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Paesaggi rinnovabili: un documento che può risolvere il corto-circuito paradossale che si è innescato

Il 9 dicembre 2022 le associazioni ambientaliste Legambiente, FAI e WWF Italia hanno pubblicato il documento “Paesaggi rinnovabili” con il quale inaugurano un nuovo approccio nel rapporto fra Paesaggio e gli impianti per la produzione di energie rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico.
Si tratta di un documento estremamente importante perché potrebbe finalmente risolvere il corto-circuito paradossale che si è innescato: paesaggio contro paesaggio.

La grande bellezza

Il Paesaggio italiano è universalmente riconosciuto come la Bellezza a cielo aperto, come una combinazione fantastica, poetica e spirituale della stratificazione geologica e della mano dell’uomo, di bellezze naturali e di arte, di storia e cultura e per tramandarlo è necessario proteggerlo perché è fragile e delicato come un quadro o una statua, un fiore da maneggiare con cura.

É in parte creazione di Dio e in parte opera dell’uomo.

Da tempo la bellezza del Paesaggio è insidiata da un esercito agguerrito di nemici:

  • gli eventi naturali, come il terremoto che distrugge i Paesi e l’opera del tempo, che lentamente sgretola rocce e monumenti;
  • la mano dell’Homo oeconomicus, che ha distrutto l’armonia di molti territori con interventi invasivi che non si integrano nel tessuto naturale pur di trarne un beneficio economico personale;
  • l’incuria incivile ed ignorante degli abitanti, che hanno disseminato il territorio italiano di brutture, di discariche abusive, di case non finite e già abbandonate, di interi quartiere sorti abusivamente in una notte nella speranza di un successivo condono, di edifici costruiti in zone delicate che ne hanno determinato la rottura del fragile equilibrio statico e idrico, di quartieri-lager, dove lo squallore ambientale è causa di disagio umano e di violenza sociale; di una lunga teoria di antenne, di parabole satellitari, di cartelloni pubblicitari, di condizionatori disseminati ovunque;
  • il “cambiamento climatico”, nemico potente, agguerrito, perfido. Causa fenomeni disastrosi per il Paesaggio: prolungati periodi di siccità alternati ad alluvioni devastanti e a bombe d’acqua improvvise; innalzamento della temperatura media che causa lo scioglimento dei ghiacciai perenni e l’inaridimento di vaste aree fertili.

Le difese che abbiamo messo in campo per proteggerci da questi eserciti nemici sono state molte e diverse:

  • a difesa dagli eventi naturali abbiamo messo squadre di scienziati, di tecnici, la protezione civile e tutti gli apparati statali e locali;
  • per fermare l’egoismo distruttivo dell’Homo oeconomicus abbiamo pubblicato il Codice del Paesaggio e dell’Ambiente e numerose normative statali e locali;
  • per difendere il Paesaggio dalle conseguenze dovute al cambiamento climatico, gli scienziati ci hanno spiegato che dobbiamo, in tempi brevissimi e con una determinazione feroce, passare da una società fossile, una società, cioè, che si alimenta con energia ricavata dalla combustione di fonti fossili quali il petrolio, il metano, il gas naturale, a una società carbon-free, una società che si alimenta esclusivamente con energia rinnovabile, in primis l’energia fotovoltaica ed eolica. La strada che ci deve condurre verso questa società rinnovabile l’abbiamo chiamata transizione ecologica e su di essa abbiamo fissato due tappe importanti, decisive: una tappa intermedia al 2030, data alla quale dobbiamo aver già diminuito del 55-60% le emissioni di gas clima-alteranti rispetto a quelle degli anni ‘90 del secolo scorso, e la tappa finale, il traguardo, del 2050, data alla quale le emissioni dovrebbero essere pari a zero. Ciò significa, per quanto detto, che in questi anni, da oggi al 2050, dobbiamo mettere in campo un numero elevato e sufficiente di impianti fotovoltaici ed eolici da garantirci il raggiungimento del traguardo intermedio e di quello finale;
  • dall’incuria umana e sociale ci aiutano a proteggerci le Associazioni ambientaliste che con denunce, proposte, studi e convegni cercano di creare interesse e sensibilità nei cittadini e nelle istituzioni. Svolgono un ruolo prezioso e per questo partecipano a pieno titolo e con un ruolo importante, nelle decisioni in materia di Paesaggio. Fra le Associazioni ambientaliste più importanti possiamo annoverare Legambiente, Italia Nostra, il WWF Italia, il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), Greenpeace. Queste associazioni, dicevamo, hanno un grande peso nel dibattito culturale e legislativo e sono pertanto molto ascoltate dalle Soprintendenze quando le loro decisioni riguardano aspetti legati alla conservazione e alla trasformazione del Paesaggio.

