Quale meta per l’ingegneria in ambito civile e infrastrutturale: a metà strada verso il metaverso

Evoluzione digitale nel settore delle infrastrutture: in piena accelerazione

La presentazione di Movyon durante l’evento organizzato dal Consorzio Fabre, una delle migliori a mio parere tra quelle riguardanti l’uso delle nuove tecnologie nel monitoraggio dei ponti e gallerie, si è inserita come una lama in un corpo di interessanti e importanti relazioni di ingegneria strutturale, geotecnica e idraulica.

La disponibilità di nuovi strumenti digitali sia per la misura, che per la gestione dei dati, che per la programmazione delle attività di monitoraggio e controllo, con una moltiplicazione di tecnologie, che vanno dall’uso dei micro sensori intelligenti MEMS, delle rilevazioni satellitari, dei laserscan e dei droni, delle piattaforme GIS e di gestione documentale, del rendering e del 3D, fino all’uso dei sensori smart contenuti sui mezzi di trasporto e nei cellulari con l’applicazione delle scienze omiche e della gestione dei dati attraverso le blockchain … sta rivoluzionando di fatto l’approccio alla materia della controllo e manutenzione delle infrastrutture (e non solo) con una velocità che i cambiamenti diventano palpabili di convegno in convegno.

E la domanda che ci si pone è comune: chi si occupa concretamente di ingegneria strutturale, di ingegneria geotecnica, di ingegneria idraulica, coloro che devono interpretare i fenomeni, comprenderli, decidere se è il caso di agire oppure no, e in che modo, saranno in grado di poter stare al passo di questa evoluzione degli strumenti in modo da poterli utilizzare con la consapevolezza che il problema reale richiede? 

Confrontandomi con i tanti tecnici presenti a Lucca la risposta è stata no.

La sensazione comune è che la "digital divide», ovvero il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione e chi poi deve operare sul campo stia diventando talmente ampia che se non si interviene sul sistema nel suo complesso, ovvero su tutte le componenti organizzative e tecniche che operano nell’ingegneria si potrà arrivare a una situazione in cui il divario sarà troppo grande, e qulacuno potrà confondere gli strumenti con le soluzioni. 

Mentre vediamo che l'evoluzione dei software tecnici è ben assimilata dall'ingegneria, in particolare da chi opera in modo specialistico, e questo porta a indubbi vantaggi per il sistema, questa evoluzione digitale degli strumenti corre il rischio di essere più semantica che concreta, portando chi governa a pensare, infatti, che una rilevazione satellitare sia in grado già di dare, in modo indipendente, un giudizio sullo stato di un'opera d'arte, bypassando di fatto l'ingegneria che invece resta sostanziale per l'interpretazione dei dati e delle strutture.

E come quando oggi chiamamo amici persone che di fatto non conosciamo ma che semplicemente hanno messo un like sul nostro profilo social, confondendo gli strumenti di relazione con la relazione stessa.

 

Quale meta per l’ingegneria sulle infrastrutture: a metà strada verso il metaverso

Solo un diverso modello organizzativo potrà consentire di ridurre questo solco tra metaverso e realtà.

Poichè l'evoluzione non si può fermare - e non possiamo chiedere a qualcuno di rallentare .... - occorre avviare un processo che ci consenta di evitare i pericoli di cui sopra.

Partiamo dalla formazione. E’ necessario che nelle università si arrivi il prima possibile a una riformulazione dei corsi di ingegneria in ambito civile e strutturale, non con l’idea che il moderno strutturista sappia di tutto, e quindi di niente, ma sia in grado di dialogare con gli esperti delle nuove tecnologie e con essi affrontare le nuove complessità con una logica di team multidisciplinare.

Ma poi occorrerà agire sui modelli organizzativi delle professioni tecniche.

La sensazione è che in questa evoluzione - più forte e veloce ovviamente nell’ambito delle infrastrutture e degli edifici complessi - si stia accelerando il superamento di un modello di libera professione che non è sicuramente in grado di reggere l’impatto del cambiamento. Non si tratta solo del BIM, ma di tutto quello che sta accadendo intorno e all’interno di questo mondo. Per esempio i contratti diventano più complessi perchè devono riguardare aspetti che nell'ingegneria recente non erano compresi, a cominciare dal diritto di proprietà dei documenti e delle informazioni. E poi tutto il resto di cui ho già accennato precedentemente.

Ce ne stiamo occupando ? mi sembra di no.

La mia sensazione è che le priorità che si siamo dati siano troppo legate a un modello superato, a problemi che non incideranno concretamente sul nostro futuro.

Non credo che le priorità che oggi la professione debba affrontare siano il superamento dell’esame di stato con le lauree abilitanti o la gestione dei crediti formativi, così come la definizione di sistemi di certificazione delle singole competenze professionali, ma quelle di avviare un processo che accompagni tutto il mondo dell’ingegneria, e delle professioni tecniche in genere, a un necessario passaggio verso diverse forme di organizzazione e collaborazione.

I modelli organizzativi oggi esistenti sono superati, ma non stiamo facendo abbastanza per cambiarli.

Solo alcune realtà lo stanno facendo, consci del fatto che, dovendosi interfacciare con soggetti che considerano i parametri finanziari sempre più importanti, siano cambiati i paradigmi della progettazione. Il committente oggi non vuole un progetto che si occupa solo della costruzione dell'opera, ma anche della sua gestione e del suo funzionamento futuro ... così chi quole competere in questo mercato deve dotarsi di un'organizzazione capace di rispondere a queste nuove esigenze. 

Un ponte non deve solo essere sicuro al momento del collaudo. Deve essere facimente controllabile e manutenibile. Un edificio non deve solo essere sicuro ed efficiente da un punto di vista passivo. Deve consentire una gestione delle utilities e dei servizi intelligente ed efficace, dei controlli sul suo stato e una manutenzione di semplice realizzazione, ...

Sono certo che presto la possibilità di partecipare a un appalto complesso non sarà più regolamentato da una legge che differenzia tra libero professionista e società di ingegneria, ma dalle diverse competenze che si è in grado di mettere in gioco in questi processi avanzati.

E questa la nostra priorità: prepararci.

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