Antonio Borri: Ministro Bonisoli, senza sicurezza non c’è conservazione

Signor Ministro Bonisoli,

Ministro alberto-bonisoli-2.jpgil crollo della Chiesa di San Giuseppe dei falegnami a Roma è l’ennesimo esempio di quelle precarietà strutturali in cui versano molti dei nostri monumenti, precarietà che trovano, soprattutto nel sisma (ma, evidentemente, non solo in quello) un impietoso giudice. 

Non intendo parlare del caso specifico, anche per mancanza di adeguate informazioni tecniche, tuttavia prendo spunto da esso e dall’articolo dell’Ing. Dari (Crolla il tetto di un’altra Chiesa: Min. Bonisoli, è giunta l’ora di proteggere il patrimonio culturale italiano?), per ricordare i tantissimi crolli di chiese e di altri beni architettonici avvenuti a causa di carenze strutturali evidenziatesi (anche) in occasione dei terremoti.

Eventi che, come sappiamo, si ripetono in maniera quasi sistematica in aree ormai ben conosciute.

Crollo di San Benedetto di Norcia

Ricordare i crolli

Ricordare quei crolli è importante, perché ci mostrano quello che ci riserva il futuro più o meno prossimo.

Certo, la stabilità delle chiese è un tema complesso e difficile, tant’è che moltissime sono collassate facendo talvolta molte vittime. Nel passato però spesso si interveniva, aggiungendo presìdi e rinforzando efficacemente le strutture, anche tenendo bene in conto le esperienze di danneggiamenti già occorsi.

Negli ultimi anni, invece, si deve registrare una concezione spesso troppo “letteraria” del restauro, accompagnata da una visione ideologica della conservazione, che ci ha allontanato dalla concretezza e dalle esigenze strutturali instaurando la politica del NON intervento, o dell’intervento minimo strutturalmente insufficiente.

Crollate centinaia di chiese, perse tantissime opere d'arte

Crollo della Chiesa di San Giuseppe dei FalegnamiIl risultato è quello che abbiamo visto: la perdita di centinaia e centinaia di chiese, insieme alle tantissime opere d’arte che contenevano e che rappresentavano una ricchezza per quei territori anche dal punto di vista economico e sociale. 

Con questo approccio, non aderente alle realtà dei luoghi e delle loro storie sismiche, non si è riusciti a conservare un bel nulla, e sono andate distrutte quelle costruzioni, solo burocraticamente “tutelate”. 

Senza sicurezza non c’è conservazione

Troppo spesso ci si è dimenticati che senza sicurezza non c’è conservazione, se non quella delle macerie.

crollo santa maria di collemaggioSpesso, ciò è avvenuto solo per una insufficiente considerazione delle esigenze strutturali del manufatto in analisi, con conseguenti gravi errori nell’individuazione delle priorità d’intervento e dei lavori che si dovevano fare, indirizzati per lo più alla salvaguardia delle superfici e delle manifestazioni di degrado della 'pelle' dei monumenti, invece che ad assicurarsi, prima di tutto, della valida tenuta delle murature che dovevano sorreggere tali superfici ed i relativi affreschi.

C’è poi una evidente necessità di riequilibrio tra le esigenze della conservazione e quelle della sicurezza delle persone che frequentano i beni architettonici tutelati; quest’ultima, in sede tecnico-progettuale-attuativa, troppo spesso vede mortificate le sue necessità, paradossalmente scambiate per astruse richieste dettate da una eccessiva cautela strutturale.

Signor Ministro Bonisoli, a Lei, che ha la responsabilità della politica dei Beni Culturali nel nostro paese, chiedo: cosa deve succedere perché ci si ponga il problema della incolumità di chi frequenta questi edifici “tutelati”?  

crollo san francesco ad assisiDavvero bisogna aspettare che muoiano decine di persone perché si comprenda che le vite umane sono più importanti dell’eventuale “perdita di valore storico-artistico”, derivante da interventi strutturali efficaci?  E laddove queste perdite di valore sono così “inaccettabili”, non è il caso di chiudere quelle costruzioni o limitarne la fruibilità, invece di lasciare che quanti frequentano quegli edifici siano inconsapevolmente sottoposti a rischi così elevati?

La Commissione mista MiBACT - MIT

In questa direzione, qualcosa aveva fatto una Commissione mista MiBACT - MIT, voluta verso la fine dello scorso anno dal Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che dopo un lungo lavoro era arrivata ad un testo che, almeno su alcuni degli argomenti sopra esposti, costituiva un passo in avanti.

Ad esempio, si evidenziava l’importanza della sicurezza strutturale proprio per la conservazione del bene e veniva richiamata la necessità di un approccio multidisciplinare anche da parte delle Soprintendenze, approccio sin qui quasi completamente disatteso, per la (voluta) assenza di ingegneri all’interno del MiBACT (dove queste figure sembrano essere gradite solo nel ruolo “non ingombrante” di collaboratori esterni).

Passata l’attualità dell’argomento, quel testo è stato messo in disparte e nelle Soprintendenze le cose continuano ad andare avanti come se nulla fosse successo. 

Antonio Borri scrive al Ministro BonisoliSignor Ministro Bonisoli, i sismi ed i disastri purtroppo non sono certo finiti e bisognerebbe prepararsi per affrontare i prossimi eventi meglio di quanto è stato fatto sino ad ora.

La strada migliore per conservare in sicurezza quei beni e i loro fruitori si basa su un approccio multidisciplinare e su una stretta, leale e paritetica collaborazione tra le diverse competenze. 

L’alternativa (che, in molti casi, si sta ancora seguendo) è quella di considerare la sicurezza come un optional e confidare su Sant’Emidio per gli eventuali problemi ... 

Qual è la Sua scelta?