasporto ferroviario italiano: cresce la mobilità su ferro, ma all'appello mancano ancora tante tratte. 

Ma come si è arrivati al grande «Patto Verde» europeo?

Per capire la rilevanza del piano che punta a una progressiva transizione energetica, è importante ripercorrere le tappe e gli sforzi che negli anni passati hanno provato a segnare la strada da intraprendere. 

«Oggi abbiamo la conferma scientifica che il cambiamento climatico è il risultato dei nostri comportamenti - ha affermato Norbert Lantschner, presidente della Fondazione ClimaAbita e ambasciatore della Carta della Terra - la politica cominciò a mobilitarsi durante il Summit di Rio de Janeiro nel 1992, in quell’anno si scaricarono in atmosfera qualcosa come 22 miliardi di tonnellate di CO2 e i 196 Stati decisero che entro il 2012 si sarebbe dovuti scendere a 21 miliardi». 

Un impegno che però, come spiegato dall’esperto nell’intervista, non si è concretizzato.  

Green Deal e risorse economiche: il grande interrogativo

Ovviamente il piano messo a punto dall’Europa non vedrà la luce dall’oggi al domani e tra gli interrogativi di fondo, c’è quello che riguarda la disponibilità di risorse economiche.

«Il pacchetto è bello e grande perché si parla di mille miliardi di euro da investire nei prossimi dieci anni - ha commentato Lantschner  - i Paesi membri dovrebbero aggiungere ulteriori soldi per finanziare questo piano clima ed energia. Seguiranno l’impegno?».

Nell’intervista l’esperto ha poi ricordato che la Commissione è in possesso di un paper scientifico. 

«Il documento dimostra in modo dettagliato che l’Europa è in grado di abbandonare completamente il fossile già entro il 2040, spiega come, dove, con quali risorse, ma ovviamente in mezzo ci sono i portafogli delle grandi multinazionali energetiche».

Secondo Bruxelles, i mille miliardi necessari per il Green deal dovranno provenire da fondi sia pubblici che privati: dal bilancio dell'Ue, da InvestEu (il programma comunitario per sostenere gli investimenti e l'accesso ai finanziamenti dal 2021 al 2027), dai cofinanziamenti nazionali e dal meccanismo per la transizione equa.

Proprio quest’ultimo, il Just Transition Found, il Fondo per una transizione equa, è la novità del piano Ue.

Servirà ad aiutare i Paesi più in ritardo sul fronte ambientale, ma avrà solo 7,5 miliardi di fondi nuovi. La Commissione Ue stima che daranno vita a 30-50 miliardi di investimenti pubblici, a cui si aggiungono fino a 45 miliardi dal vecchio programma di investimenti (InvestEU) e 25 in prestiti alle autorità locali.

All'Italia dovrebbero arrivare «centinaia di milioni» come precisato dal commissario agli affari economici Paolo Gentiloni.

Lotta al cambiamento climatico: quale contributo dall'edilizia?

«L’edilizia può fare tantissimo, perché è il comparto dell’economia, soprattutto in Europa, che emette circa il 40 per cento di gas climalteranti - ha spiegato Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana - per cui intervenendo sulle nostre case risolviamo una bella fetta del problema e oltretutto in maniera permanente».

Dagli involucri, ai serramenti fino alle energie rinnovabili: oggi la proposta tecnologica non manca e «risulta vincente su tutti i fronti», ha ribadito Luca Mercalli, che nell'intervista ha elencato le soluzioni più efficaci.

Anche il direttore generale di CasaClima, Ulrich Santa, ha ribadito l’importanza di «decarbonizzare un settore strategico come l’edilizia» sottolineando anche che è possibile farlo «in modo efficace ed economico».

Un futuro a zero emissioni anche con gli edifici nZEB

Valeria Erba, presidente dell’Associazione nazionale per l’Isolamento termico e acustico (Anit), ha ricordato che dal primo gennaio 2021, tutti gli edifici nuovi o soggetti a una ristrutturazione di primo livello dovranno essere «Near Zero Energy Building» e quindi ad alte prestazioni energetiche, il cui bilancio tra energia consumata e prodotta, è vicina allo zero.

Un mercato che in Italia, secondo i dati dell’Osservatorio nZEB dell’Enea, sta crescendo in fretta: la stima al 30 giugno 2018 era di 1.400 edifici nZEB, contro i 600 censiti nel 2107. 

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Edifici green con l'architettura bioecologica

Anche l’architettura bioecologica può giocare un ruolo chiave. 

«Il settore sta crescendo - ha commentato Paolo Rava, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica (ANAB)- costruire in modo bioecologico vuol dire utilizzare materiali sostenibili come il legno, il mattone, l’ intonaco di calce e terra oppure le fibre come la canapa per coibentare».

Il Green Deal europeo rispecchia quello che «l’Associazione sostiene da anni, il futuro può essere solo questo e l’auspicio è che non sia solo un patto di facciata».

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