Gli Scenari Digitali per la Professione Tecnica Diffusa

La digitalizzazione, per i professionisti, segnatamente, in primo luogo per gli architetti, implica che i processi in cui essi operino acquisiscano una diversa natura, poiché il dato, in quanto numerico e computazionale, a differenza del documento, pretende, in qualche modo, di assumere un ruolo rilevante nei processi decisionali.

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In altre parole, il dato è sì esito della scelta del professionista, nelle sue diverse funzioni, ma tende anche a guidarlo.

Per questa ragione, il rischio che oggi corre colei o colui che si cimenti digitalmente entro i processi tradizionali, analogici, concerne una sorta di contraddizione in termini che potrebbe, paradossalmente, addirittura, ridurne l’efficienza e l’efficacia.

Si tratta, quindi, di avere contezza che sia, da un lato, difficile addomesticare la digitalizzazione oltre un certo limite (ad esempio, usando gli strumenti della modellazione informativa come se fossero dispositivi avanzati di progettazione assistita), mentre, per un altro verso, occorre cercare di introdursi in modalità almeno parzialmente digitalizzate (ad esempio, nella dematerializzazione dei procedimenti amministrativi relativi ai titoli abilitativi dell’edilizia privata), influendo in ciò il lavoro a distanza indotto dalla pandemìa.

È prioritario, perciò, per i professionisti comprendere i limiti, non tanto degli strumenti, quanto dei processi in termini di loro reciproca coerenza.

Digitalizzazione serve a incrementare il valore della conoscenza nelle prestazioni professionali

In realtà, le motivazioni storiche che hanno indotto allo sviluppo graduale della modellazione informativa erano ispirate a sottrarre la professionista o il professionista da impegni routinari in cui la ripetizione delle azioni consuete distogliesse la stessa o lo stesso non solo dalla creatività in senso stretto, ma dalla possibili di apportare, comunque, valore aggiunto a ciascun delle attività cui fosse stato preposto

La natura originaria e intrinseca della digitalizzazione è, dunque, di liberazione, di affrancamento, da attività, per così dire, oggettive, per valorizzarne l’aspetto soggettivo, vale a dire il sapere e l’esperienza che la professionista o il professionista possa accumulare.

La digitalizzazione serve, perciò, a incrementare il valore della conoscenza nelle prestazioni professionali, non solo di carattere ideativo.

L’intento liberatorio della digitalizzazione presenta, tuttavia, una conseguenza peculiare: ridurre i «segni sporchi sulla carta», vale a dire, a iniziare dallo schizzo, rinunciare, almeno parzialmente, a impostare il proprio lavoro, non solo, peraltro, legato alla concezione, su dati non univoci e non soggetti a plurime interpretazioni, vale a dire, non ambigui.

Poiché, in termini di ideazione, una sorta di iniziale ambiguità è fondativa per un processo progettuale che è spesso iterativo, anziché sequenziale, cone forse più per le discipline ingegneristiche, ciò pone indubbiamente la necessità di individuare forme maggiormente elastiche di operare digitalmente, coi dati (tendenzialmente strutturati) e colle informazioni.

Più in generale, i processi digitalizzati sono processi rigidi, nel senso che, il dato, strutturato, eventualmente persino immodificabile, riduce il grado di flessibilità dei processi relazionali e decisionali.

Occorre, dunque, una diversa attitudine, per così dire, probabilistica che permetta al professionista di conservare, sotto altra forma, alcuni caratteri di flessibilità nel proprio operare.

La natura medesima, l’intima essenza, degli strumenti digitali, a iniziare da quelli di produzione dei modelli informativi, è relazionale, nel senso che tende a mettere a sistema l’operato e i risultati delle attività svolte dai singoli attori professionali e imprenditoriali.

Il che evidenzia come, nelle modalità più opportune a livello territoriale, l’adozione di metodi e di strumenti digitali non possa che indurre alla costituzione di processi di integrazione e, in alcuni casi, di aggregazione tra professionisti o tra professionisti e imprenditori.

Ciò è molto significativo poiché introduce una veste, per così dire, industriale nel settore e sollecita l’annosa questione dimensionale, cioè quella relativa alle micro e alle piccole dimensioni del tessuto professionale e imprenditoriale del settore.

L’instaurarsi operativo di maggiori interazioni tra l’operato dei soggetti coinvolti implica, però, anche la possibilità di maggiori confronti tra identità, responsabilità, obiettivi differenti.

