Il consumo di suolo viaggia a 2 mq al secondo

14/07/2021 3146

Consumo di suolo: senza interventi costi alle stelle già nel 2030. Crescono anche nel 2020 le aree coperte artificialmente con altri 57 kmq in più raggiungendo il 7,11% del territorio nazionale coperto da superfici impermeabilizzate.

A darci tutti i numeri del consumo di suolo oggi in Italia, il Rapporto di ISPRA 2021, che traccia una fotografia della situazione in Italia e da previsioni per il futuro anche in termini di costi.


Nel 2020 il consumo del suolo ha coperto altri 57 kmq di territorio 

È un costo complessivo compreso tra gli 81 e i 99 miliardi di euro, in pratica la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza, quello che l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere a causa della perdita dei servizi ecosistemici dovuta al consumo di suolo tra il 2012 e il 2030.

Se la velocità di copertura artificiale rimanesse quella di 2 mq al secondo registrata nel 2020 i danni costerebbero cari e non solo in termini economici.

Dal 2012 ad oggi il suolo non ha potuto garantire la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli, l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana (che ora scorrono in superficie aumentando la pericolosità idraulica dei nostri territori) e lo stoccaggio di quasi tre milioni di tonnellate di carbonio, l’equivalente di oltre un milione di macchine in più circolanti nello stesso periodo per un totale di più di 90 miliardi di km. In altre parole due milioni di volte il giro della terra.

È la situazione attuale e quella futura analizzata dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente nell’edizione 2021 del Rapporto sul “Consumo di Suolo in Italia”.

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A livello nazionale le colate di cemento non rallentano neanche nel 2020, nonostante i mesi di blocco di gran parte delle attività durante il lockdown, e ricoprono quasi 60 chilometri quadrati, impermeabilizzando ormai il 7,11% del territorio nazionale.

Il consumo di suolo oggi in Italia

Il consumo di suolo in Italia continua a trasformare il territorio nazionale con velocità elevate. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 km2, ovvero, in media, più di 15 ettari al giorno.

Un incremento che rimane in linea con quelli rilevati nel recente passato, e fa perdere al nostro Paese quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo, causando la perdita di aree naturali e agricole.

Tali superfici sono sostituite da nuovi edifici, infrastrutture, insediamenti commerciali, logistici, produttivi e di servizio e da altre aree a copertura artificiale all’interno e all’esterno delle aree urbane esistenti. Una crescita delle superfici artificiali solo in parte compensata dal ripristino di aree naturali, pari quest’anno a 5 km2, dovuti al passaggio da suolo consumato a suolo non consumato (in genere grazie al recupero di aree di cantiere o di superfici che erano state già classificate come consumo di suolo reversibile).

I dati della nuova cartografia SNPA mostrano che i valori netti dei cambiamenti nell’ultimo anno sono pari a 51,7 km2, equivalenti a 1,72 m2 per ogni ettaro di territorio italiano. In aggiunta, si deve considerare che 8,2 km2 sono passati, nell’ultimo anno, da suolo consumato reversibile, a suolo consumato permanente, sigillando ulteriormente il territorio. L’impermeabilizzazione è quindi cresciuta, complessivamente, di 18 km2, considerando anche il nuovo consumo di suolo permanente.

Il consumo di suolo oggi in Italia

 

La relazione tra il consumo di suolo e le dinamiche della popolazione conferma che il legame tra la demografia e i processi di urbanizzazione e di infrastrutturazione non è diretto e si assiste a una crescita delle superfici artificiali anche in presenza di stabilizzazione, in molti casi di decrescita, dei residenti.

Anche a causa della flessione demografica, il suolo consumato pro capite aumenta in un anno di 1,92 m2, passando da 357 a 359 m2/ab. Erano 349 m2/ab nel 2015.

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La copertura artificiale del suolo è ormai arrivata al 7,11% (7,02% nel 2015, 6,76% nel 2006) rispetto alla media UE del 4,2%. La percentuale nazionale sale al 9,15% all’interno del suolo utile, ovvero quella parte di territorio teoricamente disponibile e idonea ai diversi usi.

