L’importanza della diagnosi del rischio fungino negli ambienti indoor ad uso abitativo

Muffe, insetti, acari sono spesso gli indesiderati ospiti delle nostre case.  La loro presenza è chiaramente inevitabile, vista la loro capacità di rendersi… invisibili ai nostri occhi. Microscopiche spore fungine e uova di artropode possono essere introdotte in casa attraverso innumerevoli vie: cibo, animali domestici e piante da appartamento, mobili e arredo, i nostri stessi vestiti e gli innumerevoli punti di scambio con l’esterno da cui possono penetrare insieme a insetti come mosche e blatte, attratti da fonti alimentari o riparo. 

Un’equilibrata e occasionale presenza di questi organismi non è necessariamente un dramma, anzi talvolta la loro presenza è indice di una buona qualità dell’aria indoor dal punto di vista biologico. Il problema si pone quando questi organismi trovano nelle nostre case la possibilità di riprodursi, diffondersi e stabilire relazione tra loro creando un ambiente talvolta ostile, sia per la salute umana, sia per i materiali presenti all’interno delle nostre residenze.

Sul mercato esistono innumerevoli proposte per la prevenzione o la soluzione del problema muffe in casa, alcune credibili, altre improbabili. Ciò che le accumuna è la mancanza di una propedeutica fase diagnostica senza la quale purtroppo la maggioranza degli interventi è destinata prima o poi a fallire.


Le muffe e l’acqua

Le muffe in particolare, organismi fungini ubiquitari capaci di diffondersi molto rapidamente nell’aria grazie a migliaia di microscopiche e leggerissime spore, sono in grado di colonizzare diversi tipi di materiali quando nel substrato è presente una quantità minima di nutrimento e di acqua sufficiente per far germinare la spora. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, la maggioranza delle muffe che attaccano i substrati edili o altri substrati organici presenti nelle nostre abitazioni necessitano per la loro attività metabolica di un quantitativo d’acqua relativamente ridotto.

Tra le muffe, infatti, si annoverano gli organismi più xerofili presenti in natura. Xerofilia dal greco indica “preferenza per ambienti aridi”. Talvolta, a secondo della matrice che si studia, questo termine può essere sostituito da osmofilia (preferenza per substrati ad alta pressione osmotica, vale a dire con alta concentrazione di soluti) o anche alofilia (preferenza per substrati ad alta concentrazione salina). In tutti i casi ci si riferisce all’abilità di certi organismi a vivere a bassa attività idrica, una grandezza fisica (che si esprime col termine Aw, dall’inglese, water activity) utilizzata soprattutto nel settore della tecnologia dei materiali o dell’industria alimentare.

Fisicamente l’attività idrica indica il rapporto tra la pressione di vapore presente all’interno di un certo substrato e quella prodotta dal vapore saturo dall’acqua pura nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione atmosferica. Dal punto di vista puramente descrittivo è un indice relativo alla quantità d'acqua che, in un determinato substrato, è libera da particolari legami con altri componenti, dunque, alla quantità d'acqua (espressa in un valore adimensionale compreso tra 0 e 1) disponibile per le reazioni chimiche e biologiche.

Quando il substrato è in equilibrio con l'ambiente circostante, cioè non cede né assorbe umidità dall'ambiente, il valore dell'attività dell'acqua coincide con l'umidità relativa (Umidità Relativa all’Equilibrio) diviso per 100. Tra le muffe xerofile ne esistono alcune capaci di degradare molti materiali, comprese le plastiche, a valori di Aw di poco superiore a 0.6, vale a dire ad una umidità relativa a livello di substrato di appena il 60%, in condizioni ottimali di temperatura [1].

 

L’importanza della diagnosi del rischio fungino negli ambienti indoor ad uso abitativo

 Figura 1 - Attacco su substrato plastico di una muffa xerofila

 

Il micobioma 

Una volta germinate, le muffe possono sviluppare relazioni complesse col substrato e con altri organismi, cominciando a formare una vera e propria biocenosi che evolve in equilibrio con le condizioni ambientali. Le muffe sono i principali decompositori della materia organica, trasformando sostanze complesse di origine naturale e artificiale in molecole più semplici che utilizzano come nutrimento.

Le iniziali biocenosi che si formano su materiali organici “intatti” sono spesso composte da una batteria di specie fungine che coadiuvandosi tra loro sono in grado di demolire le sostanze più complesse in natura come le cellulose, la lignina, finanche gli idrocarburi aromatici. Questo tipo di relazioni tra microrganismi sono talmente specializzate da presentarsi pressoché uguali indipendentemente dal luogo geografico in cui si sviluppano. Uno studio recente ha dimostrato che le comunità fungine (micobioma) presenti sulle superfici dei bagni umidi e scarsamente ventilati sparsi per il mondo sono molto stabili e costituite sempre da un ben definito insieme di specie in un evidente rapporto di commensalismo e/o simbiosi [2].

