Multidisciplinarietà, più competenze digitali e abilità tecnologiche: obiettivi e sfide del Politecnico di Milano

Il Politecnico di Milano si posiziona al primo posto delle università italiane nel 'QS World University Rankings' e al 137° posto della classifica internazionale. Il prestigioso ateneo ricopre un ruolo importante per la formazione delle nuove leve del nostro Paese e risulta sempre più attrattivo agli occhi di docenti, studenti e finanziatori.

In vista della presentazione del Piano Strategico 2020/2022, in programma il prossimo 28 settembre, Ingenio ha intervistato il rettore Ferruccio Resta affrontando diversi temi: dai risvolti che la pandemia ha avuto sull'offerta formativa a come sta cambiando la figura dell'ingegnere, dalle professioni "del futuro" all'importanza delle competenze digitali e tecnologiche, sino ai progetti in corso e ai traguardi futuri.


Le priorità del POLITECNICO di MILANO

La pandemia ci ha consegnato le immagini degli studenti impauriti che fuggivano da Milano per ritornare dai genitori. Poi il lockdown e il dibattito su se e come riaprire le scuole in Italia. Le lezioni e gli esami a distanza da remoto sono stati una prima soluzione che sembrava destinata a diventare la "normalità" in ambito universitario. Nessuno avrebbe pronosticato che a settembre, non solo sarebbero riprese le lezioni in presenza al Politecnico di Milano ma che, addirittura in questo nuovo anno accademico appena iniziato ci fossero corsi di ingegneria e di design con le iscrizioni che registrano una crescita del 2%.

Chi non ha creduto mai alla "normalità" dell'Università completamente digitale è stato Ferruccio Resta, alla guida dell'ateneo milanese dal 2017: «l'Università è una comunità di persone e il digitale non è un fine, ma uno strumento». 

Uno strumento che oggi va ad arricchire la qualità dell'insegnamento del Politecnico: 400 aule sono state attrezzate per supportare la didattica a distanza grazie alle telecamere a inseguimento e ai microfoni ambientali.

Un'opportunità in più per i 46 mila studenti iscritti, nata dalle conseguenze dovute alla pandemia che, come sottolineato dal Rettore nella prima parte dell'intervista «ha accelerato la trasformazione digitale in tutti gli ambiti» e ha insegnato quanto sia importante puntare «sull'alta formazione e la multidisciplinarietà, dando sempre più importanza alle competenze digitali e tecnologiche».

Senza dimenticare l'innovazione (a inizio 2021 dovrebbero aprire i cantieri per realizzare il grande distretto dell'Open Innovation) e l'attenzione ai bisogni degli studenti, a partire dalla carenza di alloggi a prezzi calmierati.

«Abbiamo 6mila richieste e 2000 posti letto - ha concluso il rettore nella seconda parte dell'intervista - Milano ha un tema economico di posizionamento verso gli studenti universitari: la politica deve decidere se vuole essere una città universitaria oppure no». 

 

Il grande distretto dell'Open Innovation del Polimi

Un vero e proprio polo scientifico e tecnologico che sorgerà nell'area del Parco dei Gasometri a nord-ovest di Milano, vicino al Campus della Bovisa.

È il progetto che il Politecnico di Milano sta portando avanti per realizzare anche la nuova sede di PoliHub, l'incubatore che oggi conta più di 120 startup e oltre 700 dipendenti.

«Parliamo di un investimento di 75 milioni di euro - ha spiegato Resta nel corso dell'intervista - e i cantieri dovrebbero partire all’inizio dell’anno prossimo».

 

Il Politecnico di Milano

Il Politecnico di Milano, spesso richiamato semplicemente come PoliMi, è stato fondato a Milano nel 1863 su impulso della Società di incoraggiamento di arti e mestieri, le amministrazioni locali (Comune e Provincia di Milano), la camera di commercio, la Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, associazioni culturali e imprenditori.

La sua prima sede fu presso il palazzo del Senato, un tempo collegio elvetico della città; alla sua guida fu nominato il matematico Francesco Brioschi e inizialmente offriva solo un corso di ingegneria. Nel 1865 fu attivato per la prima volta un corso di architettura, mentre nel 1866 la sede fu trasferita a "palazzo della Canonica" in piazza Cavour. Successivamente, nel 1913, venne stipulata una convenzione tra lo Stato, il Comune e la Camera di commercio di Milano, con il concorso della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, per decentrare e accorpare in un unico luogo gli istituti di istruzione superiore sparsi per la città.

La scelta dell'ubicazione cadde sull'area periferica delle "Cascine doppie", divenuta in seguito Città Studi. Nel 1927 fu posata la prima pietra del nuovo complesso: il polo di piazza Leonardo Da Vinci in Città Studi divenne sede dell'ateneo, all'epoca chiamato "Regio Politecnico di Milano". Pochi anni dopo, nel 1933, il Politecnico si suddivide in due distinte facoltà: ingegneria e architettura. Nel 1989 furono inaugurate le nuove sedi nel quartiere milanese di Bovisa e nelle città di Como e Lecco; prese avvio la strategia "Politecnico a rete" che vide l'Ateneo aprire sedi a Cremona (1991), Mantova (1994) e Piacenza (1997). Nel 2000 nacque la Facoltà del design, in seguito scuola del design, già esistente dal 1993 come articolazione del corso di laurea in architettura.

Il suo logo riprende un particolare della Scuola di Atene, affresco vaticano di Raffaello, che ritrae Euclide, con i tratti del Bramante, circondato da alcuni allievi, mentre illustra loro un teorema con l'ausilio di un compasso.

I numeri del Politecnico di Milano

Sono stati 46.324 gli studenti iscritti al Politecnico di Milano nell'anno accademico 2019/2020.

Di questi gli alunni stranieri erano 6.728: 5.003 alla Laurea Magistrale e 279 per il PhD. Questa propensione internazionale del Politecnico la si comprende anche dal numero di corsi erogati in lingua inglese, che nell'a.a. 2019/2020 erano 41 per quanto riguarda i Corsi di Laurea Magistrale, 2 Corsi di Laurea e 19 Corsi di Dottorato.

Laurearsi al Politecnico di Milano porta a un ottimo ingresso nel mondo del lavoro. Analizzando i dati relativi ai laureati magistrali nel 2018, risulta che a un anno dal conseguimento del titolo, il 95% degli ex studenti ha trovato occupazione (89% degli architetti, 91% dei designer e 97% degli ingegneri), il 90% ha un lavoro coerente con il titolo di studio e sceglierebbe di nuovo il Politecnico.

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