Ciò spiega perché occorra riconfigurare le condizioni strutturali di contorno del comparto e del mercato per abilitare la digitalizzazione.

Digitalizzazione dei rapporti contrattuali tra Domanda e Offerta

Per i professionisti, e per gli imprenditori, la digitalizzazione dei rapporti contrattuali tra Domanda e Offerta, sia che si tratti di committenti strumentali, pubblici o privati, sia di sviluppatori immobiliari, contempla, quasi involontariamente, che il soggetto richiedente formuli, in vari tempi e in vari modi, attraverso i requisiti informativi e il capitolato informativo, le proprie richieste in maniera piuttosto formalizzata e strutturata, potenziando le già esistenti prassi del briefing, del documento preliminare alla progettazione, del documento di indirizzo alla progettazione.

Ciò fa sì che il rapporto, personale e contrattuale, del professionista riguardo al proprio committente assuma caratteristiche differenti, poiché, appunto, quest’ultimo è chiamato a svolgere un ruolo maggiormente proattivo e il primo è tenuto a legittimare, a verificare e a validare, molto più analiticamente, ciò che ha eseguito, nelle sue diverse funzioni professionali.

Questa condizione è amplificata dal fatto che, a prescindere dall’oggetto della prestazione professionale, l’orizzonte in cui si muove il committente diviene sempre più frequentemente quello inerente al ciclo di vita del cespite, coinvolgendo le ragioni di tutti gli altri attori.

La centralità del dato nei processi digitalizzati è intrinsecamente connessa alla produttività dei soggetti che li generano o che li elaborano.

Il che vuol dire che il professionista, così come l’imprenditore, sia, in qualche modo, sempre più responsabilizzato, nel senso che ogni azione che compia, per così dire, parametricamente, rientra in logiche dotate di una razionalità improntata all’efficienza e all’efficacia: industriale, a prescindere che dia origine a soluzioni costruttive industrializzate.

All’interno di questo contesto, ogni azione, progettuale o professionale in senso lato, è destinata a essere formalizzata, registrata e reimpiegata, spesso in termini combinatoriali, attraverso procedimenti cosiddetti generativi.

Il riuso della conoscenza e dell’esperienza, tipico del modo tradizionale di operare di molti professionisti, individualmente, in un ambito di collaborazione e di integrazione, estende la sua portata.

Ciò, al contempo, però, richiede di chiarire meglio chi detenga i diritti intellettuali sulle soluzioni attuate e chi abbia la proprietà dei dati relativi.

Natura degli strumenti digitali

La natura degli strumenti digitali favorisce la diffusione di piattaforme digitali, di varia forma, che offrono servizi di supporto ai professionisti che operano digitalmente.

Di fatto, sia pure entro i limiti fissati dalla legislazione sulla tutela e sulla riservatezza dei dati, ciò rafforza la tendenza a rendere collettiva l’accumulazione dei saperi e delle esperienze professionali, la cui riutilizzabilità potrebbe, tuttavia, essere replicata da parte dei gestori degli ecosistemi digitali come soggetti terzi e inediti, «consigliando» gli utenti professionisti.

Oltre a questo, tale riproducibilità di soluzioni «originali», attraverso algoritmi, fa sorgere l’interrogativo sulla mercificazione delle prestazioni intellettuali professionali che potrebbero essere ricondotte a servizi standardizzati soggetti a listini piuttosto che non a onorari.

Accanto all’accrescimento delle relazioni inter professionali e tra professionisti e imprenditori, occorre, conseguentemente, considerare i rapporti coi gestori delle piattaforme digitali.

In altre parole, l’avvento delle piattaforme digitali evidenzia quanto la digitalizzazione consenta di misurare, entro certi limiti, la generazione di valore apportata dai singoli operatori e, di conseguenza, ne decreta il loro riposizionarsi lungo le catene di fornitura.

Le prospettive relative alla digitalizzazione della professione tecnica vertono su due fondamentali direttrici.

La prima di esse concerne la possibilità di valorizzare le organizzazioni, di diverse nature e dimensioni, maggiormente strutturate, in grado di garantire le prestazioni nonché i risultati attesi.

Ciò implica una rivisitazione del sistema delle responsabilità e delle remunerazioni.

La seconda riguarda la possibilità che le attività professionali, essendo incentrate sul ciclo di vita dei cespiti, ma anche sul benessere e sulla produttività dei loro utenti, corresponsabilizzino maggiormente i professionisti oltre il completamento dei lavori, a partire dalla valutazione post occupativa.

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