Ondate di calore, siccità: il cambiamento climatico sta accelerando ?

Queste ondate di calore significano che il cambiamento climatico sta avvenendo più velocemente del previsto?

Nel mese di Luglio 2022 basato i dati della stazione ufficiale di Milano-Linate, rappresentativa del clima della Valpadana centro-occidentale, integrati con i dati delle stazioni della rete del Centro Meteo Lombardo e con i radiosondaggi della stazione di Cameri (NO) dell'Aeronautica Militare hanno evidenziato, per quanto riguarda le temperature minime, una media di 21,3 °C, ovvero più 1,6 °C rispetto a luglio 2021, e più 2,1 °C rispetto alla media registrata tra il 1991 e 2020 sempre ne mese di luglio, e più 4,0 °C rispetto al luglio del ventennio precedente.

Il dato peggiora per le temperature massime: la media è stata di 33,6°C, con un aumento rispetto a luglio 2021 di 2,9 °C (lo stesso rispetto al ventennio 1991-2020), e di 4,7#C rispetto al ventennio precedente.

Contemporaneamente sono calate drasticamente le precipitazioni: Si è registrato un totale di 50 millimetri, ben 25 mm in meno rispetto al luglio 2021, 45 mm in meno rispetto alla media sul periodo 1991-2020.

Infine, in relazione a quanto sta accadendo sui ghiacciai, l'atezza media dello zero termico è stata a 4222 metri, circa 316 metri rispetto al luglio 2021.

Questi numeri assolutamente vertiginosi e preoccupanti, la mega siccità e gli incendi pervasivi ha fatto sì che molte persone si chiedessero: il cambiamento climatico si sta svolgendo più velocemente di quanto gli scienziati si aspettassero? Questi eventi estremi sono più estremi di quanto gli studi avessero previsto, dati i livelli di gas serra ora nell'atmosfera?

Ondate di calore, siccità: il cambiamento climatico sta accelerando

 

Le recenti ondate di caldo rappresentano un cambiamento dei modelli di calcolo oggi considerati per il riscaldamento terrestre ?

Anche perchè il problema non è solo della Valpadana centro-occidentale o della sola Italia. 

Milioni di persone in tutto il mondo stanno sperimentando in prima persona gli effetti del cambiamento climatico. Le ondate di caldo torrido hanno infranto i record di temperatura in tutto il mondo quest'estate, bruciando i raccolti, interrompendo l'elettricità, alimentando incendi, deformando strade e piste e probabilmente uccidendo migliaia di persone in tutta Europa solo.

Le ondate di calore si verificano quando si registrano temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, forte irraggiamento solare e assenza di ventilazione. Queste condizioni meteo-climatiche possono rappresentare un rischio per la salute della popolazione.

E i modelli e gli algoritmi di calcolo e previsione cosa dicono ?

Per la maggior parte, i modelli computerizzati utilizzati per simulare il modo in cui il pianeta risponde all'aumento delle concentrazioni di gas serra nell'atmosfera non sono adatti a prevedere le temperature estreme regionali. Ma oggi il recente accumulo di ondate di calore molto elevato ha spinto numerosi scienziati a chiedersi se i modelli, proprio per la loro natura più generale, possano arrivare a sottovalutare la frequenza e l'intensità di tali eventi, e quindi a non poter valutare se alcuni fattori stanno giocando un ruolo più significativo di quello previsto e, di conseguenza,  cosa tutto ciò potrebbe significare per il nostro clima condizioni nei prossimi decenni.

 

Un interessante approfondimento sulla rivista del MIT.

Su questo argomento è stato pubblicato un articolo dalla Rivista "MIT Technology review" e in cui i diversi problemi sono analizzati punto per punto.

 

Il cambiamento climatico è in gran parte responsabile di queste ondate di caldo estremo?

L'autore dell'articolo, James Temple, riprende le affermazioni di Friederike Otto, co-responsabile di World Weather Attribution: "Il cambiamento climatico sta guidando questa ondata di caldo, proprio come sta guidando ogni ondata di caldo ora. Le ondate di calore che prima erano rare ora sono comuni; ondate di calore che prima erano impossibili ora stanno accadendo e stanno uccidendo le persone”.

