Il BIM e la la retorica italiana dei progetti immediatamente cantierabili: colpa degli studi troppo piccoli ?

Il BIM e la la retorica italiana dei progetti immediatamente cantierabili

Vi sono due espressioni insistentemente ricorrenti nel Settore delle Costruzioni a livello internazionale: Design Management e Lean Design che stanno a ricordare come il progetto debba essere finalizzato alla realizzazione, alla gestione e all'uso: al ciclo di vita.

Il Design Management si sviluppa storicamente non solo sul versante dei progettisti e delle loro relazioni coi committenti, ma anche, e soprattutto, per l'esigenza dei costruttori/sviluppatori/promotori di vedersi conferito il governo dei processi progettuali come soggetti altri dai committenti tradizionali in formule contrattuali più avanzate in cui le fasi del processo siano maggiormente correlate.

Il Lean Design appare l'evoluzione, ancora embrionale, post taylorista della Lean Construction nella progettazione, a sua volta frutto della trasposizione della cosiddetta Lean Production derivante dal toyotismo.

Naturalmente questo intento è riduzionista, poiché trascura una amplissima serie di significati ulteriori della progettazione, a cominciare da quella architettonica, ma certamente dall'obiettivo produttivistico della progettazione non si potrà prescindere.

In realtà, il progetto, inteso come prodotto della progettazione, è oggi in Italia spesso approssimativo a causa di tempi per la sua concezione irrazionali, mutevole a causa della scarsa chiarezza di intenti del committente, condizionato a causa di una forte influenza discrezionale degli enti di controllo, impreciso a causa di una computazione delle quantità  non accurata dovuta a scarso sviluppo del progetto e alla sua concomitanza con esso, carente a causa delle insufficienti dimensioni degli studi professionali e della loro capacità modesta di investimento sull'innovazione tecnologica, non coordinato a causa della mentalità individualista e non cooperativa dei professionisti, conteso a causa delle formule contrattuali spesso di natura non partenariale e, addirittura, poco integrato anche all'interno di esse, insoddisfacente a causa della precaria cultura organizzativa negli studi professionali e di una approssimativa gestione della catena di fornitura.

Questa fenomenologia si riassume, perciò, in un coacervo di inefficienze e di diseconomie che stranamente il Sistema delle Costruzioni, nonostante la drammatica contrazione e i mutati termini della competizione, sembra ostinarsi a voler tollerare, forse memore di un recente passato fulgido, forse nostalgico di esso.

La naturale conseguenza di tutto ciò è, peraltro, che si alimenti la retorica dei progetti immediatamente cantierabili, allorché spesso essi, nel migliore dei casi, comportano la disponibilità di progetti datati e connotati dalle criticità summenzionate con logiche puntuali e ribassiste nell'aggiudicazione dei lavori, senza contare che, ad esempio, esiste ora una anagrafe dell'edilizia scolastica a livello ministeriale che rappresenta un vero bene da migliorare anche in termini di Asset Information Modelling (per cui non vi è bisogno per il Governo di rivolgersi agli Enti Locali) e che la eventuale riqualificazione della stessa dovrebbe essere occasione per promuovere una politica industriale, supportata da sperimentazioni finanziarie già in atto e non per perpetuare le carenze di natura strutturale del Comparto che lo priva di una competitività prospettica.

Se, poi, riportiamo le istanze nel contesto che appare predominante della Riqualificazione, possiamo osservare che l'inaccuratezza della acquisizione dei dati di ingresso, unita alla fenomenologia sopra menzionata, non farà che peggiorare i termini della vicenda.

