Deformazioni gravitative profonde di versante e grandi frane

I comuni di Falerna e Gizzeria (Catanzaro)

Con il termine “dissesto idrogeologico” definiamo quei processi che vanno dalle erosioni contenute e lente alle forme più consistenti della degradazione superficiale e le Deformazioni Gravitative Profonde di Versante (DGPV), fino alle forme imponenti delle grandi frane comprendendo anche fenomeni come alluvioni e valanghe.
Le cause del dissesto idrogeologico sono da ricercarsi nella fragilità del territorio, nella modificazione radicale degli equilibri idrogeologici lungo i corsi d’acqua e nella mancanza d’interventi manutentori da parte dell’uomo soprattutto, nelle aree montane in abbandono dove non si esercitano più le tradizionali attività agricole e forestali. A queste cause vanno a sommarsi tutte le azioni stesse dell’uomo che ne è anche vittima: abusivismo edilizio, cementificazione selvaggia, agricoltura intensiva, disboscamento indiscriminato e molte altre attività nocive all’ambiente. Gli effetti non possono non essere devastanti sul suolo, sulle opere e sull’uomo stesso. Basti pensare che il 68,9% dei comuni italiani sono classificati come aree con il più alto rischio di dissesto idrogeologico.


Figura 1 - La vista della grande DGPV del centro abitato di Falerna Scalo

Lo studio di seguito proposto interessa due comuni della Calabria in provincia di Catanzaro e nello specifico Falerna e Gizzeria che si affacciano sul golfo di Lamezia Terme nel Mar Tirreno.
I dissesti pregressi ed in atto, hanno sottoposto questi territori a modificazioni ed a conseguenziali interventi di consolidamento che, sebbene abbiano solo in parte rallentato alcune DGPV, nulla hanno potuto nei confronti delle grandi frane che coinvolgono aree densamente popolate soggette anche queste ad un inesorabile moto evolutivo.

Condizioni di stabilità dei due comuni
Il paesaggio geolitologico dei due capoluoghi (Falerna e Gizzeria) sono costituiti da un complesso di rocce metamorfiche, classificabili nell’ambito degli scisti filladici.


Figura 2 - Strada SS. 18 dir. di accesso a Gizzeria interessata da una frana

Il loro corpo roccioso appare solcato, oltre che da una fitta serie di piani di scistosità, anche da linee di fratturazione, variamente orientate, che tuttavia non producono dislocazioni al momento significative nelle masse rocciose. Ne risulta tuttavia un elevato indice di discontinuità strutturale, che conferisce al litotipo, nei punti di maggiore incidenza, caratteristiche di resistenza residua e, conseguentemente, uno stato di equilibrio insoddisfacente, suscettibile di evolversi, in condizioni idro-morfologiche negative, verso stati di dissesto attivo. Tali situazioni si realizzano generalmente lungo i pendii acclivi, ove il corpo roccioso appare notevolmente allentato e disgiunto e con scistosità a franapoggio.


Figura 3 - Frana della strada SS. 18 dir. di accesso a Gizzeria

Dove la struttura rocciosa è considerevolmente fessurata, si attua un grado di permeabilità sostenuto, il che agevola una circolazione idrica sotterranea, che può dar luogo a manifestazioni sorgentizie temporanee o perenni.
Come già detto, lo stato di equilibrio della formazione filladica, ivi compreso l’eluvium di copertura, non risulta nel complesso soddisfacente; già in passato è stata sede di rilevanti fenomeni di disequilibrio, che hanno provocato dissesti nelle infrastrutture e strutture realizzate dall’uomo.
Negli affioramenti rocciosi, posti subito a valle degli abitati di Gizzeria e Falerna lungo le pareti del pendio, che declina quasi verticalmente sugl’alvei dei rispettivi torrenti sottostanti, si notano chiari fenomeni disgiuntivi strutturali, accompagnati da parziali fenomeni di traslazione di blocchi rocciosi.


Figura 4 – Edificio coinvolto da una frana nel gennaio 2003

Gli scisti filladici affiorano generalmente alla base dei versanti, ove si ergono a mò di balconi, a monte dell’abitato e lungo i crinali morfologici. Nei tratti di versante ad acclività moderata, essi sono generalmente ricoperti da una coltre detritica costituita da pezzame lapideo immerso in una pasta sabbiosa-limosa, annoverabile nell’ambito dei terreni incoerenti, facilmente degradabile dagli atmosferili.
Stante il quadro geolitologico e morfologico illustrato, l’abitato di Falerna e Gizzeria non hanno possibilità di espansione, dovendosi ovviamente escludere, quelle aree a rischio.

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