Quanto materiale edile da riciclo si produce ? quanto se ne riesce a riutilizzare ?

L'impiego del materiale da riciclo nelle costruzioni è un tema non solo tecnico che riguarda tutti e che deve essere afrontato con grande attenzione.

Ho intervistato un esperto in materia, il direttore di ANPAR Giorgio Bressi, ecco cosa è emerso. 

 

Pochi rifiuti edili sono conferiti in discarica

Andrea Dari

Quanto materiale proveniente oggi dalla demolizione e dalla produzione edile si riesce a lavorare ai fini del riciclo ? come è posizionata l’Italia rispetto agli altri Paesi come Francia, Germania e Spagna ?

Giorgio Bressi

In Italia si producono circa 60 milioni di tonnellate anno di rifiuti da C&D. Secondo ISPRA, applicando il metodo di calcolo imposto dalla Commissione Europea, l’obiettivo del 70% fissato dalla Direttiva 98/08 è già superato da alcuni anni attestandosi intorno al 75%.

I dati nazionali, ma anche europei presentano elementi di incertezza che non suggeriscono confronti. Certamente l’Italia ha un buon livello di recupero dei rifiuti inerti in generale (quindi non solo i rifiuti da C&D, ma anche quelli provenienti da altri settori industriali, che la pone tra i migliori stati europei. Tradizionalmente nel nostro Paese si recuperano i rifiuti, ma il problema è la qualità del prodotto recuperato.

Pochi rifiuti vengono conferiti in discariche per inerti (circa 1% da dati ISPRA) e si tratta in genere di rifiuti che per vari motivi non sono recuperabili (rifiuti provenienti da bonifiche, rifiuti a base di gesso, rifiuti pericolosi, etc.), mentre la maggior parte (circa 99% da dati ISPRA) viene conferita in impianti autorizzati al recupero o viene recuperata direttamente nel cantiere di produzione

 

Andrea Dari

Fatto 100 un materiale proveniente dalla demolizione di un edificio, in un ciclo ottimale quanto materiale si riesce a riutilizzare ?

Giorgio Bressi

Il 98-99%

 

Andrea Dari

Quali sono gli ambiti più virtuosi in tema di riciclo in edilizia ?

Giorgio Bressi

A livello europeo certamente le fiandre sono il Paese che meglio ha interpretato l’economia circolare in edilizia garantendo tracciabilità ai rifiuti e ai materiali e impostando sistemi di controllo misti pubblico/privato che hanno mostrato grande efficienza.

A livello nazionale certamente l’attività di recupero è maggiormente cresciuta nelle aree del Paese dove l’edilizia, soprattutto se di nuova concezione, è trainante. Mi riferisco ovviamente alla Lombardia, ma in generale direi che in tutta Italia è possibile evidenziare imprese di eccellenza nel settore del recupero dei rifiuti inerti.

 

Andrea Dari

L’introduzione dell’obbligo dei CAM non sembra aver dato quella svolta al riutilizzo di prodotti di riciclo che ci si aspettava. Cosa non ha funzionato e cosa si dovrebbe fare?

Giorgio Bressi

Se ci riferiamo ai CAM Edilizia non poteva essere diversamente. Le norme tecniche delle costruzioni prevedono limitazioni importanti all’impiego di aggregati riciclati nel calcestruzzo, che viene di fatto limitato ai soli aggregati provenienti dal recupero di solo calcestruzzo. Pochissimi sono gli impianti in Italia in grado di fornire aggregati marcati CE in conformità alla UNI EN 12620, cioè quelli idonei ad essere impiegati nel confezionamento del calcestruzzo. Questo sia perché il mondo delle demolizioni non applica criteri di demolizione selettiva per svariati motivi (il primo è che lo sforzo di separazione alla fonte non viene attualmente remunerato) sia perché i quantitativi di rifiuto calcestruzzo (Codice EER 170101) non sono così ingenti e da ultimo perché i rifiuti delle demolizioni di grandi strutture in calcestruzzo spesso vengono recuperati direttamente in cantiere con impianti mobili che producono aggregati riciclati che spesso non vengono utilizzati per gli usi più nobili (downcycling).

Grandi speranze ripone ANPAR invece sui CAM strade che, in qualunque forma verranno emanati (speriamo presto!), non potranno che favorire l’impiego di aggregati riciclati nelle infrastrutture, quello più abituale per i nostri materiali.

 

Andrea Dari

Esiste oggi un marchio o un sistema di certificazione che possa accertare la qualifica di un prodotto da riciclo? serve?

Giorgio Bressi

Oggi non esiste un marchio di qualità degli aggregati riciclati. È da sempre una mia idea quella di far associare ad ANPAR ed ai suoi associati una garanzia di qualità del prodotto, ma ancora il mercato non è pronto. La marcatura CE, obbligatoria per gli aggregati riciclati dal 2007, rappresenta tuttavia già un ottimo strumento per capire le caratteristiche dell’aggregato (di qualunque natura sia, naturale, riciclato o artificiale), ma molti progettisti e Direttori Lavori ne ignorano l’esistenza con il risultato che i capitolati spesso non contemplano i nostri materiali e sono stilati con riferimenti a normative tecniche superate.

 

Andrea Dari

Infine puoi darci  una breve descrizione di ANPAR e delle sue attività.

Giorgio Bressi

ANPAR è nata nel 2000 su iniziativa dei primi operatori del recupero dei rifiuti inerti che non riuscivano a sentirsi rappresentati dalle tradizionali organizzazioni imprenditoriali.

Dopo un primo momento di sviluppo ha subito un pesante momento di arresto con la crisi del settore dell’edilizia degli ultimi anni della prima decade del nuovo millennio. È riuscita tuttavia a risorgere sviluppando una importante sinergia con FISE, che già rappresentava alcuni settori del recupero. Ha aderito all’associazione europea (FIR) e si è dotata di delegati regionali, di un comitato scientifico e di un comitato tecnico da me coordinati. Oggi è l’associazione che rappresenta il settore con oltre 130 iscritti da tutta Italia e che siede ai tavoli istituzionali per cercare di regolare al meglio il settore.

ANAPR organizza numerosi seminari in tutto il territorio nazionale e/o in occasione di esposizioni fieristiche ed è presente sui principali canali mediatici comunicando sempre il proprio pensiero centrato sulla qualità degli aggregati riciclati ed artificiali.

 

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