Al di là della tematica connessa alla prevenzione sismica, che implica una riflessione sulla capacità di valutare razionalmente sul medio periodo i costi della mancata prevenzione e che forse si ricondurrebbe a logiche immediate solo tramite i premi assicurativi sugli edifici, e della tematica inerente al miglioramento architettonico, che attiene alla possibilità da misurarsi di ottenere incrementi di valore immobiliare per vie piuttosto inedite e alla crescita di culture abitative diverse, il tema della efficienza energetica mette in risalto come la sostituzione di logiche convenzionali basate su classi energetiche con quelle economiche basate sulle reali prestazioni misurabili come risultati nelle bollette ponga come prioritaria la qualificazione degli operatori progettuali piuttosto che non la loro abilitazione, come presupponga un uso estensivo di metodi e di strumenti sofisticati di Modellazione, di Simulazione e di Calcolo.

Questo ragionamento ci conduce all'essenza della questione: la riconfigurazione del Settore passa attraverso la configurazione di un certo numero di strutture tecniche di media dimensione dotate di competenze e di strumentazioni adeguate e, soprattutto, nelle condizioni di rendere cumulativa nonché collettiva la Conoscenza maturata a beneficio di aggregati di committenze e di imprese, oltre che di se stesse.

Si tratta di un progetto industriale antitetico rispetto allo stato attuale delle cose, teso a creare una media imprenditorialità assente nel Nostro Paese, si tratta di una strategia fortemente confliggente con gli abiti mentali inveterati su cui sono calibrati gli immaginari professionali.

Naturalmente ciò evoca tutta una serie di intricate argomentazioni sulle società di ingegneria, sulle società di capitali, sulla ridotta libertà e autonomia professionale, ecc., che sono sicuramente legittime e cruciali, ma che spesso sono servite a eludere, se non a rimuovere il problema, mentre, specie per gli architetti, la concorrenza aumentava e la redditività diminuiva.

Il BIM - Building Information Modelling è, in questo contesto, il luogo ideale per affrontare la vicenda, poiché presuppone esattamente le condizioni di Collaborazione, Strutturazione, Disciplina, Integrazione, Coordinamento che sono decisive per gli Originatori delle Commesse e che evocano, peraltro, un ruolo potenzialmente marginale dei progettisti.

È necessario, quindi, che si operi una disamina di alcune conseguenze arrecate dalla diffusione del Building Information Modelling:

1. il prodotto progettuale si configura in un ambiente tendenzialmente integrato in cui vige il paradigma dell'anticipazione che comporta un incremento dell'impegno progettuale e una diminuzione della flessibilità del processo ideativo, compensabile dalla inedita gestione simultanea di alternative, l'Optioneering;

2. il prodotto progettuale diviene misurabile sia alla conformità al quadro di esigenze e di vincoli del committente e dei suoi finanziatori/assicuratori sia alla coerenza colle dotazioni economiche e finanziarie della committenza;

3. la propensione olistica fa sì che sia richiesta una maggiore convertibilità tra linguaggi e mentalità specialistiche che, tuttavia, non possono che rimanere disciplinari e distinte, epperò consapevoli del fine ultimo condiviso. In ciò lo Sketching resta il nodo irrisolto;

4. i (liberi) professionisti si devono confrontare col ruolo progettuale dei costruttori e dei gestori assai precocemente e, di conseguenza, sono fortemente condizionati da essi. Il fatto, poi, che divengano facitori digitali tende progressivamente a modificarne l'essenza e ad accrescerne le responsabilità solidali e intellettuali (tracciabilità e diritti di proprietà);

5. il paradigma dell'anticipazione tende a trasferire molte tematiche off site: il che, però, non vuol solo dire trasferire in luoghi produttivi più controllabili l'attività cantieristica, ma significa la possibilità di instaurare una relazione progettuale specifica diretta tra progettisti e produttori sartorializzando di volta in volta le soluzioni progettuali e rendendole, allo stesso tempo, compatibili con i lead time di una produzione snella e just-in-time (vedansi le aspettative legate al 3D Printing).

Come si può osservare, si tratta di scenari controversi in cui condizioni di subordinazione dei progettisti agli altri attori si alternano a condizioni di loro maggiore libertà.

