Smart Building: ecco le tecnologie che rendono più intelligenti i nostri edifici

Smart Home, IoT, edifici connessi: un tema ricorrente prima che scoppiasse l'emergenza sanitaria sia dal punto di vista del comfort sia della sostenibilità. La pandemia ha frenato il desiderio di vivere in case sempre più intelligenti o invece lo ha amplificato? 

Quello che sappiamo per certo è che la qualità della vita all’interno delle nostre case è diventata una priorità

Una qualità che non si traduce solo nella ricerca di immobili più grandi e possibilmente dotati di terrazzi e giardini, ma anche in una maggior attenzione verso quelle tecnologie che migliorano il nostro stile di vita, i consumi e l’impatto sull’ambiente delle case in cui viviamo.

Grazie alle tecnologie digitali e alla loro integrazione in applicazioni IoT, è possibile controllare, ad esempio, illuminazione, temperatura, consumi, ingressi e uscite in ogni ambiente dell’edificio, tutto questo non solo in termini di comfort ma anche di efficientamento energetico, e proporre servizi innovativi in risposta a nuove esigenze.

Quali sono quindi le tecnologie alla base di un edificio connesso, sostenibile e intelligente?

Lo abbiamo chiesto a Filippo Girardi, vice presidente di ANIE con delega all’Edificio, la Federazione che rappresenta le imprese elettrotecniche ed elettroniche del Paese e che ha da poco presentato il libro bianco sul Building Digitale.

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Le tecnologie connesse alla base dell’edificio intelligente 

Vicepresidente Girardi, quali sono i passaggi e le tecnologie che rendono un immobile digitalizzato e connesso? 

«Innanzitutto per parlare di Smart building o Smart City in generale, dobbiamo partire da un presupposto: occorre che sia presente un’interconnesione fisica, l’immobile deve essere collegato alla rete in fibra ottica e alle antenne del 5G, così da poter utilizzare le tecnologie digitali in ogni luogo e in ogni parte del Paese. Una volta resa disponibile l’infrastruttura di base, si potrà procedere con una serie di interventi che mirano a digitalizzare il costruito. Per prima cosa, dato che il nostro Smart Building avrà bisogno di molta energia, ma in modo sostenibile, occorrerà installare dei pannelli fotovoltaici collegati ai sistemi di accumulo presenti nel garage dell’edificio. Spazi in cui, presumibilmente in un futuro prossimo parcheggeremo le nostre auto elettriche che, oltre a ricaricarsi potranno cedere energia residua al sistema e addirittura, in caso di black out, fungere da batteria di emergenza».

Fatte queste premesse, quali altre soluzioni dovranno essere integrate affinché si parli di Smart Building?  

«All’interno dell’edificio avremo dei sensori che ci aiuteranno a gestire al meglio tutti i sistemi, tra cui ad esempio i sistemi di climatizzazione: ad esempio saranno in grado di capire quando è bene abbassare le tapparelle per conservare il calore negli ambienti oppure quando spegnere il riscaldamento o il raffrescamento nelle stanze in cui non rilevano la presenza di persone».

È ipotizzabile anche una gestione coordinata di questi servizi?

«Certamente, con un’unica azione si potranno spegnere tutte le luci, chiudere le tapparelle e inserire l’allarme. Anche gli elettrodomestici saranno intelligenti e li si potrà controllare grazie agli assistenti vocali, che oggi sono semplici assertori di comando, ma un domani, utilizzando i dati raccolti durante il giorno, potranno imparare a gestire gli elettrodomestici in modo da evitare che ci siano picchi di consumi. Comandi, che gli stessi abitanti della casa potranno attivare, ad esempio avviando da remoto la lavatrice smart che inizierà il ciclo nel momento di massima produzione dell’impianto fotovoltaico sul tetto. Nel frattempo, sempre a distanza, si potrà riconoscere dalla app del proprio smartphone il corriere di Amazon che deve consegnare un pacco. All’utente basterà aprire la porta disattivando momentaneamente l’allarme della della zona d’ingresso e controllare che tutto vada a buon fine. Nel rientro verso casa, dopo il lavoro, Google potrà geo-localizzare la macchina e settare in modo automatico la temperatura dell’abitazione tramite il termostato connesso, una volta arrivato, il residente collegherà la macchina alla centralina per la ricarica, il cui ciclo sarà ottimizzato in base al meteo e al livello di produzione dell’impianto fotovoltaico. Infine, la centralina invierà una serie di dati del veicolo alla casa produttrice per la verifica delle sue condizioni ed eventualmente pianificarne la manutenzione».

L’assistenza alle persone più fragili grazie alle tecnologie

La quarantena forzata per via del Covid-19 ha accentuato le fragilità delle fasce più deboli della popolazione. Le nuove tecnologie connesse possono diventare un importante ausilio per l’assistenza a queste persone? 

«Grazie alla connettività sarà possibile monitorare lo stato di salute delle persone più fragili ed eventualmente assisterle. I sensori già oggi possono raccogliere dati nei differenti ambienti domestici per comprendere le abitudini degli occupanti e mandare alert nel caso vengano rilevati comportamenti anomali. È possibile sfruttare i sistemi di localizzazione per tracciare in tempo reale la posizione della persona o sistemi a infrarossi per seguire i movimenti del singolo soggetto in casa, senza dimenticare i dispositivi di controllo dei parametri vitali. La tecnologia sarà sempre più importante per rendere sicure le abitazioni e prendersi cura delle persone».

Oggi la possibilità di vivere in un Smart Building non è alla portata di tutti e generalmente viene visto come un "lusso". È così? 

«Credo che sia importante riflettere non solo sul costo, ma anche sul valore di un bene e in questo caso lo Smart Building ha un grande valore, sia in termini di posizionamento nel mercato immobiliare, sia perché consente di vivere bene oggi ma è anche una garanzia per i nostri figli in un domani. Inoltre non parliamo di costi esagerati: il gap di costo rispetto a soluzioni e apparecchiature tradizionali non solo è oggi piuttosto contenuto ma comunque giustificato dalle maggiori e numerose funzionalità che le caratterizzano».


L'intervista è stata realizzata da INGENIO su incarico di FEDERCOSTRUZIONI nell’ambito di un accordo con SAIE 2020.

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