Superbonus 110%, "no money no play"! Niente proroga al 2023 nel testo finale del Recovery Plan

Nella bozza del Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza, presentata in Consiglio dei Ministri il 23 aprile 2021, i soldi stanziati non bastano a prorogare il Superbonus al 2023

 

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Per i giocatori di basket americani, quando non ci sono i soldi per pagare, scatta il proverbiale "no money no play". Ecco, non sarà esattamentela stessa cosa, ma pare che sia andata così anche per il Superbonus 110% che - almeno per ora - non verrà prorogato al 2023 perché mancano i fondi.

 

Niente soldi, niente Superbonus 110%

Il dato di fatto è che, nel testo definitivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (cd. PNRR o Recovery Plan) del Governo, licenziato dal presidente Draghi e in corso di presentazione, sabato 24 aprile, in Consiglio dei Ministri, la proroga al 2023 del Superbonus non c'è, nonostante le richieste formali del Parlamento.

Allo stato attuale, quindi, l'unica novità dovrebbe essere che l'incentivo si potrà applicare pienamente per tutto il 2022. La norma attualmente in vigore prevede l'applicazione fino a giugno 2022, con la possibilità di concludere i lavori a fine anno. Bloccato anche l'auspicio contenuto nelle schede tecniche inviate un mese fa in Parlamento dove si parlava di applicazione a tutto il 2023.

Il piano, che comprende 190,50 miliardi di euro previsti per l’Italia, prevede unno stanziamento di 42,5 miliardi alla digitalizzazione, 57 miliardi, pari al 30% dell’importo complessivo, per il Green, di 25,3 miliardi per le infrastrutture, 31,9 miliardi per istruzione e ricerca, 19,1 miliardi per inclusione e coesione e 15,6 miliardi per la salute.

 

L'ultima speranza

Mancano, quindi, 10 miliardi di euro per finanziare un altro anno di 110%. Bisognerà capire se la discussione in Consiglio dei Ministri porterà Mario Draghi a cambiare idea e a trovare gli ulteriori 10 miliardi di euro necessari per finanziare il superbonus 110 a tutto il 2023 per tutti.

 

Le richieste del Parlamento

La risoluzione votata in data 22 aprile alla Camera e indirizzata al Governo chiedeva di "prorogare la misura del superbonus 110 per cento in una prospettiva temporale più ampia fino alla fine del 2023, valutando di includere tutte le tipologie di edifici, ivi compresi quelli del settore alberghiero ed extra-alberghiero e turistico-ricettivo, e in qualunque stato essi siano, al fine di garantire un patrimonio immobiliare energeticamente efficiente a prescindere dalle situazioni preesistenti e in termini assoluti, mediante la semplificazione dell’accesso e degli strumenti operativi e finanziari alla misura".

 

Il nuovo Superbonus negli emendamenti al DL Sostegni

Non solo: svariati emendamenti presentati al DL Sostegni (41/2021) in corso di esame al Senato propendono per una proroga al 2023, se non al 2024, del Superbonus 110%.

In realtà si chiede anche semplificazione delle procedure per ottenere le asseverazioni e certificare la conformità degli edifici su cui si vuole intervenire, estensione della detrazione maggiorata anche ad alberghi, strutture ricettive, immobili industriali e impianti sportivi.

Alcuni emendamenti, inoltre, propongono l’estensione degli interventi che possono beneficiare della detrazione. Nello specifico, si chiede:

  • per gli edifici con un’elevata superficie finestrata, di riconoscere il Superbonus agli interventi che raggiungono un’incidenza inferiore al 25% della superficie disperdente lorda qualora realizzati contestualmente alla sostituzione di infissi con un'incidenza superiore al 25% della superficie finestrata dell'intero edificio, a condizione che si raggiunga un valore di trasmittanza minore o pari ai valori riportati nella Tabella 1 dell'Allegato E del DM 6 agosto 2020;
  • l’estensione degli interventi trainati, che potrebbero includere l’installazione di impianti di ventilazione meccanica, di impianti per il recupero dell’acqua, la bonifica dell’amianto, la sistemazione a verde, l’installazione di posteggi per biciclette (no rastrelliere);
  • di agevolazione le diagnosi energetiche e sismiche non seguite dai lavori.

Avevamo peraltro già affrontato le richieste di modifiche sulla semplificazione delle procedure e l'estensione per tutti i lavori oggetto di sanatoria in corso (non considerare le irregolarità presenti su verande, ringhiere o schermature in quanto elementi secondari della costruzione). In caso di difformità tra il progetto originario e lo stato di fatto a causa della mancata presentazione delle varianti al progetto originario e nel caso di unità immobiliari difformi dal progetto, si propone di poter sanare la non conformità con una CILA in sanatoria fino ad un massimo del 20% della superficie della singola unità immobiliare.

Ma allo stato attuale, detto che nel PNRR non c'è stato spazio per la proroga, bisognerà capire se questa verrà riproposta in un secondo momento.