Ovviamente l'interrogativo che appare determinante riguarda l'identità del committente e quella del costruttore: se, da un lato, il ruolo di committenza si disloca nell'ambito relazionale dei contratti partenariali non sarà più agevole coltivare il tradizionale approccio antagonistico, se, da un altro lato, il ruolo del costruttore si trasferisce al produttore non perché pre-fabbrica analogicamente il prodotto da assemblare, ma perché realizza digitalmente il progetto, tutti i saperi progettuali potrebbero mutare la propria essenza.

Non si tratta di un orizzonte declinabile con un ottimismo acritico da positivismo ottocentesco né di temere una prospettiva di marginalizzazione della libera professione.

Si tratta di interrogarsi in maniera esplicita sulle luci e sulle ombre di un mercato che, sotto l'aura della Produttività, si sta domandando se potrà essere un'Industria.

Ciò che preoccupa è, infatti, l'atteggiamento talvolta inerziale di coloro che dovrebbero porsi la necessità di prefigurare una strategia evolutiva della progettazione e della professione.

La via non potrà essere quella di concepire il Building Information Modelling come un approccio strumentale né quella di continuamente ribadire l'importanza della coniugazione tra Energia e ICT senza rendersi conto che i saperi professionali non sembrano sempre adeguati a tutto ciò, poiché questa dualità non apre solo nuovi mercati, ma chiude pure antichi approcci.

Ciò che spesso appare difettare ai decisori è, infatti, la abilità nell'orientare lucidamente gli elettori, gli iscritti, gli associati.

È come se una evoluzione assai sfidante potesse essere affrontata con la rimozione, con il rinvio, con l'assecondamento dei desideri.

Che cosa farà, dunque, il miglior costruttore? Collaborare col produttore, co-progettandone e validandone le soluzioni (meccaniche e informatiche), internalizzando alcuni magisteri impiantistici e fisico-ambientali, anche per limitare una improduttiva autonomia degli installatori.

Che cosa farà, perciò, il miglior progettista? Collaborare col produttore per rendere flessibile in tempi produttivi brevissimi una opzione che personalizzi il prodotto di riferimento e che ne aumenti il ruolo, oggi indebolito, nei confronti del costruttore, ruolo che inevitabilmente andrebbe a decrescere, a meno di non far valere nei suoi confronti e in quelli dei committenti l'arma ricattatoria della paternità artistica dell'opera e del suo misconoscimento.

Naturalmente ciò riguarda anche gli accademici e la loro capacità di costruire nuovi immaginari.

Vi segnalo, in merito, una interessante inchiesta condotta dalla rivista Construction Manager sulla applicazione della fondamentale norma di processo BS PAS 1192:2 che la BSI sta ora proponendo come riferimento base all'ISO per configurare una corrispondente norma internazionale che risulterà di assoluta rilevanza sui mercati globali: http://www.construction-manager.co.uk/agenda/bim-journey-ready-take-road/?

Non a caso il Convenor proposto, Peter Caplehorne, si occupa per il BIM Task Group di BIM4Regs, vale a dire delle modalità secondo cui il Code Checking applicato ai Modelli Informativi possa consentire una maggiore efficienza e una minore discrezionalità dei processi autorizzativi che sono posti alla base di una strategia di attrattività e di mitigazione del rischio di un Sistema Paese per gli investitori internazionali.

Come si vede, si sta parlando di un metodo disciplinare, il BIM, collocato in un contesto di autentico riformismo politico e amministrativo di carattere liberale che, se applicato all'Italia, ridurrebbe enormemente i margini interdittivi e interpretativi di Sovrintendenze, Comandi Provinciali dei Vigili del Fuoco, Aziende Sanitarie Locali e via discorrendo.

Del resto, se si può immaginare che cosa comporti il Livello di Maturazione del BIM cosiddetto 2, ancora più sarà sconvolgente il Livello 3.


Prof. Arch. Angelo Ciribini, DICATAM, Università degli Studi di Brescia,

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