Poche INFRASTRUTTURE e OPERE PUBBLICHE: allarme dal CNI

Un’analisi del Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri mostra come appena il 16% delle opere previste dalla Legge Obiettivo del 2011 siano state realizzate, per un valore corrispondente solo al 7,7% di quanto messo fino ad oggi a gara. Intanto, in sette anni gli investimenti in costruzioni hanno registrato una flessione del 25,5% e quelli riguardanti le opere pubbliche del 37,7%.
Zambrano: “Siamo all’allarme rosso. Possiamo uscirne solo definendo un nuovo piano organico per le infrastrutture, realizzato utilizzando meglio le norme sugli appalti”.
 
Le infrastrutture e le opere pubbliche rappresentano delle opportunità per i territori o si sono piuttosto trasformate in criticità? A questa ed altre domande risponde uno studio realizzato dal Centro Studi del Consiglio Nazionale degli ingegneri dal titolo “Opere pubbliche: criticità e prospettive nello scenario europeo”, presentato di recente a Mestre.
Alcuni elementi - tra i quali la realizzazione di appena il 16% degli interventi previsti dalla Legge Obiettivo del 2001, per un valore totale pari al 7,7% di quanto messo a gara - farebbero propendere per la seconda ipotesi, la più pessimista.
Sebbene ultimamente si registrino dei segnali di attenuazione della crisi economica, i dati del Centro Studi CNI mostrano quanto sia arduo il recupero del terreno perduto. Tra il 2007 e il 2014, infatti, il decremento nel settore delle costruzioni è stato del 25,5%. E’ andata anche peggio alla componente delle opere pubbliche, crollata del 37,7%. Nel frattempo la flessione degli investimenti fissi lordi totali è stata del 21,8%.
Il Centro Studi CNI mostra come nel 2014 la spesa dello Stato per infrastrutture materiali si è attestata a 25,4 miliardi di euro, il valore più basso dal 2000. Il dato è molto preoccupante
perché il settore delle costruzioni rappresenta il 51% degli investimenti fissi lordi totali.
Preoccupa anche il fatto che in gran parte dei Paesi europei nel 2013 il ciclo è ritornato ad essere moderatamente espansivo, mentre in Italia è proseguita la fase discendente.
 
“L’analisi effettuata dal nostro Centro Studi – ha commentato Armando Zambrano, Presidente del CNI – dimostra, ancora una volta, come la situazione sia da allarme rosso. L’enorme flessione degli investimenti, soprattutto nel settore delle costruzioni, oltre alla scarsa percentuale di realizzazione delle opere previste, hanno cominciato ad assumere un carattere strutturale. E’ possibile uscire da questa situazione soltanto attraverso la definizione di un nuovo piano organico per le infrastrutture che però va realizzato utilizzando meglio le norme sugli appalti, evitando di ripetere gli errori compiuti in passato. Su questo terreno dal Governo ci aspettiamo fatti concreti”.
 
Entrando nel dettaglio, l’analisi del Centro Studi CNI mostra come, dei 735 interventi programmati dalla Legge Obiettivo del 2001, ne risultano aggiudicati solo 378. In termini di valore degli investimenti essi rappresentano meno di un terzo delle cifre previste: 44,8 miliardi di euro rispetto ai 150 miliardi programmati! Inoltre, molte opere aggiudicate non sono state avviate o hanno accumulato ritardi. Sono stati ultimati soltanto 117 interventi per 3,4 miliardi: appena il 7,7% di quanto messo fino ad oggi a gara. Tale ammontare ha poi generato varianti per 3,1 miliardi di euro, per una spesa complessiva di quasi 6,5 miliardi e, dunque, con il raddoppio degli importi messi a gara.