Adeguamento sismico, numeri e costi per la messa in sicurezza degli edifici in Italia

Le tragiche conseguenze del terremoto di Ischia hanno riaperto il dibattito sulla prevenzione e sugli investimenti da effettuare in relazione alle abitazioni che si trovano nelle zone a maggior rischio (zona , zona 2).

In Italia godiamo di una delle legislazioni piu’ all’avanguaria, in tema di normativa antisismica, almeno sulle nuove costruzioni. E in un Paese dove l'edilizia storica rappresenta l'80-90 per cento, significa mettere in sicurezza solo una piccola fetta di territorio.

Qual è la reale dimensione del numero di edifici a rischio?
Secondo la classificazione sismica dei comuni italiani della Protezione Civile (marzo 2015) oltre il 44 % del territorio nazionale è esposto a rischio sismico elevato (zona sismica 1, zona sismica 2 > pari al 36% dei comuni italiani) e il 60 % degli edifici è stato costruito prima del 1971, cioè quando sono entrate in vigore le prime norme antisismiche sulle nuove costruzioni (1974). Nelle area a piu’ elevato rischio sismico risiedono 22,2 milioni di persone, 8,9 milioni di famiglie, si trovano oltre 6,1 milioni di edifici di cui quasi 1 milione ad uso produttivo con 4,7 milioni di addetti distribuiti in 1,5 milioni di unità locali. Almeno un terzo degli immobili andrebbe adeguato.

Quali sono i costi per l’adeguamento sismico degli edifici nel territorio italiano?
Secondo Mauro Dolce, uno dei direttori generali del Dipartimento della Protezione Civile «per l’adeguamento sismico degli edifici pubblici serve una cifra sull’ordine di 50 miliardi». A questa somma va poi aggiunta quella per sistemare gli edifici privati, che però non può essere calcolato con precisione perché i proprietari degli edifici possono scegliere tra interventi di messa in sicurezza con costi diversi, variabili da 300 a 800 euro per metro quadrato. Per questo le stime possono variare. Secondo quelle fatte dal Consiglio nazionale degli ingegneri nel 2013 basandosi sui dati Istat, Cresme e della Protezione Civile, servirebbero circa 93,7 miliardi di euro per mettere in sicurezza le case di tutti gli italiani. E di questi, una quota del 30% e’ rappresentata dagli edifici a elevato rischio sismico (quelli cioè che si trovano in una zona 1 e 2, circa il 44 % della superficie italiana).

Quali sono gli incentivi per l’adeguamento sismico degli edifici nel territorio italiano?
Dallo scorso febbraio il Governo come sappiamo ha messo a disposizione il SISMABONUS proprio per agevolare gli interventi di adeguamento e miglioramento strutturale. La detrazione è rivolta agli edifici ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3, ed è pari al 50% per i lavori eseguiti dal 2017 al 2021, ma si può spingere fino al 70% se migliora di una classe di rischio (l’assegnazione della classe di rischio sismico dell’edificio deve essere effettuata dal professionista) e fino all’80% se migliora di due classi. Può raggiungere anche l’85%, ma solo per gli edifici condominiali. In ogni caso il valore complessivo della spesa non potrà superare 96 mila euro.

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