Perché il progetto MITO è così importante? Politecnico di Bari

29/08/2013 4142

Intervista a Carmelo Torre
Politecnico di Bari

Il Progetto MITO è così importante per svariati motivi. Il primo perché apre la strada alla collaborazione tra una serie di università e di istituti di ricerca, le impegna in attività di sviluppo e innovazione nello scambio di dati, incentivandole a costruire forme migliori di interscambio, comunicazione, nell’ottica dell’integrazione di saperi e di discipline. MITO non è un semplice progetto di costruzione di una infrastruttura di dati territoriali di tipo multimediale, è anche un progetto che favorisce la revisione degli usi attuali di piattaforme di dati ambientali, la rivisitazione del concetto di omogeneità, interscambio, di uso di formati, nella ottica della collaborazione tra settori (dall’archeologia, all’analisi ambientale, alla pianificazione, alla valutazione del patrimonio costruito, delle sue prestazioni ecc) che spesso fino ad ora hanno tracciato su vie parallele stessi percorsi di ricerca nei temi della descrizione, analisi, raccolta di dati, senza incontrarsi mai e magari utilizzando piattaforme simili o uguali, con un dispendio di energie e risorse umane, che potrà essere reso più efficiente se il progetto otterrà un buon esito.

Quali potenzialità ha il progetto?
MITO potrà concludersi con la realizzazione di una infrastruttura di dati al minimo comune ai soggetti che partecipano al progetto. MITO infatti prevede la realizzazione di tre nodi, nelle tre regioni sedi delle università coinvolte, al minimo, e non è escludibile che ISPRA possa rappresentare di default un quarto nodo. Se il tempo, (in verità un po’ risicato, se consideriamo che l’orizzonte temporale è al più l’estate del 2015) la fortuna, e la volontà lo consentiranno, la piattaforma potrà essere la base di un sistema più ampio, che potrà coinvolgere soggetti che dall’esterno verranno coinvolti nelle sperimentazioni sul campo, e a soggetti che via via si interesseranno al progetto anche dopo la conclusione. Pertanto anche la fase di promozione e diffusione delle informazioni relative agli esiti della nostra attività costituiscono un elemento importante . Il fatto che le Università siano stimolate a confrontarsi con altri enti di ricerca (come ad esempio ISPRA) o soggetti economici che operano in R&D nel campo della comunicazione avanzata (come Google), darà l’occasione di testare sul campo le proposte e ipotesi che verranno.

Quali sono le sue finalità?
Le finalità sono identificabili a diversi livelli. La prima è quella per l’appunto già descritta, relativa al rafforzamento infrastrutturale tecnologico tra soggetti partecipante. Da questo punto di vista il progetto richiama una piattaforma CNR, GeoSDI, che nella proposta progettuale viene vista come base operativa (ma anche concettuale) di partenza, per possibili innovazioni più immediate. Elevandoci di livello potremmo dire che sulla scorta di un buon esito del progetto, si potrebbe cogliere un avanzamento importante nell’attuazione della Direttiva europea INSPIRE e di Horizon 2020, quindi di politiche che a scala sovranazionale tentano di costruire linguaggi, regole ed elementi comuni nella costruzione di una infrastruttura di dati che dovrebbe supportare l’ Spazio Comune Europeo.
Tra i due livelli si può collocare l’obiettivo della modernizzazione del nostro paese, che è sempre e comunque necessaria, e che non può basare il suo futuro sulla costruzione di pochi episodi o pochi esempi eccellenze, ma di una consapevolezza più diffusa dell’utilità dell’innovazione nel campo della costruzione di conoscenze diffuse, con l’uso di piattaforme più efficienti delle attuali, aperte e non chiuse, come spesso accade nella concezione tradizionale dei GIS, e oggi purtroppo affidata in Italia a pochi soggetti sensibili e capaci di anticipazione. Per poter esemplificare, nel campo della gestione del territorio, ancora oggi molti prodotti, anche avanzati intellettualmente, si appoggiano a sistemi informativi e a pacchetti, considerandoli “chiusi”, e ben pochi ricercatori, comprendono fino in fondo che la potenzialità che si sviluppa semplicemente associando ad una informazione un riferimento geografico universale rappresenta il 90% del vantaggio dell’informazione spaziale, nell’ambito della quale la reperibilità di mappe dventa un problmea un po’ più marginale quando si inizia a Parlare di Cloud, GeoSdi.