Progettazione architettonica: gli architetti chiedono l'esclusiva, gli ingegneri insorgono

Progettazione architettonica: gli architetti chiedono l'esclusiva, gli ingegneri insorgono

Matteo Peppucci - INGENIO 14/06/2018 3097

Progettazione: gli architetti hanno redatto un documento di lavoro contenente alcuni principi per la formulazione di una proposta di legge sull'architettura. Immediata la reazione del CNI

Storie tese, tra Architetti e Ingegneri, per una presunta proposta di legge redatta dai primi e il cui testo, che circola da alcuni giorni, riporta i loghi del Congresso Nazionale degli Architetti (Cnappc) e del relativo Consiglio Nazionale.

Il documento di lavoro degli Architetti

Esattamente, si tratta di un documento di lavoro contenente principi che gli architetti italiani intendono offrire al legislatore per la formulazione di una proposta di legge, pubblicato sul sito ufficiale dell'ottavo Congresso Nazionale degli Architetti, che si svolgerà a Roma dal 5 al 7 luglio prossimi. 

Nel documento è stato condotto uno studio sistematico delle Leggi europee, delle bozze di legge italiane e delle proposte di normativa regionale, per individuare le metodologie migliori per conseguire gli obiettivi di promozione, tutela e sviluppo dell'Architettura. È stata quindi redatta una bozza di articolato che, dopo la discussione con tutte le figure coinvolte, sarà sottoposta al controllo di congruità Costituzionale.

L'introduzione alla bozza, titolata "legge quadro in materia di politiche per l'architettura", è incentrata sulle caratteristiche del nostro Paese, che secondo gli Architetti mostra "una diversificazione non riscontrabile in nessun altro Paese al mondo, con città caratterizzate da una storia architettonica in evoluzione da migliaia di anni, territori fortemente antropizzati, centri urbani che si susseguono, spesso, senza soluzione di continuità, con sovrapposizioni fisiche e storiche enormemente complesse, in cui la trasformazione del paesaggio e del costruito è parte del patrimonio culturale, espressione dell’identità storica e della cultura collettiva, risorsa strategica delle politiche di sviluppo del Paese".

Il punto chiave però è più avanti: per gli Architetti infatti è necessaria la definizione di una legge quadro "finalizzata a garantire il benessere della collettività e delle generazioni future, riconoscendo l'architettura e il paesaggio come patrimonio comune di interesse pubblico primario".

Il documento - o forse meglio dire il DDL? - punta a individuare le politiche di indirizzo per la valorizzazione, la promozione, la diffusione e il miglioramento dell'architettura e l'educazione verso la cultura architettonica, introducendo:

  • la definizione di architettura e di qualità dell'architettura;
  • la definizione di progetto come opera dell'ingegno e l'importanza fondamentale del progetto di qualità per il benessere e la coesione sociale, il miglioramento ambientale, lo sviluppo economico, la sicurezza e la compatibilità ambientale;
  • il riconoscimento delle figure professionali ammesse ad operare per il bene pubblico.

Sull'ultimo, delicato punto, si spiega che "per garantire all’uomo di vivere in uno spazio che non crei, ma risolva disagi sociali e ponga le condizioni per una vita qualitativamente elevata, è necessario l'intervento di tecnici specialisti" e che "riconoscere le competenze degli specialisti è un atto di progresso civile".

A livello normativo, si pone l'accento sul regio decreto 2537/1925, quello che riserva all'Architetto la progettazione architettonica, il restauro e il ripristino degli edifici di carattere storico-artistico, ammettendo gli Ingegneri per la parte tecnica, e sulla sentenza n.21/2014 del Consiglio di Stato, che ha chiarito la legittimità dell'esclusione degli ingegneri dalla direzione di lavori su immobili di interesse storico-artistico, di competenza esclusiva degli architetti

La trasposizione è in definitiva all'attualità: "dopo quasi 100 anni dalla legge del 1925 - si legge nella bozza - molto è cambiato: non ci si può limitare al riconoscimento dell'edificio di carattere ‘storico artistico’, perché nella maggior parte dei centri urbani è il tessuto stesso che assume carattere storico artistico. Ciò comporta che intervenire su un edificio che non ha caratteristiche storico/artistiche ma è inserito in un tessuto di questa natura, sia esso ‘centro storico’ o ‘territorio storico’ (definito da un piano territoriale), necessita delle stesse competenze esclusive".

Per gli Architetti, il tutto è giustificato anche dalle tendenze europee: in Francia, il progetto architettonico è di esclusiva competenza dell'Architetto, così come in Portogallo, mentre la Spagna specifica che l'architetto opera in tutti i casi nei quali il progetto riguarda la presenza umana.

Insomma, il principio fondamentale a cui tende il documento di lavoro, che cita anche la direttiva UE 2005/36 è questo: "nei centri storici e nei territori storici, le varie discipline professionali coinvolte nel processo di trasformazione del territorio devono coordinarsi all’interno del processo, ma l’attività di progettazione architettonica, e quindi anche del coordinamento delle riflessioni e delle ipotesi risolutive, deve essere riservata a chi ha formazione e quindi competenza per poterla esercitare: l’architetto PPC, nell’ambito delle rispettive competenze (art II comma B della Risoluzione Europea 2001/C73/04)".

La risposta degli Ingegneri

Il CNI, sollecitato da diversi Ordini regionali sul tema, ha pubblicato la circolare 252 del 12 giugno 2018 dove si assicura "che ogni iniziativa legislativa tesa a limitare la legittima competenza degli ingegneri è stata sempre ben attenzionata e tempestivamente contrastata da questo Consiglio Nazionale, con successo, e ciò avverrà anche in questo caso, ove la proposta, allo stato, a quanto pare, di bozza di documento di principi e non di articolato, dovesse intraprendere un cammino parlamentare".