Tettoie per parcheggi auto: ecco il confine tra permesso di costruire ed edilizia libera. Come evitare l'abuso

Consiglio di Stato: per stabilire se sia necessario o meno il permesso di costruire per una struttura volta a realizzare la copertura, bisogna comprendere se questa è un semplice elemento di arredo oppure una tettoia per posti auto

Tettoie e pensiline: il confine tra edilizia libera e nuova costruzioneServe o no il permesso di costruire per una tettoia per posti auto? Dipende. Ok, ma da cosa: se si realizza una copertura aperta su tutti i lati, non si può ritenere attività di edilizia libera? Tutte domande molto importanti, che interessano non solo ai professionisti tecnici ma anche a normali cittadini che, ad esempio, decidono di 'ricoprire' con una tettoia un 'pezzo' di cortile dedicato al parcheggio delle automobili.

Pensiamo ad esempio ad uno spazio aperto su tutti e quattro i lati e coperto da una struttura metallica retrattile, azionabile con un telecomando. Per le regole urbanistica, questo tipo di opera è considerabile quale "nuova costruzione" per la quale è necessaria l'autorizzazione amministrativa oppure si tratta di edilizia libera su cui non ricade alcun onere?

Tettoie e pensiline posti auto: nuova costruzione o edilizia libera?

Le tettoie o pensiline per auto sono da considerarsi nuove costruzioni o edilizia libera? Alla domanda ha risposto un'interessante sentenza recente del Consiglio di Stato, la n.4177 del 9 luglio scorso.

Nel caso all'esame di Palazzo Spada, il proprietario di un'auto aveva fatto installare un manufatto in metallo, aperto su tutti i lati, dotato di una tettoia in lamelle movibili elettricamente, destinato a coprire il posto auto.

La Polizia municipale, sulla base del verbale dei vigili, aveva qualificato il manufatto come "costruzione di una tettoia per posti auto", rientrante nel concetto di nuova costruzione e, come tale, bisognosa del permesso di costruire rilasciato dal Comune. Ciò perché secondo la PM l'opera era destinata in forma stabile a coprire la macchina del proprietario, tramite una struttura portante in metallo, con una copertura rigida (benché apribile a farfalla) e ancorata al suolo tramite l'ancoraggio a elementi piantati dentro terra in modo stabile.

Da qui, era quindi scattato il procedimento penale nei confronti del proprietario con l'ordine di demolizione seguente. Il proprietario dell'auto ha presentato ricorso al Consiglio di Stato che, alla fine, ha accolto l'appello. Vediamo perché!

Tettoie per parcheggi auto: le regole del gioco

In linea di massima, per realizzare una tettoia per posti auto sia necessario il permesso di costruire. Ciò perché la funzione della struttura è fissa, non temporanea, incide sull'assetto del territorio e crea una superficie coperta in modo stabile e permanente. Solo le costruzioni facilmente rimovibili e senza ancoraggi al suolo rientrano nell'edilizia libera e richiedono una semplice DIA (dichiarazione di inizio lavori).

Ma per il Consiglio di Stato, è importante valutare se si tratti di un semplice elemento di arredo oppure di una tettoia realizzata ad hoc per dei posti auto. Insomma: l'elemento discriminante tra la tettoia per posto auto che necessita di permesso di costruire e quella che invece richiede solo la DIA è nella dimensione della stessa. Se la copertura è particolarmente estesa sarà necessario il permesso di costruire, altrimenti basta la denuncia di inizio attività.

Quindi le tettoie per auto, essendo strutture non facilmente rimovibili, destinate a un uso stabile nel tempo (non quindi temporaneo), richiedono le specifiche autorizzazioni del comune di pertinenza (permesso di costruire) per essere costruite. Senza, scatta l'abuso edilizio con consguente demolizione.

Tettoie di copertura: basta una semplice DIA

Se la tettoia, invece, non serve alla copertura delle auto, ma solo a garantire ombra e riparo dal sole, è coperta da una struttura in lamiera retrattile ed è aperta su tutti e quattro i lati, rientra nel concetto di edilizia libera.

Non servono, quindi, né il permesso di costruire, né la Scia, né la Dia: non è un abuso edilizio. Questo perché una tettoia del genere (come, appunto, quella del 'nostro' caso) è in realtà un semplice elemento di arredo urbano, destinato alla migliore fruizione dello spazio esterno, da realizzare in regime di edilizia libera in quanto non determina né volumi chiusi, né aumenta la superficie utile (essendo aperta su tutti i lati ed anche verso l'alto).

Se l'opera è ancorata al suolo è irrilevante: in tal caso l'ancoraggio serve a non far cadere la stessa in caso di vento forte o maltempo, con potenziale pericolo per l'incolumità pubblica. Non si può quindi parlare di nuova costruzione, soggetta alla licenza edilizia, tutte le volte in cui la tettoia non comporti una trasformazione del territorio. L'opera, aperta su tutti e quattro i lati e con copertura retrattile, non crea alcun nuovo volume o superficie.

In definitiva, il Consiglio di Stato ritiene che l'opera debba essere qualificata come un elemento di arredo urbano funzionale alla fruizione del cortile interno della proprietà e, come tale, sia del tutto legittima in quanto la struttura non comporta né un aumento del volume e della superficie coperta, né la creazione di un nuovo organismo edilizio; non altera il prospetto o la sagoma dell'edificio, non modifica la destinazione d'uso degli spazi interni ed è facilmente e completamente rimovibile.

LA SENTENZA INTEGRALE' E' DISPONIBILE IN FORMATO PDF