Campus UTEC, Lima: l’arena dell'apprendimento

 

Il Campus UTEC a Lima, disegnato da Grafton Architects, riunisce le più disparate condizioni derivanti dalla sua destinazione d’uso e dalla sua posizione in una dichiarazione architettonica potente.

Nel 2011, il Gruppo svizzero Hochschild cercava un architetto per una nuova università di Lima, di cui una prima parte era stata completata. Oltre 50 anni prima, l’industriale fondatore della nota azienda mineraria aveva creato in Perù un istituto tecnologico dove i giovani lavoratori poveri potevano ottenere un’istruzione adeguata per raggiungere un salario migliore e uno stile di vita più dignitoso. Il Campus universitario UTEC, una facoltà di ingegneria, è stato inteso come un tramite per l'aggiornamento del livello accademico dell'istituto.
Il cliente inizialmente pretendeva per il lavoro un architetto che avesse vinto un Premio Pritzker, poi invece si è convinto che un concorso, aperto ad architetti peruviani oltre che ad un elenco selezionato di professionisti internazionali, avrebbe portato ad una magnifica apertura sullo sviluppo in Perù. Così furono invitati circa 70 architetti stranieri e si iscrissero più di 130 giovani professionisti peruviani.

Il fascicolo era impegnativo a causa del sito di costruzione, che si trova accanto a un'autostrada molto trafficata, in fondo ad un burrone poco profondo che curva lungo un appezzamento esteso di un brullo terreno polveroso. Sul retro del sito c'è il tranquillo quartiere borghese di Barranco composto per lo più da case a due piani, sul margine occidentale, un ponte attraversa il burrone e incontra l'ingresso meridionale dell'autostrada mentre a sud-ovest c'è un parco ben curato che ospita il Museo d'Arte Moderna di Lima.

La posizione, a causa della sua topografia leggermente rialzata, offre viste attraverso pendii panoramici che si estendono verso il mare. Alla fine la Commissione ha assegnato il lavoro a quello che si rivelò essere il disegno fin dall'inizio più esaltante: il progetto di Grafton Architects. Gli stessi che avevano vinto il concorso per la costruzione dell’Università Luigi Bocconi di Milano, definita dai critici ‘un edificio audace, non solo fosse adatto ad esigenze accademiche, ma un magnifico contribuito all’integrazione in quel determinato contesto urbano impersonale.’

Il progetto così come è stato presentato al concorso di Lima è stato successivamente modificato dalle autorità locali per diminuire l’altezza complessiva, ma l'edificio, nella sua forma attuale, non ha perso l'impressionante aura del progetto originale: infatti, solo una metà del lingotto curvo del progetto proposto è stata costruito. Attualmente seicento studenti stanno utilizzando i tre piani inferiori, e l'università si aspetta di raddoppiare le iscrizioni dei studenti ad ogni semestre da qui in avanti, e solo quando l'edificio attuale avrà raggiunto la massima capienza ci sarà la piena volontà di iniziare la costruzione della seconda metà.



Sul lato nord, i pilastri in cemento armato si aprono a ventaglio verso il bordo curvo del sito, ma unificati da una lunga e continua lastra orizzontale collegata con una distribuzione quasi ritmica ai supporti verticali. Questo pentagramma architettonico fornisce un’intelaiatura regolare per lo sfoggio di diversi componenti strutturali funzionali e orizzontali. 'Le aule sono impilate e propendono verso nord in modo da creare un tipo di contenitore a sbalzo, al riparo dal sole diretto,' dicono Farrell e McNamara, fondatrici dello studio Grafton Architecs. 'Una brezza dall'oceano Pacifico soffia lungo la gola e raffredda gli spazi universitari.’

L'elevazione verso sud, al contrario, è stata ridotta, con i piani superiori che scendono verso la strada con una serie di aree terrazzate per le attività accademicche che prevedono anche la circolazione pedonale di studenti e docenti. L’abbondanza di frangisole, finestre e vuoti sui bordi dei piani sfalsati mitiga le proporzioni compatte di questa imponente costruzione. 'La struttura in calcestruzzo crea una sorta di montagna artificiale, scolpita,' dicono gli architetti. 'Essa costituisce la matrice, l'impalcatura, all'interno della quale scorre la vita. Lima ha un clima unico, essendo situata a meno di 1400 km dall'equatore, ma raffreddata dalla corrente di Humboldt: infatti tutti gli spazi di passaggio sono esterni, in modo che studenti e professori possano conoscere il clima speciale e sapere che sono a Lima e non avvolti in un ambiente con aria condizionata, ma legati alla propria città quotidianamente. Per noi, l'edificio è una speranza per un tipo di sostenibilità culturale e climatica - una Università peruviana'.

I grandi laboratori di ricerca, i laboratori più piccoli e le stanze di lettura sono situati ai piani inferiori, mentre le aule e gli altri spazi più piccoli si trovano nella parte superiore dell'edificio. ‘Il posizionamento delle sale più piccole ai piani superiori - spiegano gli architetti – ha comportato due risultati: i giardini sarebbero stati posizionati sui tetti degli spazi sottostanti e le stanze "appoggiate", tipo a mensola, avrebbero potuto funzionare come scudi per il sole e formare tipo una navata ombreggiata. Tutti gli spazi lavorativi godono di una vista sia del paesaggio che degli spazi interni.'
La complessa interazione tra gli elementi strutturali e funzionali dell'edificio crea all'interno un'atmosfera educativa allettante. Dalla sala d'ingresso principale, in successione, si incontrano spazi, balconi e scale che sembrano sospesi tra una ricca varietà di travi prefabbricate di diverse lunghezze e spessori. Grafton Architects descrivono questo come 'una struttura che sorregge lo spazio'. Questo sfoggio prodigioso di una statura piranesiana ha un'intensità estetica che priva la struttura del suo scopo meramente funzionale.



Anche a metà costruzione, l'edificio attuale è riuscito a creare una dichiarazione architettonica che esalta i suoi ambienti complessi, dalla sua robusta struttura, ai suoi spazi fluidi ad incastro, alla sua volumetria che riavvicina il dirupo e l'autostrada alla città che si estende verso sud.