 

Il cambiamento climatico si sta sviluppando più velocemente di quanto si aspettassero gli scienziati?

La risposta fornita dall'articolo è no. L'aumento collegato dei livelli di gas serra e delle temperature medie globali ha seguito strettamente la diffusione delle previsioni del modello, risalenti anche a simulazioni climatiche più rozze degli anni '70, come indicato dall'ultimo rapporto delle Nazioni Unite sul clima, in cui si afferma chele temperature abbiano seguito gli aumenti previsti. 

Il cambiamento climatico si sta sviluppando più velocemente di quanto si aspettassero gli scienziati?

Twittato da Zeke Hausfather (@hausfath) il 23 ottobre 2020

 

L'attuale preoccupazione tra i ricercatori è che l'ultima generazione di modelli sia collettivamente troppo calda, proiettando potenzialmente livelli eccessivi di riscaldamento a causa dell'aumento delle concentrazioni di anidride carbonica, come hanno notato Zeke Hausfather, Kate Marvel, Gavin Schmidt e altri scienziati all'inizio di quest'anno in natura.

 

I modelli climatici sono sbagliati sugli eventi estremi?

Gli eventi estremi sono collegati ai territori e i modelli - come già detto - hanno più limiti quando devono interessare aree specifiche. Il loro compito principale è simulare le variazioni di temperatura media su lunghi periodi di tempo e vaste aree.

Così accade che alcuni eventi del mondo reale si sono verificati più velocemente o in misura maggiore rispetto a quanto previsto dai modelli passati o attuali, inclusa la perdita di ghiaccio marino artico, la quantità di terra bruciata dagli incendi e il rapido aumento degli eventi di temperatura estrema in Europa negli ultimi decenni.

I ricercatori sono ben consapevoli e sono sempre stati chiari sulle carenze dei modelli climatici. Sebbene siano in continuo miglioramento, rimangono approssimative simulazioni al computer limitate dalla comprensione umana del sistema climatico; le complesse interazioni tra i sistemi terrestri; potenza di calcolo; e il costo dell'esecuzione dei modelli numerose volte per esplorare lo spettro delle possibilità. E ancora dividono il pianeta in blocchi relativamente grandi per rendere il calcolo trattabile: celle di dimensioni variabili da dozzine a centinaia a migliaia di chilometri quadrati. Ciò limita ciò che può essere previsto sugli eventi meteorologici locali con un'elevata precisione.

 

Quali altre forze potrebbero contribuire a ondate di calore molto calde?

I ricercatori stanno esplorando il grado in cui determinate forze potrebbero esacerbare le ondate di calore e se sono rappresentate accuratamente nei modelli oggi.

Questi includono potenziali effetti di feedback, come l'essiccazione del suolo e delle piante in alcune regioni. Oltre determinate soglie, questo può accelerare il riscaldamento durante le ondate di calore, perché l'energia che altrimenti andrebbe nell'acqua in evaporazione va a lavorare riscaldando l'aria.

Un'altra questione scientifica aperta è se il cambiamento climatico stesso stia aumentando la persistenza di alcuni modelli atmosferici che stanno chiaramente alimentando ondate di calore. Ciò include l'accumulo di creste ad alta pressione che spingono l'aria calda verso il basso, creando le cosiddette cupole termiche che si librano sopra e cuociono grandi regioni.

Entrambe le forze potrebbero aver svolto un ruolo importante nell'alimentare l'ondata di caldo del Pacifico nord-occidentale lo scorso anno, secondo un documento di prossima pubblicazione. In Europa, i ricercatori hanno notato che una scissione nella corrente a getto e il riscaldamento delle acque oceaniche potrebbero svolgere un ruolo nell'aumento degli eventi di caldo estremo in tutto il continente.

