Il modello “BIM” in fase di esecuzione, criticità ed uso per le imprese

Ancora oggi il dibattito “BIM” risente fortemente delle passate origini progettuali (design optioneering e generazione di forme/architetture complesse) e delle mai sopite aspirazioni gestionali (asset model, IoT e gestione nel ciclo di vita).

Nel mezzo si teorizza molto dell’uso dei modelli in esecuzione/costruzione e della digitalizzazione dei cantieri, ipotizzando tecnologie complesse e ad oggi troppo costose per lavorazioni “povere” nell’unità di produzione e poco seriali e standardizzabili, ma quasi nulla si fa per rendere semplice, conveniente e diffusa almeno l’iniziale gestione del dato e del flusso informativo digitale per le imprese.

Analizzando lo stato di fatto, tecnologico e processuale, si comprende bene come non sia solo un problema delle imprese (poco innovative) il passaggio ad una produzione più digitalizzata.

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Dati di input e analisi del processo

Non volendo integrare fra loro il processo di produzione e progettazione1, come invece avviene – senza generare scandalo - per ogni altro settore industriale, la costruzione di un bene si origina in genere a conclusione della fase di progettazione e, in particolare, al termine di quella cosiddetta “esecutiva”. 


1Il tanto osteggiato “appalto integrato”, oggi in parte rivalutato grazie al cosiddetto “modello Genova”, per la progettazione e costruzione del ponte sul Polcevera.

2Nessun designer considera svilito li suo ruolo dal contatto diretto con la produzione. Nessun produttore considera non produttivo il contatto diretto con i designers.

Fase propedeutica alla produzione in cui la produzione stessa, però, non ha mai avuto ruolo od interazione. E già qui si smentisce la fantomatica “metodologia BIM” dove, ancora nella PAS 1192-23, è chiaramente definito come impresa e progettisti debbano operare assieme nell’affiancare una committenza, “esperta”, sin dall’inizio del processo di sviluppo di un bene immobile.


3BS PAS 1192-2:2013 da troppi citata (e liberamente interpretata) e da troppi pochi letta, che si ricorda essere stata ritirata - assieme alla BS 1192:2007 - in favore delle BS EN ISO 19650-1-2:2019

Detto ciò, partendo dal Progetto Esecutivo, il quadro generale con cui l’impresa si trova ad iniziare il suo processo di costruzione, anche in “BIM”, è oggi, generalmente, il seguente (fig. 1) – in grigio le criticità informative:

 

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Figura 1 - Flussi di informazioni iniziali a disposizione dell'impresa

 

A partire da questo set di informazioni eterogenee il flusso informativo delle consegne dell’impresa (delivery) dovrebbe di conseguenza essere il seguente (fig. 2) - oltre, ovviamente, all’opera fisica che ne resta la principale protagonista (come dovrebbe anche esserlo - prima - il “progetto” per il progettista: progetto sopra il modello ed il BIM):

 

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Figura 2 - Flusso digitale delle consegne informative -delivery - dell'impresa

 

Come si vede, definiti i materiali, le migliorie tecniche e l’operatività di cantiere si dovrebbe formalizzare la redazione di un Modello Costruttivo (che contempla informazioni, ovviamente non presenti nel progetto esecutivo, che necessitano dell’approvazione di DL e Committenza).

Il Codice dei Contratti (Dlgs 50/16) non si occupa di definire la “progettazione/modellazione” in fase di esecuzione, come, in vero, nulla specifica per l’As-Built tradizionale. As-Built che, nel processo digitale, si suddivide - naturalmente - per SAL (ai fini del controllo digitale della contabilità), in una prassi “BIM” sempre più richiesta in contratto ma che rimane invece non normata nei fatti (nemmeno nelle attuali bozze di Regolamento).

In ultimo, finiti i collaudi ed aggiornato il piano di manutenzione, al vecchio As-Built “Costruttivo” (modello tecnologico) dovrebbe oggi affiancarsi un differente Modello di Gestione (modello di utilizzo), con informazioni legate più all’uso quotidiano del bene (percorsi, arredi, utenze, ecc.), che alla sua manutenzione tecnica (stratigrafie, strutture portanti, ecc., garantite, appunto, nell’As-Built “costruttivo”).

