Calcestruzzo: che cosa è la certificazione CSC (Concrete Sustainability Council)

Anche in Italia si comincia a parlare della certificazione CSC (Concrete Sustainability Council), uno standard molto severo che in alcuni Paesi europei ha già avuto un'ampia diffusione. Per conoscerlo meglio abbiamo intervistato Marco Borroni, Presidente ERMCO (Associazione Europea dei Produttori di Calcestruzzo Preconfezionato) e che è il rappresentante del RSO (che in Italia è Federbeton) proprio verso il CSC. 

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La certificazione CSC abbraccia i tre pilastri della sostenibilità: ambientale, sociale ed economico

Caro Marco, la filiera europea del cemento e calcestruzzo ha voluto fortemente l’introduzione di una nuova certificazione, CSC (Concrete Sustainability Council). Perchè? Non erano sufficienti già i numerosi schemi internazionali dedicati a qualità, sostenibilità, produzione ?

Marco Borroni (MB): Ciao Andrea, il processo che ci ha portato all’introduzione di una nuova certificazione è riconducibile a due ordini di ragioni. 

Per prima cosa, la certificazione CSC abbraccia i tre pilastri della sostenibilità: ambientale, sociale ed economico. Sebbene racchiuda molte delle prerogative presenti in altre certificazioni più specifiche esprime, ad un livello più alto, la visione complessiva dell’azienda produttrice, ne valuta l’organizzazione, le procedure e i sistemi di controllo interno. Inoltre, si estende non al solo prodotto finale calcestruzzo, ma risale la filiera dei componenti utilizzati e dei servizi di cui usufruisce, primo tra tutti il trasporto in autobetoniera. Per tener conto dell’ampiezza degli aspetti considerati, la certificazione fornisce livelli di rispondenza differenti (da bronzo a platino).

In secondo luogo e in particolare nella realtà italiana, tutte le certificazioni esistenti non hanno ottenuto i risultati sperati nel fare la differenza e premiare i comportamenti virtuosi, mancando l’opportunità di diventare un vero strumento di garanzia per l’utente finale.

 

Chi presiede la certificazione CSC

Chi ha predisposto questo schema di certificazione e chi ne è responsabile?

(MB): La certificazione è stata voluta proprio da CSC (Concrete Sustainability Council, www.concretesustainabilitycouncil.com) che è un’associazione creata dai maggiori produttori mondiali di cemento e di calcestruzzo per promuovere i valori di sostenibilità dell’industria e del prodotto. 

Lo schema di sostenibilità CSC nasce pertanto proprio da questa esigenza, espressa da aziende che conoscono nei dettagli il settore, le difficoltà e i comportamenti virtuosi per superarle ed evolvere positivamente.

Questo schema ha una valenza mondiale nei suoi principi e nei criteri da soddisfare, proprio perché i principi della sostenibilità sono universalmente riconosciuti. 

A livello nazionale, sono invece possibili adattamenti per soddisfare le diverse normative o tipicità locali, sempre però senza modificare i principi di base. 

In ogni nazione esiste quindi la figura del RSO (Regional System Operator) che gestisce tali adattamenti in collaborazione con il CSC. In Italia questo ruolo è assolto da Federbeton che opera secondo due linee principali:

  • Adeguamento alle caratteristiche italiane del mondo del  calcestruzzo: in particolare sono state aggiunte allo Schema molte richieste di evidenze oggettive dei comportamenti, per evitare il ripetersi di certificazioni “sulla carta” che in passato hanno tolto credibilità ad altre certificazioni.
  • Sorveglianza sui processi di certificazione, con accesso ai documenti presentati e partecipazione alle visite ispettive in impianto, pur con la necessaria garanzia di riservatezza su quanto rilevato. In tal modo viene garantita uniformità di comportamento tra gli Enti certificatori e affidabilità dello schema.

Federbeton compie dunque uno sforzo importante a sostegno dell’efficienza dello schema, offrendo anche ai portatori di interesse di partecipare all’adattamento e garantendo la trasparenza nella sue gestione.

 

Certificazione CSC e sostenibilità

Sul piano della sostenibilità, per la parte relativa al calcestruzzo, che cosa richiede di importante?

(MB): Come enunciato, lo schema fa riferimento alla sostenibilità nei suoi tre aspetti fondamentali:

  • Ambientale: si osserva il pieno rispetto delle normative locali e si attuano tutte le azioni anche non strettamente obbligatorie mirate alla riduzione degli impatti ambientali, sia come consumo di risorse che come emissioni potenzialmente dannose.
  • Economico: include la verifica del rispetto della concorrenza leale e dei principi di correttezza e di qualità del prodotto fornito 
  • Sociale: un esempi su tutti, il rispetto dei diritti dei lavoratori e la regolarità retributiva e contributiva nei loro confronti.

Si tratta di una certificazione piuttosto articolata, che riguarda l’azienda nel suo complesso e valuta in profondità l’intero operato aziendale.

 

E’ una certificazione che riguarda solo gli aspetti di natura ambientale della produzione del calcestruzzo?

(MB): Ovviamente no, la certificazione va molto oltre per garantire il corretto comportamento dell’azienda, non solo nei confronti del cliente, ma anche della comunità e di chiunque abbia relazioni con l’azienda stessa.

Sappiamo che dai comportamenti virtuosi derivano il rispetto dell’ambiente, un controllo della produzione efficiente, affidabile e trasparente (con maggior efficacia del certificato FPC), l’affidabilità etica dell’azienda. 

