Restauro, conservazione e identità storica

Il dibattito a livello europeo sul tema del restauro ha origine alla fine del Seicento e nel corso dei secoli ha individuato percorsi teorici diversificati e rinnovati atteggiamenti critici nel confronto con i manufatti del patrimonio storico artistico. Dalle teorie di John Ruskin (1818-1900), al restauro storico, al restauro filologico; in Italia nei primi del novecento Gustavo Giovannoni introduce il concetto di restauro scientifico (che coinvolge oltre alla figura dell’architetto anche altre figure professionali come chimici, geologi etc., con lo scopo di supporto alle tecniche di intervento sui manufatti artistici/architettonici). Negli anni Sessanta con una rinnovata consapevolezza figure come Cesare Brandi spostano l’atteggiamento verso il restauro critico dei manufatti indirizzando ad una sensibilità maggiore verso i materiali. Negli anni Settanta l’atteggiamento critico nei confronti dei manufatti e dei sui costituenti materici porta all’elaborazione del concetto di conservazione. L’atteggiamento contemporaneo a livello europeo è diversificato, seppur nella comune prospettiva di salvaguardia e tutela dei materiali e dell’identità del patrimonio storico.
Esempi sono gli interventi del Restauro della Ex Chiesa di S.Antonio e Orti delle Clarisse di2TR_Architettura o il Restauro del Neues Museum di Berlino dell’architetto David Chipperfield (figura 1).
 
    
 
Così invece i nuovi interventi delle architetture parassite che ripristinano e trasformano/alterano le funzioni/configurazioni originarie dei manufatti si interfacciano con una manifesta sovrapposizione al manufatto storico in una chiara e leggibile contrapposizione. Alcuni esempi l’intervento a Colonia di Manuel Herz (legal/illegal. 2003) e l’intervento 192 Shoreham Street degli arhitetti Project Orange.
 
La comunità europea interpretando questo fervente panorama e in vista di una crescente attenzione alla riqualificazione del patrimonio storico e urbano ha sentito la necessità di esprimere delle linee guida che indirizzassero non solo una lettura in senso lato del paesaggio ma, seppur lasciando maggiore libertà formale su alcuni contenuti figurativi, che ponessero una chiara ed univoca direzione agli aspetti processuali con la precisa volontà di “armonizzare” il quadro normativo europeo. La chiara separazione tra aspetto figurativo del restauro e i materiali di consolidamento si muove su differenti piani normativi. 
 
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