Questo flusso informativo, come si vede, comporta non solo la normale gestione dei dati di input (dal Progetto Esecutivo) ma anche una notevole produzione dati in itinere, da standardizzare in un processo costruttivo digitale attualmente non normato (Modelli Costruttivo, As-built a SAL, Mod. di Gestione, ecc.).

In fig. 3 è simulato il flusso informativo nel caso di Committenza Pubblica, considerando una necessaria evoluzione dei modelli che spesso (se non nella totalità dei casi) richiede anche un aggiornamento degli aspetti geometrico/progettuali:

 

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Figura 3 - Flusso informativo dell’impresa in fase esecutiva, Committenza Pubblica

 

In fig. 4 è simulato il flusso informativo nel caso di Committenza Privata (cosciente dello stesso):

 

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Figura 4 - Flusso informativo dell’impresa in fase esecutiva, Committenza Privata

 

Come si vede, in entrambi i casi, l’impresa ha comunque necessità di rimodellare i dati d’ingresso dal Progetto Esecutivo con evidenti criticità in termini di tempi, costi e rischio di perdita informazioni.

Sia perché in formato aperto ma “statico”4 , non geometricamente modificabile, come nel caso pubblico, sia perché in formati nativi (proprietari, modificabili) ma imposti dalla committenza, come nel caso privato. Formati proprietari definiti in funzione delle necessità di progettazione – architetti, strutturisti, impiantisti, ecc. - e non sempre congruenti con i sistemi usati in impresa, secondo le sue esigenze di “produzione” e non solo di “progettazione” (esigenze di produzione poco tenute in considerazione dalle case software AEC a prescindere, diversamente da quanto avviene, invece, nell’industria manifatturiera).


4Il formato aperto (IFC in questo caso) è una garanzia per tutti, committenza e appaltatori, ma la sua gestione in caso di implementazione o modifica, necessaria nelle varie fasi del processo, è sottovalutata dalle case software che ne consentono al più una integrazione “alfanumerica” ma non un modifica “geometrica”, diretta. Con evidenti problemi di aggiornamento in fase di sviluppo (progettazione e costruzione) ma soprattutto in fase di gestione (ciclo di vita).

Si consideri inoltre come i software (BIM o quasi) pensati per le imprese sono in genere dei tools di integrazione informativa (di tempi e costi), con visualizzazione di geometrie, e non dei veri e propri BIM authoring di produzione, in grado di gestire le risorse come i suddetti tempi e costi, oltre che geometrie.

Ancora una volta si evidenzia come le criticità di impiego del BIM o della digitalizzazione in generale, non dipendono dal soggetto in sé - in questo caso l’impresa - ma dall’inerzia del sistema in generale, che perseguita a voler incastrare nuove tecnologie in vecchi schemi processuali, falsamente consolidati.

E’ quindi forse, e finalmente, giunto il momento di ri-considerare:

  • il coinvolgimento dell’impresa fin dall’inizio del processo (nuovo sistema di appalto integrato);
  • la necessità di nuovi software di BIM authoring in grado di gestire la produzione oltre che la progettazione, od una miglior integrazione dei tools esistenti di gestione risorse, tempi, costi e sicurezza (programmazione ad oggetti con medesimo dominio e ontologia – AEC, ecc.);
  • un nuovo quadro normativo (Codice dei contratti e Regolamento) che si occupi della gestione informativa in fase di esecuzione anche come fase di continuazione/integrazione della Modellazione progettuale (Modello Costruttivo, Modelli As-Built per SAL, Modello As-Built per Collaudo, Modello As-Built Costruttivo/Collaudato – come l’opera – Modello di Gestione – per l’uso, ecc.).

Il motivo dell’attuale inerzia, quindi, non sono né il BIM né le imprese ma l’uso distorto delle “nuove” tecnologie per salvaguardare “vecchie” procedure, che oltretutto mal funzionavano già con la carta (motivo per cui le si vorrebbe modificare), figuriamoci adesso con il digitale, che ragiona con tutt’altre logiche.