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Edifici in Cemento Armato nel Post Terremoto a Norcia: le prime verifiche

Primi esiti dei sopraluoghi agli edifici pubblici di Norcia dopo il terremoto.

Sono stato con i colleghi Fabrizio Paolacci di Roma Tre e Franco Di Fabio dell’Università dell’Aquila il 29 Agosto per un sopralluogo negli edifici pubblici: scuole ed ospedali. Avevo con i colleghi di Roma Tre fatto il punto sulle registrazioni di questa serie di eventi di fine Agosto 2016 e, con grande sorpresa, avevamo notato come le registrazioni cosiddette di Norcia risultassero della stessa intensità se non addirittura maggiori di quelle cosiddette di Amatrice. Certamente potevamo concludere che l’azione sismica a Norcia è stata intensissima, una di quelle che definiamo da sempre distruttiva.
Il picco di accelerazione del terreno è di circa 0,40 g e la massima risposta spettrale è di 1,8 g (5% di smorzamento), come si vede in figura 1. Ci aspettavamo quindi di trovare una situazione di dissesti piuttosto significativi in città e in particolare negli edifici da ispezionare. 

E’ stata quindi molto positiva l’impressione ricevuta durante le ispezioni. Gli edifici scolastici erano due in cemento armato, uno dei primi anni ’80, a pannelli prefabbricati rinforzato con un semplice intervento di inserimento di dissipatori nei giunti dopo il 2000, poi completato con un secondo corpo adiacente nel 2000 a telaio ed una palestra esterna sempre del 2000 con zona fondale e pilastri in cemento armato e copertura in legno lamellare, l’altro un edificio in cemento armato realizzato nel 1983 e rinforzato sismicamente con lavori finiti circa due anni fa con controventi dissipativi.
Si tratta di edifici molto rappresentativi delle costruzioni dell’epoca. Anche gli interventi di rinforzo piuttosto tipici delle possibilità che le nuove tecnologie consentono [1]. 

 

 


I danni nel primo edificio, a pannelli prefabbricati e solai gettati in opera su predalles, sono: qualche modesta cricca di nessun conto e l’evidenziazione dei giunti di passaggio col nuovo corpo, non troppo curati, uno scaldabagno che, per le alte accelerazioni, ha divelto i tasselli di fissaggio ed è caduto a terra rovinosamente, figura 2. D’altronde si tratta di un edificio a setti molto rigido.

 

  

 

 

 

 

Il giunto con a cavallo i dissipatori è intatto. A testimonianza delle accelerazioni dei piani, le lavagne erano spostate di un metro o più e qualche oggetto caduto, figura 3.

Il corpo più nuovo a telaio non presenta anch’esso nessun danno strutturale e cricche nelle tamponature ma nessun crollo anche non strutturale. Nessuno scaldabagno o oggetto particolarmente sollecitato è caduto. Questo corpo è meno rigido del precedente e più deformabile. Il giunto di divisione col corpo più rigido va sistemato.

La palestra ha le strutture intatte, le tamponature, molto alte, sono in ottime condizioni salvo quelle terminali in sommità, prive del cordolo. In un caso sono caduti i blocchi sommitali perché privi di un dispositivo di ritenuta metallico o di altro materiale. Là in alto le accelerazioni sono state molto elevate. Sarà semplice ripristinare il tutto.

Dopo aver ascoltato tante critiche a questa tecnologia costruttiva: il cemento armato, fatte in modo, a mio parere, piuttosto superficiale da molti non addetti, questi edifici sono esempi di ciò che succede quando una tecnica di per se sicura, è usata con professionalità, sia in fase progettuale che di realizzazione e manutenzione.

Edifici realizzati nel passato e rinforzati con semplicità e sapienza, hanno avuto un comportamento che definirei ottimo a fronte di un evento distruttivo.

Certamente l’esperienza Umbra dei terremoti del ’79 e del ‘97 non è stata vana. Ha consentito di disporre di fondi pubblici sufficienti ed ha spinto ad utilizzarli, anche e soprattutto per la sicurezza, ma non solo.

Nell’alto Lazio non vi sono stati terremoti significativi negli ultimi 30 o 40 anni. Non sono arrivati fondi pubblici significativi. Si è creata l’illusione che, avendo gli edifici resistito a terremoti che i residenti hanno giudicato forti, tutto fosse sicuro. Invece si trattava di terremoti lontani e l’esperienza è stata negativa anziché positiva. A mio modo di vedere si è ingenerata una falsa sensazione di sicurezza. Ad Amatrice hanno sentito il terremoto Umbro del ’97. Personalmente a Sellano nel ’97 stavo facendo un sopralluogo, è crollato un edificio dieci metri avanti a me. Là venne già fuori la polemica dei tetti pesanti aggiunti nelle ristrutturazioni post terremoto del 1979. Quella esperienza, anche mia, fu preziosa per l’Umbria. Ad Amatrice tale terremoto fu sentito, ma fece solo un po’ di paura, senza danni! Certo eravamo lontani ed il terremoto arrivò attenuato. Non furono quindi gli edifici a sopportare bene l’azione sismica, ma quest’ultima ad essere poco significativa. Non sono le tecniche costruttive ad essere pericolose o risolutive, ma il modo come sono impiegate. Norcia sembra rappresentare un esempio positivo e virtuoso. I ragazzi potranno rientrare a scuola sicuri e fiduciosi in tempi brevi.

Sempre a Norcia la vecchia scuola del 1950 in muratura, anch’essa rinforzata con catene dopo i terremoti, è sopravvissuta con danni non eccessivi, tuttavia non sarà possibile rientrare in tempi brevi poiché i danni sono alle pareti murarie portanti. E’ successo ciò che era giusto e logico. Si è dimostrata tuttavia la superiorità tecnica delle scuole realizzate più di recente, dopo il 1980, in cemento armato, rispetto a quella in muratura, che pur a retto, ma con danni che non ne consentono il riuso in tempi brevi.

[1] Bergami A, Nuti C (2013). A design procedure of dissipative braces for seismic upgrading structures for seismic upgrading structures. EARTHQUAKE AND STRUCTURES, vol. 4, p. 85-108, ISSN: 2092-7614.
 

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