 

Non solo caldo: le tempeste invernali

Un altro interessante articolo in cui si affronta il tema dei cambiamenti climatici e dei modelli, ma sull'altro fronte del problema, quello delle tempeste invernali, è stato pubblicato su Nature da Rei Chemke, Yi Ming e Janni Yuval del "Department of Earth and Planetary Sciences, Weizmann Institute of Science, Rehovot, Israel" dal titolo "The intensification of winter mid-latitude storm tracks in the Southern Hemisphere"

Entro la fine di questo secolo, si prevede che le tempeste invernali alle medie latitudini si intensificheranno nell'emisfero australe, con grandi conseguenze sull'intero extratropicale.

Pertanto, è fondamentale essere in grado di valutare accuratamente l'impatto delle emissioni antropogeniche su queste tempeste per migliorare la preparazione della società ai cambiamenti futuri.

Nell'articolo viene evidenziato come gli attuali modelli climatici sottovalutino gravemente l'intensificazione delle tracce delle tempeste a media latitudine negli ultimi decenni. In particolare, l'intensificazione ottenuta dalle rianalisi ha già raggiunto l'intensificazione di fine secolo prevista dal modello. L'intensificazione distorta risulta essere collegata a distorsioni nel flusso zonale. Questi risultati mettono in dubbio la capacità dei modelli climatici di prevedere con precisione gli impatti futuri delle emissioni antropogeniche alle medie latitudini dell'emisfero australe.

 

Il futuro del clima è già presente

L'affidabilità o meno dei modelli sia per le ondate di calore che le tempeste invernali è un tema importante, perchè ci servirà per poter gestire anche l'accelerazione degli investimenti da destinare alla lotta al cambiamento climatico.

Aldilà dei modelli, i numeri presentati a inizio articolo evidenziano però un cambiamento già presente e che influenza non solo il futuro del pianeta ma anche la quotidianità.

La siccità che stiamo registrando negli ultimi anni in modo ancora non così drammatico deve spingere i paesi a programmare fin da subito interventi su agricoltura, consumi urbani e produzione industriale ed energetica.

 

Un cambiamento che riguarda ognuno di noi

Attraverso l'evoluzione e la modifica della genetica delle piante si dovrà puntare a culture che hanno una minore impronta idrica. Questo vale anche per le abitudini alimentari perchè per produrre il cibo che mangiamo è necessaria molta acqua, una risorsa sempre più preziosa.

Ecco alcuni dati forniti dal sito dell'UNESCO: per un kg di lattuga l'impronta è di 130 litri d'acqua, per i pomidoro 180 l, per i fagiolini 400 l, per l'arancia 460 l, per la mela 700 l, per le ciliegie 1540 l, per la prugna 3000 l, per le nocciole 6900 l, per le mandorle 9800 litri/kg. Passando alle carni si va dai 1.770 l per un kg di tacchino, i 3.900 l per il pollo,, i 4.800 litri per il maiale, e i 15.000 litri per il manzo, mentre il fabbisogno idrico per produrre 1 uovo è di 200 litri.

Per ogni kg di pasta occorrono 1560 litri di acqua, di più per il riso (3400 l). Il cioccolato è terribile: 24000 litri di acqua per ogni kg!

Cambiamento delle abitudini alimentari ma anche delle abitudini sociali e intime. Una pipì manda nelle fogne circa 10 litri di acqua pulita, un lavaggio di denti ad acqua aperta ne brucia 60/70 litri. Moltiplicateli per il numero di abitanti e di ripetizioni e i valori saranno altissimi.

 

Nessun settore può pensare di essere esente da responsabilità

I diversi esempi presentati fanno comprendere come non esista un settore che possa pensare di essere esente da resposabilità e non debba cambiare. Tutto questo richiede però una guida tecnica, basata su informazioni di carattere scientifico e non vincolate da politiche populiste territoriali. Impianti eolici, termovalorizzatori, riduzione della velocità massima dei mezzi, spostamento degli investimenti e delle sovvenzioni solo sulle attività più sostenibili ... non possono essere applicate sempre sulla "terra degli altri".

Occorre essere sostenibili anche "nel proprio giardino".