Stiamo inoltre lavorando affinché questa certificazione venga riconosciuta all’interno di altri sistemi di certificazione, come ad esempio Envision (per la sostenibilità delle infrastrutture) o LEED e BREEAM (per la sostenibilità degli edifici).  


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Quanto è complessa la Certificazione CSC

A distanza di un paio d’anni dalla sua introduzione il numero di impianti certificati è ancora limitato. Perché? È un problema di complessità dello schema o di volontà del settore?

(MB): L’Italia sta seguendo altre nazioni che si sono attivate prima, come l’Olanda, la Germania o la Turchia; come per ogni nuovo impegno c’è quindi un normale periodo di rodaggio. 

Comunque non è così semplice ottenere la certificazione! Occorre la revisione e la formalizzazione di molti processi interni, è fondamentale la cultura del controllo e un rigoroso sistema di tracciamento di tutte le attività svolte. È necessario che il settore faccia un salto di mentalità, abbandonando il limbo del non detto, del pressappoco o del chiudere un occhio adottando un vero approccio industriale.

Questo sforzo, in particolare nella situazione italiana, dovrà trovare una forma di riconoscimento reale e oggettivo da parte del mercato e delle amministrazioni.

Proprio come la certificazione CSC è una certificazione della filiera a monte del prodotto calcestruzzo, è necessario che questo valore venga riconosciuto anche a valle, per garantire il proseguimento della catena virtuosa della sostenibilità. 

 


Il riconoscimento del CS nell'ambito dei protocolli ambientali

Un aggiornamento da Lorenzo Orsenigo, ICMQ

Dopo aver pubblicato l'intervista a Marco Borroni, abbiamo ricevuto un aggiornamento interessante e importante sulla questione dei riconoscimenti che CSC ha o avrà nell'ambito dei protocolli ambientali, a firma di Lorenzo Orsenigo di ICMQ.

"Con riferimento all’intervista di Borroni e al tema del riconoscimento dello schema CSC nei principali rating systems utilizzati nel mondo, preciso che al momento attuale lo schema CSC (Concrete Sustainability Council) è già riconosciuto dal Protocollo Envision per la certificazione di sostenibilità delle infrastrutture e dagli schemi Breeam e Dgnb, rispettivamente inglese e tedesco, per la certificazione di sostenibilità degli edifici.

È invece ancora in fase di valutazione da parte dello schema Leed.

Per quanto riguarda alcuni dettagli relativi agli schemi di rating sopra citati, riporto nel seguito alcune informazioni più tecniche.

Protocollo ENVISION

Nella versione 2 del protocollo lo schema CSC non era incluso. È stato su proposta di ICMQ a ISI (Institute for Sustainable Infrastructure) che lo schema CSC è entrato nella versione 3 del protocollo. Il Protocollo Envision (versione 3), nel credito RA 1.1 Support Sustainable Procurement Practices, richiede che il committente/team di progetto sviluppi delle politiche/programmi di approvvigionamento sostenibile per la fornitura di materiali del progetto da fornitori che adottino e implementino pratiche di approvvigionamento sostenibile. 

Per il perseguimento del credito sono necessari due requisiti: 

• Requisito A: che richiede in che il team di progetto/committente implementi un piano/politiche di approvvigionamento sostenibile con regole e selezione dei fornitori ben precise e orientate alla sostenibilità e alla social responsibility; 

• Requisito B: che definisce la percentuale di materiali che soddisfano i requisiti stabiliti nel Requisito A, rispetto alla totalità degli stessi (in peso, volume o costo). Tale percentuale permette di raggiungere il Livello di Achievement corrispondente (da Improved a Conserving). 

Lo schema CSC è citato nel Requisito A tra i possibili requisiti di qualifica che il team di progetto/committente può adottare all’interno delle sue politiche di sostenibilità per l’approvvigionamento dei materiali.  È elencato all’interno dei programmi di sostenibilità verificati da una terza parte (cit. “Third-party verified sustainability program (e.g. […] Concrete Sustainability Council CSC, etc.)).  Quindi non fornisce un punteggio di per sé, ma partecipa alla definizione dei possibili requisiti di approvvigionamento sostenibile. 

Essendo il credito RA 1.1 dipendente dalla fase di costruzione, in fase di certificazione sarà necessario che il team di progetto/committente fornisca anche delle evidenze di certificazioni delle forniture.  Quindi, nel caso dello schema CSC, se verrà utilizzato come criterio di selezione, dovrà esser fornita della documentazione che dimostri che quel particolare calcestruzzo utilizzato nel progetto sia prodotto da un impianto certificato CSC, e fornire il certificato stesso dell’impianto. 

Schema BREEAM

Il sistema BREEAM assegna crediti per prodotti da costruzione approvvigionati in modo responsabile (Mat 03 “Responsible sourcing of materials”) allo scopo di stimolarne la richiesta e l’approvvigionamento in fase di costruzione. Per ottenere un punteggio in questi crediti, i prodotti specificati (elencati nel relativo manuale tecnico) devono essere coperti da un sistema di gestione ambientale (EMS) o da uno schema di certificazione di approvvigionamento responsabile (RSCS) riconosciuto da BREEAM. I prodotti con certificato CSC Bronze, Silver e Gold sono riconosciuti con un punteggio di base pari a 5 punti, al medesimo livello delle certificazioni FSC Mix e FSC Recycled per i prodotti in legno.  

Schema DGNB 

Lo schema DGNB riconosce il calcestruzzo certificato CSC Silver e Gold nel criterio " ENV1.3 Sustainable resource extraction”, livello di qualità 1.2 “Certified sustainable resource extraction of a part of the value chain”.