Costruire in cemento armato: intervista a Sergio Crippa, presidente FEDERBETON

25/02/2014 5248

  

Intervista a Sergio Crippa, presidente FEDERBETON

Dopo 5 anni non ha forse più senso in Italia parlare di crisi ma più di ristrutturazione del settore delle costruzioni. Che nuovo ruolo può giocare la filiera del cemento in un mercato in cui si costruisce di meno, si ristruttura di più e valori come la sostenibilità e lo smart diventano sempre più importanti?
Il settore delle costruzioni nel nostro Paese sta attraversando una crisi che va al di là del consueto schema recessione-ripresa. Siamo con ogni probabilità di fronte a un cambiamento strutturale. I comparti sui quali il settore ha sempre fatto affidamento, come l’edilizia residenziale, sono destinati a un ridimensionamento. Siamo, d’altra parte, di fronte anche a una rivisitazione del tradizionale concetto del costruire. Chi oggi acquista, ristruttura o abita una nuova casa è attento a nuove esigenze come l’isolamento termico e acustico, il comfort abitativo, la resistenza meccanica in chiave antisismica e la durabilità. Si intravedono, tra le pieghe di una crisi durissima, nuovi fattori propulsivi in grado di ridare slancio non solo alle costruzioni, ma all’economia del Paese. Non dobbiamo dimenticare, infatti, la forte correlazione del settore delle costruzioni con molti altri comparti produttivi e che ne fa, tradizionalmente, un settore volàno su cui investire per rilanciare tutta l’economia. In questo senso le imprese attive nella filiera del cemento, rappresentate in Confindustria da Federbeton, stanno dimostrando grande vitalità introducendo sul mercato prodotti e tecnologie in grado di rispondere efficacemente alle nuove esigenze del mondo delle costruzioni.

Per anni si è pensato che anche all’interno di ogni filiera l’obiettivo primario di ogni associazione fosse difendere in modo autonomo il proprio “orto”. Secondo lei è necessario superare questi “personalismi”?
Sono assolutamente d’accordo con questa valutazione. La recessione economica sta pesantemente intaccando la struttura produttiva del comparto delle costruzioni e della filiera del cemento. Al termine della crisi, si spera il prima possibile, ci troveremo a operare in un contesto completamente diverso, in cui avranno spazio i prodotti e i processi che garantiscono qualità, durabilità e sostenibilità. In quest’ottica, il ruolo della filiera, e dunque di Federbeton, sarà sempre più centrale e determinante. La competizione ormai si ha non più tra singoli prodotti ma tra sistemi di materiali e tecnologie, quindi, tra filiere produttive. Dunque, operare all’interno di un sistema organizzato garantisce maggiormente il raggiungimento degli obiettivi che il mercato globale oggi richiede. Iniziative autonome da parte di singole associazioni di categoria o di aziende rischia di essere sempre più inefficiente e inefficace.

Quanto l’innovazione tecnologica potrà essere di supporto per confermare il ruolo che la filiera del cemento ha come leader nelle costruzioni italiane?
Il nuovo paradigma dello sviluppo è rigenerare le città. È evidente che costruire e riqualificare in modo sostenibile implica il ricorso a tecnologie innovative e a nuovi materiali. Abbiamo già oggi molti esempi in tal senso, come i cementi fotocatalitici che assorbono e decompongono sostanze inquinanti contribuendo a migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città, oppure il cemento per le pavimentazioni stradali, oggi sempre più preferito all’asfalto per via dei minori costi di manutenzione, delle maggiori prestazioni meccaniche garantite e di una maggiore sicurezza e comfort per chi viaggia.
Da sola, però, l’innovazione tecnologica non basta a ridare slancio alle imprese del cemento e dell’intera filiera edilizia. Oggi è assolutamente inderogabile un’azione decisa di politica economica, mirata a sostenere programmi e interventi che privilegino la qualità e la sostenibilità edilizia e urbana. Misure che servano da un lato a rilanciare un settore vitale per l’economia nazionale, riorganizzarne la capacità produttiva e garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, e dall’altro consentano un significativo miglioramento della sicurezza e delle performance ambientali del patrimonio edilizio esistente. Si ha la netta percezione che il rilancio del settore delle infrastrutture e delle costruzioni sia uscito dall’agenda del governo e dei partiti; sarebbe un errore strategico per il Paese che pagheremmo nel futuro prossimo.


Nel 2014 Federbeton ha fatto la scelta di concentrare all’interno di una manifestazione fieristica, il SAIE, le sue attenzioni. Può spiegarci i motivi di questa scelta?
Il SAIE è da sempre un appuntamento storico per il mondo dell’edilizia italiana. Federbeton ha sottoscritto un accordo con questa piattaforma fieristica. Il profilo della manifestazione bolognese, costantemente orientato verso lo sviluppo tecnologico e l’innovazione dei prodotti, coincide perfettamente con la volontà di Federbeton di reinterpretare tutta la filiera come sistema in grado di rispondere, con soluzioni innovative e sostenibili, alle nuove esigenze del mercato delle costruzioni.