La Nuova Normalità dopo il Super Bonus 110%

É arrivato il momento di ragionare sulle n dimensioni del "dopo" Super Bonus: le riflessioni del prof. Angelo Ciribini.


Cultura industriale e servitizzazione del prodotto nel post Super Bonus

L'epopea del Super Bonus 110% ha presentato, nel corso degli anni, caratteri fortemente evolutivi, uniti a intense controversie che hanno finito per caratterizzare l'iniziativa, anche se non necessariamente il settore della costruzione e dell'immobiliare, quale afflitta da frodi, da infortuni e da improduttività.

Benché il tema non sia ancora giunto a esaurimento e, nella sostanza, esso sia stato preceduto da una lunga serie di azioni affini, iniziate addirittura nel 1998, pare arrivato il momento di ragionare sulle dimensioni dell'«oltre», del «dopo», soprassedendo sugli aspetti puntuali della contemporaneità.

Si potrebbe, infatti, affermare che tali dimensioni siano connotabili attraverso due fattori principali: la cultura industriale e la servitizzazione del prodotto.

Si tratta di due prospettive che, naturalmente, hanno trovato, almeno in apparenza, poca applicazione nel Super Bonus 110% e nelle altre misure complementari, sia perché il ruolo  da protagonisti è stato recitato da cappotti e da esoscheletri, giusto per semplificare, sia in quanto le catene di fornitura e le filiere non sono parse così collaborative in termini di integrazione.

In realtà, si dovrebbe, perciò, andare alla ricerca di qualche elemento celato nell'ottica sopraddetta.

 

Cultura industriale e servitizzazione del prodotto nel post Super Bonus

 

Il ruolo delle piattaforme digitali per la cooperazione e integrazione dei soggetti coinvolti

Per quanto riguarda la natura industriale, nel senso della razionalizzazione e della sistemica degli attori e dei processi, ben prima che in quello dei fattori e dei metodi della produzione, non sono emersi molti esempi innovativi, ma, in fondo, una certa logica legata alle piattaforme digitali, tralasciando quelle relative alla Agenzia delle Entrate e a ENEA, è stata perseguita da alcuni General Contractor e, sul versante amministrativo e fiscale, dalle Consultancy che hanno operato per conto dei cessionari principali, appartenenti al mondo dell'assicurazione e del credito.

É probabile che tali piattaforme non abbiano agito direttamente sulla struttura della professione e dell'imprenditorìa, non abbiano, quindi, modificato le logiche dimensionali e manageriali delle stesse, ma è chiaro che il mettere a sistema operatori eterogenei e polverizzati appare come il maggiore potenziale, sia pure sfidante, dell'esperienza medesima.

Scartata, del resto, in effetti, l'opzione impostata su processi aggregativi e logiche di acquisto centralizzate, nelle migliori pratiche è stato possibile comprendere come, in futuro, una estensione della logica della piattaforma potrebbe bene permettere le condizioni, anzitutto giuridico-contrattuali, eppoi tecnico-organizzative, di cooperazione e di integrazione tra i soggetti coinvolti.

In altre parole, nella prospettiva post Super Bonus 110%, il primo quesito da affrontare concerne, anzitutto, la possibile (?) coesistenza, all'interno di un quadro di cultura industriale, della attuale atomizzazione, frammentazione e parcellizzazione del mercato e forme ibride, professionali e imprenditoriali, strutturate, così da poter affrontare operazioni di Rigenerazione Urbana, che implicano logiche assai meno estemporanee e puntuali.

É proprio il carattere di queste operazioni di sviluppo immobiliare che rimanda e rilancia, tuttavia, anche la necessità, già emersa per il Super Bonus 110%, di disporre di competenze fortemente eterogenee e complementari.

La Twin Transition, vale a dire la duplice trasformazione, digitale e sostenibile, presuppone, da un lato, evoluzioni strutturali degli operatori e del mercato, ma, al contempo, l'imperativo che ci si pone ripete incessantemente la necessità di non «lasciare nessuno indietro».

Le stesse operazioni di sviluppo immobiliare teso alla Rigenerazione Urbana si presentano, inoltre, sempre più articolate sotto i profili non solo economici e finanziari, oltre che strettamente immobiliari, ma pure sociali.

Questo aspetto evoca la dimensione dell'erogazione del servizio (alla persona) che possa essere veicolata attraverso gli edifici, i cespiti immobiliari, di servizi, cioè, individualizzati.

 

Verso un cambio di paradigma: dal prodotto al servizio, dal tangibile all'immateriale

É un passaggio cruciale, poiché impone un vero e proprio cambio di paradigma, che, in definitiva, pone interrogazioni sul piano identitario degli attori, ma, allo stesso modo, dovrebbe spostare l'incremento delle marginalità dal prodotto al servizio.

Tale passaggio segna, perciò, la transizione dal «tangibile» all'«immateriale».

Le misure legate al Super Bonus 110% avevano, infatti, alcune finalità fondamentali, tra cui il rilancio di un settore afflitto da una profonda e duratura crisi e il perseguimento di obiettivi stabiliti e condivisi a livello comunitario e internazionale: resta da comprendere se tra di esse figurassero anche scopi di politica industriali, protesi a proporre la riconfigurazione del settore e il riposizionamento dei player lungo la catena del valore.

Poiché non pare che così sia stato, almeno esplicitamente, non sembra possibile, guardando alla conclusione temporale dell'iniziativa evitare di porre al centro la mancata (?) trasformazione industriale, così essenziale per porre l'«industria dell'ambiente costruito» sotto una differente visuale agli occhi dei decisori politici e delle istituzioni finanziarie.

Non pochi dei commenti negativi indirizzati al Super Bonus 110% denotano, in effetti, alcuni pregiudizi, o giudizi, negativi che risentono di tale situazione e che, potenzialmente, costituiscono uno dei lasciti maggiormente problematici della misura.

Per questa ragione, se la Rigenerazione Urbana, una volta regolamentata in via stabile e diffusa sul territorio, si affermerà, le esperienze, almeno in capitale umano, conseguite attraverso il Super Bonus 110% potranno essere utilmente valorizzate.

A questo proposito, paradossalmente, anche se quest'ultima misura è costituita da interventi fortemente tangibili, dai cappotti ai serramenti, dai pannelli fotovoltaici agli esoscheletri, dalle caldaie alle colonnine elettriche, essa, in definitiva, perlomeno nelle migliori pratiche, è tratteggiata indubbiamente attraverso massimali e revisioni di prezzi e di costi, ma, in realtà, ha dato adito a flussi di lavoro piuttosto complessi.

É proprio questo Workflow Management, che ha coinvolto architetti, ingegneri, geometri, periti, produttori, costruttori, installatori, fiscalisti, commercialisti, notai, avvocati, e molti altri, (ma anche ESCO e Utility) a indicare l'autentico valore aggiunto nei confronti degli scenari sopra tratteggiati.

Allo stesso tempo,  come si accennava in precedenza, dopo aver realizzato sulla edilizia residenziale, pubblica e privata, un cospicuo numero di interventi puntuali, si crea la possibilità di predisporre Digital Building Logbook e Digital Twin che, entro nuove piattaforme tecnologiche, tra hard e soft, generano le premesse per fare evolvere il settore, tramite la interconnessione tra entità fisiche, edifici, infrastrutture e reti, verso, appunto, l'erogazione di servizi alle persone, come interfaccia tra occupanti e cespiti immobiliari.

 

Cultura industriale e servitizzazione del prodotto nel post Super Bonus

Cicli di Vita e Stili di Vita.