Efficienza energetica e salubrità dell’edificio per una progettazione ispirata alla natura

Il concetto di efficienza energetica di un edificio fa riferimento ad una minimizzazione dei consumi energetici (per riscaldamento, raffrescamento, climatizzazione), riferiti normalmente ad una media annua. Ciò avviene utilizzando accorgimenti relativi all’involucro e agli impianti, in fase di progettazione ex-novo o di riqualificazione di una struttura già esistente. All’efficienza energetica dovrebbero accompagnarsi un alto standard qualitativo ed elevate condizioni di comfort per gli abitanti.
Spesso non è così. Spesso gli edifici in cui viviamo non sono edifici sani, “healthy, feel-good building”, ma “edifici malati”. Sindromi quali SBS (Sick Building Syndrome), RBI (Related Building Illness), CFS (Chronicle Fatigue Syndrome), MCS (Multiple Chemical Sensitivity Syndrome) sono infatti individuabili come vere e proprie malattie legate alla presenza dell'uomo in ambienti poco salubri.
L’insalubrità di ambienti indoor può derivare da un disequilibrio tra fattori fisici come temperatura, umidità relativa, ventilazione, illuminazione, livello del rumore, piuttosto che dalla presenza nell’aria di elementi chimici, come fumo, formaldeide, COV (composti organici volatili), biocidi, altre sostanze gassose (CO2, CO, NO2, O3, SO2), odori, o di microrganismi patogeni. Questi elementi sono collegati di solito ad una cattiva gestione dell’edificio e degli impianti o, per lo più, all’utilizzo di materiali di qualità scadente.
La presenza di materiali isolanti permeabili nell’involucro degli edifici permette di evitare il ristagno di vapore e di sostanze nocive negli ambienti indoor, evitando l’insorgere di malessere negli utenti, che non possono vivere in “edifici sigillati”. Gli isolanti naturali inoltre, che non presentano componenti di origine sintetica e petrolchimica, sono riciclabili e biodegradabili e richiedono un basso contenuto di energia per il loro ciclo di vita: sono quindi da preferire a quelli sintetici.
Numerosi protocolli ambientali (come ITACA, SB100, LEED) analizzano l’architettura oltre l’aspetto energetico, oltre la sua prestazione energetica. Occorre considerare l’edificio nel suo intero ciclo di vita, dalla fase di progettazione e costruzione alla fase di dismissione, e sotto vari punti di vista, per valutare il suo reale grado di sostenibilità.
Vera sfida odierna è "produrre qualità bioclimatica ed efficienza energetica attraverso il progetto di architettura ambientalmente consapevole" (Tucci F.). Da questo punto di vista, la natura può costituire un modello di riferimento per la progettazione. Ad esempio, la biomimesi (letteralmente “bios”, “vita” e “mimesis”, “imitazione”) si focalizza sull’osservazione del mondo biologico, per l’astrazione di elementi utili ed il trasferimento di questi in campi differenti, anche in quello ingegneristico. L’efficienza energetica e l’ottimizzazione delle risorse in architettura sono esempi di biomimesi.
Una progettazione ecosostenibile si svolge secondo un processo iterativo, che emula la ciclicità presente in natura. Un processo di continua verifica e validazione, di auto-correzione per il miglioramento, in dialogo con il contesto e con il clima. E’ evidente che un edificio energeticamente efficiente progettato a Bolzano sarà basato su principi diversi da un edificio altrettanto efficiente pensato per Palermo.

Fonti:
• Cursio Valentina, Tesi di dottorato in Ingegneria Edile – Architettura UE, “Biomimesi e produzione integrata di cibo per la progettazione di un prototipo autosufficiente”, Università di Pavia, 2014 – Tutor: Prof. Ing. Morandotti Marco
• Tucci Fabrizio, “Tecnologia e natura. Gli insegnamenti del mondo naturale per il progetto dell'architettura bioclimatica”, Alinea Editrice, 2008

per informazioni www.vivattiva.eu