 


Arrestare il consumo di suolo: quali strumenti e quali strategie?
Il commento del CNAPPC

“Il Rapporto 2021 sul Consumo di Suolo in Italia denuncia in modo allarmante che la perdita dei servizi ecosistemici, causata dal progressivo consumo di suolo, produce danni e costi non sostenibili per lo sviluppo del nostro Paese. - ha commentato Anna Buzzacchi, Consigliere del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

É fatto obbligo rallentare questa che è stata definita una calamità “innaturale”, non giustificata, inoltre, da esigenze abitative perché non c’è crescita demografica. Come? 

Liberare aree e restituirle alla natura può essere uno degli strumenti, ma non produce effetti immediati perché la rinaturalizzazione comporta cicli complessi, mentre la demolizione porta un costo sociale in termini di smaltimento e riciclaggio.

Quindi non solo demolire e ricostruire, ma intervenire sul patrimonio esistente. Il patrimonio edilizio è un bene di una società che cambia velocemente e quindi richiede competenze aggiornate, nuovi approcci, innovazione e alleanza in tutta la filiera edilizia per l’individuazione di modelli efficaci per la qualità della vita nei territori.

É necessario porre al centro un progetto che generi valore contribuendo contemporaneamente alla rigenerazione dei territori ed alla difesa delle risorse naturali”.

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Consumo del suolo: qual è la Regione con maggiore cresciata?

L’incremento maggiore quest’anno è in Lombardia, che torna al primo posto tra le regioni con 765 ettari in più in 12 mesi, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431).

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Nelle aree a pericolosità idraulica la percentuale supera al 9% per quelle a pericolosità media e il 6 % per quelle a pericolosità elevata. Il confronto tra i dati 2019 e 2020 mostra che 767 ettari del consumo di suolo annuale si sono concentrati all’interno delle aree a pericolosità idraulica media e 285 in quelle a pericolosità da frana, di cui 20 ettari in aree a pericolosità molto elevata (P4) e 62 a pericolosità elevata. Le percentuali si confermano alte anche nei territori a pericolosità sismica alta dove il 7% del suolo risulta ormai cementificato.

Consumo di suolo e isole di calore

A livello nazionale superano i 2300 gli ettari consumati all’interno delle città e nelle aree produttive (il 46% del totale) negli ultimi 12 mesi. Per questo le nostre città sono sempre più calde, con temperature estive, già più alte di 2°C, che possono arrivare anche a 6°C in più rispetto alle aree limitrofe non urbanizzate.

Transizione ecologica e fotovoltaico, meglio sui tetti che a terra

Solo in Sardegna ricoperti più di un milione di mq di suolo, il 58% del totale nazionale dell’ultimo anno. E si prevede un aumento al 2030 compreso tra i 200 e i 400 kmq di nuove installazioni a terra che invece potrebbero essere realizzate su edifici esistenti. Il suolo perso in un anno a causa dell’installazione di questa tipologia di impianti sfiora i 180 ettari. Dopo la Sardegna è la Puglia la regione italiana che consuma di più con tale modalità, con 66 ettari (circa il 37%).

E con la logistica, l’Italia perde ancora più terreno

Invece di rigenerare e riqualificare spazi già edificati, sono stati consumati in sette anni 700 ettari di suolo agricolo e il trend è in crescita. In Veneto le maggiori trasformazioni (181 ettari dal 2012 al 2019, di cui il 95% negli ultimi 3 anni) dovute alla logistica, seguita da Lombardia (131 ettari) ed Emilia-Romagna (119).

 


Priorità per ridurre il Consumo di suolo.
Note INU sul Rapporto SNPA 2021

La nota di Andrea Arcidiacono, vicepresidente INU, coordinatore del Cluster ‘Suolo, servizi ecosistemici e cambiamenti climatici’.

>>> CLICCA QUI - Vai alla nota INU



In allegato la sintesi del Rapporto in PDF

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