Oltre il BIM: verso l'Internalizzazione o la Uberification?

L'acronimo BIM appare sempre più irrinunciabile quanto sempre meno significativo all'interno del paradigma del Digitally Enabled Built Environment.
 
Uno spunto particolarmente interessante è offerto, infatti, da Homly You (https://www.homly-you.com/), una iniziativa di Saint-Gobain (http://www.lemoniteur.fr/article/intermediation-homly-you-vise-les-10-000-artisans-references-a-la-fin-2017-33823285), che molto dice sulla vera posta in palio con la Digitalizzazione.
 
Anche in Italia fervono iniziative analoghe, anche se forse meno strutturate, come, ad esempio, Spoon City (http://www.village24.it/wp-content/uploads/2016/11/Village24-Restructura-Lucia-Rampanti.pdf).
 
La sostanza, infatti, è che il BIM, anzitutto sotto il profilo degli Strumenti, è veramente solo un dispositivo introduttivo per porre mano alla Riconfigurazione dei Modelli di Business, come ancora ribadisce recentemente il World Economic Forum, citando la Quarta Rivoluzione Industriale.
 
In definitiva, la traduzione dei documenti e delle azioni in Dati Computabili e Aggregabili (in Flussi Informativi) pone a confronto due possibilità sia per il Mondo Professionale sia per il Mondo Imprenditoriale: l'Internalizzazione e la Disintermediazione (o la Re-Intermediazione).
In entrambi i casi, l'Elemento Dimensionale è posto in primo piano, sia nella direzione di strutturare maggiormente le Organizzazioni Professionali e Imprenditoriali, reintegrando vecchi Specialismi e integrandone di nuovi, oggi dispersi e collegati debolmente in termini reticolari, oppure in quella di gestire l'Intelligenza Organizzativa delle Monadi (degli Operatori Frammentati), delegando al Mediatore Digitale (il Produttore?) il Governo delle stesse.
Ecco, dunque, che, per un Mercato così duramente provato dalla Grande Recessione, come quello domestico, l'accorciamento della Catena di Fornitura, di cui il BIM è dispositivo elettivo, può dispiegarsi digitalmente, sia pure in maniere apparentemente opposte, ma non necessariamente antitetiche.
Internalizzazione e Disintermediazione appaiono, pertanto, come i fattori che possano liquidare assetti organizzativi ormai destrutturati, lasciti esausti di un modello precedente la Crisi, piagati ormai dallo sfruttamento del lavoro intellettuale e dalla irregolarità di quello produttivo.
E' chiaro, perciò, come, in primo luogo per l'Imprenditorialità nel Settore delle Costruzioni, la ridefinizione dei contratti nazionali (e territoriali) di lavoro e la diffusione del BIM non sono altro che due risvolti intimamente correlati del Paradigma della Quarta Rivoluzione Industriale, che coniuga, per l'Ambiente Costruito, Circolare e Digitale.
Naturalmente, il tema non è più ulteriormente rinviabile: non è, infatti, più pensabile, tanto più in una oggettiva latenza di un mandato governativo di lungo periodo, eludere l'Evoluzione del Settore delle Costruzioni, così come sapientemente il CRESME l'ha dipinta, affrontando l'affaire come se si trattasse di Innovazioni miracolistiche e remote.
Se, in effetti, non si porrà urgentemente mano a un serio dibattito sull'argomento, vale a dire sugli Ecosistemi Digitali in cui si svolgano le Transazioni Avanzate, continueremo nel discettare di BIM Library e di altre amenità, perdendo completamente di vista il fatto che, alla fine, strumentalmente inciderà di più l'artigiano che introduce il Dato nel Digital Environment tramite il Mobile Device e che interagisce con gli Oggetti Sensorizzati (gli Objets Connectés, non a caso, sono al centro anch'essi della Strategia di Saint-Gobain) che non il BIM Co-ordinator che verifica il Modello Informativo Federato.

    

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