I nuovi “Requisiti Minimi” per l’efficienza energetica degli edifici: l’applicazione ad un caso studio

Un esempio di applicazione del decreto “requisiti minimi” a un edificio di nuova costruzione mostra i limiti di un apparato normativo nuovamente concentrato sulla valutazione della prestazione energetica invernale degli edifici. Ci si sarebbe attesi di più, in un Paese che deve fronteggiare condizioni climatiche sempre più calde, con conseguente surriscaldamento degli ambienti ed elevati consumi per il raffrescamento.
 
Nei mesi scorsi in molti si sono interrogati su quali sarebbero state le valutazioni e le richieste definite dai nuovi decreti attuativi della L. 90/2013 in ricezione della Direttiva Europea EPBD recast sul risparmio energetico degli edifici.
Lunghi e laboriosi sono stati i lavori per la loro definizione, numerosi i confronti su diversi tavoli di lavoro e, anche se alcune delle proposte migliorative non sono alla fine state prese in considerazione, si è giunti alla definizione del nuovo apparato normativo contenente i “Requisiti Minimi” per l’efficienza energetica delle costruzioni. In un precedente articolo si era indagato su quali potessero essere le caratteristiche di un edificio “nearly Zero Energy Building” (nZEB), anche se non erano ancora definite le specifiche normative di riferimento, tentando di delineare al tempo stesso una proposta “Mediterranea” di nZEB.
Oggi, a qualche mese dall’entrata in vigore del decreto “Requisiti Minimi”, ci si interroga ancora su diversi punti della normativa non chiaramente specificati e si tirano le fila delle potenzialità. Ad una prima analisi non si possono purtroppo che rilevare notevoli carenze del testo, come sottolineato anche da altri autori. Si nota immediatamente come alcuni aspetti di vitale importanza quale, ad esempio, la valutazione della prestazione energetica estiva degli edifici, non siano stati ancora sufficientemente sviluppati. Le normative europee nascono in contesti ambientali caratterizzati da temperature medie meno elevate e da apporti solari estivi decisamente più limitati rispetto all’Italia. In un contesto climatico come il nostro, caratterizzato invece da molte zone con clima caldo e mediterraneo ed altre che, anche se più temperate, sono comunque sempre più soggette ai fenomeni di surriscaldamento globale, registrando, quindi, anch’esse temperature estive elevate, ci si sarebbe attesi una maggiore risposta alla problematica “estiva”.
 
Questo anche alla luce del fatto che sempre più studi confermano che i consumi energetici per il raffrescamento in molte regioni italiane superano quelli per il riscaldamento. L’introduzione degli indicatori di prestazione energetica invernale ed estiva da parte della nuova normativa (tab. 1a-1b) rischia invece di dare agli utenti finali errate indicazioni sul reale comportamento dell’edificio. Il presente articolo presenta un esempio di applicazione del decreto “requisiti minimi” a un caso studio di edificio di nuova costruzione, già presentato in un precedente lavoro.
L’obiettivo è rendere evidenti le prescrizioni normative che il progettista si trova oggi ad affrontare e verificare la reale efficacia del nuovo apparato normativo come supporto ad una progettazione realmente efficiente dal punto di vista energetico nel nostro Paese.

Applicazione ad un caso di studio
Sulla base degli studi precedentemente svolti, è stata condotta un’analisi sull’applicazione dei nuovi decreti ad un caso studio già elaborato per un precedente articolo. L’edificio si trova a Bologna, in zona climatica E, è un piccolo condominio a carattere residenziale, che si sviluppa su cinque piani.
 
KEYWORDS: DM Requisiti minimi, Nuova costruzione, Involucro, Efficienza Energetica, Nzeb
 


Articolo a cura di ANDIL tratto da CIL 166
 
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