A Parigi come a New York le specie che formano queste contaminazioni sono quasi sempre le stesse, con dominanza di pochi funghi filamentosi e lieviti tra cui Cladosporium e Aureobasidium e Rhodotorula. La stabilità di certi peculiari microbiomi (comprendendo anche i Batteri) è sfruttata in vari campi della diagnostica e della ricerca: nelle scienze forensi, ad esempio, alcuni microbiomi sono impiegati come indicatori (fingerprinting microbici) per stabilire la provenienza ambientale di una prova o nel caso delle indagini post-mortem per stabilire il tempo intercorso dal decesso nei casi di omicidio o morte sospetta [3].

 

Patina fungina su intonaco all’interno di un bagno

Figura 2 - Patina fungina su intonaco all’interno di un bagno

 

Le nostre conoscenze sulle biocenosi degli ambienti indoor abitativi sono ancora molto lacunose, ciò è dovuto anche all’aumento della complessità interspecifica via via che le contaminazioni evolvono. Ai “veri” decompositori possono aggiungersi organismi “opportunisti” che sfruttano il lavoro altrui, accaparrandosi le molecole organiche più semplici rilasciate nelle matrici.

Talvolta accanto a questi organismi si innescano anche i parassiti, chiamati iperparassiti, che attaccano direttamente i biodeteriogeni in una continua lotta per lo spazio e per i nutrimenti [4]. Tra opportunisti e iperparassiti, purtroppo, talvolta si annoverano anche organismi ostili nei confronti dell’uomo, in particolare aspergilli e penicilli, ma anche altre muffe meno note che possono provocare micosi e infezioni su soggetti debilitati. La continua competizione tra i microrganismi è responsabile anche dell’accumulo a livello ambientale di sottoprodotti biologici con funzione di difesa e di inibizione, come micotossine e composti organici volatili. Anche queste sostanze in elevata quantità possono essere dannose per gli abitanti di appartamenti contaminati, provocando allergie e asme. 

Le biocenosi evolute non si fermano poi ai microrganismi. Col tempo infatti in questi ecosistemi peculiari indoor si innescano i consumatori e i predatori, per lo più protozoi, nematodi, acari micofagi e artropodi dannosi per i materiali come i pesciolini d’argento e gli psocotteri, volgarmente noti come pidocchi dei libri. Se non affrontate col dovuto tempismo le biocenosi indoor possono infine portare alla comparsa degli infestanti più noti e pericolosi come blatte e roditori, comportando un inevitabile degrado della qualità ambientale negli spazi abitativi. 

 

L’importanza della diagnostica

Da quanto enunciato risulta evidente che la qualità della vita nelle nostre case dipende anche dalla nostra capacità di mantenere i locali privi di contaminazioni fungine attive. Come sempre non esiste un'unica soluzione in grado di risolvere il problema, ma una serie di pratiche, strategie e prodotti da mettere in campo in modo dinamico, fin dall’inizio della nostra vita abitativa.

La scelta dei corretti materiali strutturali, la gestione delle condizioni microclimatiche e igieniche indoor sono senz’altro gli aspetti più importanti da considerare per il controllo delle muffe nelle abitazioni. Tuttavia, qualsiasi proposta per la risoluzione di un problema fungino in casa dovrebbe essere fatta a seguito di una attenta analisi ambientale ed una caratterizzazione degli agenti biologici eventualmente presenti.

Non ha infatti alcun senso proporre un prodotto o introdurre un sistema di condizionamento microclimatico se non si determinano a monte le cause e l’origine di un rischio biologico. La fase diagnostica (o analisi del rischio) dovrebbe quindi essere affrontata con i giusti strumenti e le idonee competenze. Le cause di umidità nelle case sono molteplici e possono essere dovute a problemi strutturali o ad una cattiva gestione abitativa o ad entrambe le cose. Strumenti come termocamere e igrometri di superficie possono aiutare nella comprensione dei fenomeni, così come lo studio dei progetti esecutivi di una abitazione e del contesto ambientale in cui essa è collocata.

La caratterizzazione della composizione fungina nell’aria e sulle superfici indoor è importante per stimare il rischio concreto di sviluppi micotici nell’ambiente e per comprenderne la presenza. Esistono decine di specie potenzialmente presenti, e come abbiamo già accennato possono avere significati ecologici molto diversi. Alcune specie indicano danni da umidità da condensa, altre prediligono ambienti poco ventilati. Alcune crescono solo su substrati bagnati, altri su substrati ricchi di sali. Alcune specie sono patogene perché allergeniche o agenti di micosi. Infine come abbiamo viste ci sono specie che indicano una fase avanzata della contaminazione ed altre viceversa una fase d’innesco.

 

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Nel prosieguo si faranno altre considerazioni sull'importanza della diagnostica e verranno tratte le conslusioni sull'argomento.

 


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