Un corto-circuito paradossale: paesaggio contro paesaggio

È lampante che il Paesaggio, nella sua accezione di unione dei territori italiani, si trovi essere da una parte la vittima dei cambiamenti climatici e dall’altra la soluzione a questo suo problema, in quanto può ospitare in esso gli impianti fotovoltaici ed eolici che devono essere installati, così da annullare gli effetti nefasti e pericolosi dovuti ai cambiamenti climatici, e proteggerlo, così, definitivamente.

Potrebbe sembrare la soluzione. Una soluzione semplice con un lieto fine.

Purtroppo, non è così semplice né banale perché qui si è innescato, ormai da anni, un corto-circuito paradossale che in un film americano avrebbe questo titolo Paesaggio contro Paesaggio.

Infatti, le Associazioni Ambientaliste, e con loro le Soprintendenze, si sono da sempre schierate contro l’installazione degli impianti fotovoltaici, sia a terra che in copertura, specialmente all’interno dei centri storici, e contro l’installazione degli impianti eolici sia di terra che off-shore, cioè in mare aperto.

Dato che per l’installazione di questi impianti è necessaria l’approvazione del progetto da parte delle Soprintendenze e data la vicinanza culturale di queste alla sensibilità sul tema delle Associazioni ambientaliste, questo ha causato, e causa tuttora, un rallentamento dove non un vero e proprio stop all’iter di approvazione dei progetti di installazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile e pulita.

L’iter di approvazione di un impianto rinnovabile lo possiamo sintetizzare così:

  • il proponente inoltra richiesta a Terna, che è il gestore della rete elettrica nazionale, per la “connessione di iniziative rinnovabili”;
  • il proponente chiede la VIA, Valutazione di Impatto Ambientale. Fino al 2020 la procedura era espletata solo dalle Regioni. Poi, per gli impianti strategici per il futuro energetico nazionale, è stato deciso che ad occuparsene fossero due Commissioni VIA-VAS presso il Ministero della Transizione Ecologica;
  • le Commissioni esprimono il loro parere (positivo o negativo) che va controfirmato dal Ministero della Cultura (a cui fanno riferimento le Soprintendenze). Nel caso di controversie tra i Ministeri, il giudizio finale passa al Consiglio dei ministri che decide;
  • Nel caso di parere positivo, l’impianto deve ottenere il nulla-osta della Regione in cui verrà installato dell’impianto. In questa fase devono venire interpellate le Sovrintendenze territoriali che possiedono il diritto di veto.

Si tratta di un iter lunghissimo che porta all’approvazione finale solo pochissime delle richieste presentate.

L’ex presidente del Consiglio Mario Draghi ha usato l’espressione “lacci e lacciuoli” per spiegare il ruolo frenante della burocrazia.

Alcuni dati: negli anni precedenti alla data del 31.12.2020 erano pervenute a Terna richieste di connessione in alta tensione per una potenza totale di 95 GW di cui 57 GW per impianti fotovoltaici e 38 GW per impianti eolici, ma alla stessa data ancora tutte in attesa di approvazione, approvazione che spesso non arriverà mai! (dati Terna)

Nel rapporto Le Regioni e il Permitting, realizzato da R.E.gions2030 a cura di Elemens e Pubblic Affairs Advisors viene sviscerato lo sciagurato rapporto fra richieste di rinnovabili e le pratiche autorizzative. Nel 2021, si legge, sono state richieste autorizzazioni per 9.4 GW di eolico, ma non sono state ancora concesse (se mai lo saranno). Per la VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) sono fermi il 79,3% dei progetti presentati nel 2019, il 90% di quelli presentati nel 2020 e addirittura il 99,99% di quelli presentati nel 2021!

Anche per il fotovoltaico le richieste di autorizzazione sono costantemente cresciute dal 2018 arrivando a 15,7 GW nel 2021. Ma anche qui il rapporto ha denunciato che i procedimenti autorizzativi viaggiano così a rilento da bloccare l’installazione: il 48,4% dei progetti presentati nel 2019 è ancora in attesa del giudizio di compatibilità ambientale, il 79,5% delle richieste presentate nel 2020 (per 14,5 GW) è tutt’ora ferma, come pure il 92,4% delle richieste presentate nel 2021.

In molti casi, poi, il permesso arriva quando ormai il progetto risulta essere ormai tecnologicamente obsoleto per cui viene abbandonato.

Vediamo un altro dato su cui ragionare: la Strategia Italiana della transizione ecologica prevede che per tagliare il traguardo finale del 2050 di società totalmente rinnovabile sia necessario installare impianti che producano 290 GW di energia fotovoltaica e 102 GW di energia eolica. Dato che i molti scettici (molti dei quali spalleggiati abilmente e perfidamente dalla lobby del fossile) ritengono questo traguardo “utopistico” e coloro che lo perseguono “sognatori”, è importante far notare che le richieste inoltrate a Terna nel 2022 hanno raggiunto complessivamente i 300 GW di potenza da installare: questo significa che se tutte le procedure di richiesta presentate andassero a buon fine avremmo raggiunto, con buon anticipo, il traguardo finale!

Ma c’è un ma. E questo ma si chiama burocrazia e mancati permessi del Ministero della Cultura e delle Soprintendenze. Alcune cifre possono spiegare meglio: dei 300 GW richiesti a Terna solo 120 GW hanno iniziato concretamente l’iter di approvazione e di questi 120 solo 7 GW saranno esaminati dalle due Commissioni VIA-VAS entro l’anno 2022. Poi questi 7 GW dovranno essere esaminati e, eventualmente, approvati da Regioni e Soprintendenze locali. Non è un bel quadretto, direi.

È nota l’avversione del Ministero della Cultura, delle Soprintendenze e delle Associazioni ambientaliste verso gli impianti fotovoltaici ed eolici. E sono note anche alcune motivazioni paradossali a sostegno della negazione del permesso da parte delle Soprintendenze. Fra le altre il mancato nulla-osta ad un impianto fotovoltaico da installare su un tetto piano a Lecce e non visibile da terra motivato dal fatto che tale impianto poteva essere visibile da un elicottero o il diniego all’installazione di pannelli fotovoltaici su una pensilina di bus chiesta dal Comune di Bologna motivato dal fatto che poteva essere visibile dal parco della Montagnola, parco da cui peraltro si possono osservare centinaia di parabole, antenne e l’intero comparto della stazione Centrale di Bologna, non proprio un Paesaggio incontaminato da preservare.

Nelle loro lotte contro i mali che affliggono il Paesaggio, che ho in parte elencato sopra, e per le quali ne dobbiamo essere loro grati e riconoscenti, sembra che le Associazioni ambientaliste abbiano individuato nei pannelli fotovoltaici e nelle pale eoliche la “madre di tutti i mali”, senza forse comprendere che questi rappresentano, invece, la medicina al male che più rischia di fare danni a quello stesso Paesaggio che loro vorrebbero difendere: le conseguenze del cambiamento climatico. Per inciso il cambiamento climatico e la mancanza di energia rappresentano un grave problema non solo per il Paesaggio ma anche per la nostra economia, per la nostra società e, addirittura, per la sopravvivenza della vita umana su questo Pianeta.

Giusto per fare capire dove può portarci questa loro miopia intransigente.

L'articolo continua analizzando i punti del documento comune intitolato “Paesaggi rinnovabili, 12 proposte per una giusta transizione ecologica” realizzato dalle tre associazioni ambientaliste Legambiente, FAI e WWF Italia.

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