Dall'Information Model al Digital Twin: Strategie e Percorsi Formativi

Tutte le rappresentazioni dello sviluppo della maturità digitale nel Settore della Costruzione e dell'Immobiliare, tranne forse quella che si deve a Succar e a Kassem, presentano una natura lineare, per livelli (come per BSI) o per fasi (come per ISO).

La verità è, tuttavia, che «andare oltre il (o al) BIM» significa, nel momento medesimo nel quale ci si accinge a iniziare in maniera capillare un percorso di disseminazione e di alfabetizzazione digitale per il settore, guardare a nuovi profili professionali che siano in grado, sul medio e sul lungo periodo, di costituire il nucleo fondante di un nuovo mercato.

Nuovi profili professionali della digitalizzazione: il CDE Manager, Common Data Environment Manager

Un esempio di tale possibilità è offerto dal CDE Manager descritto nella norma UNI 11337-7:2018, un altro è configurato dal percorso biennale del Tecnico Superiore per la Smart City & Clean Energy Management erogato dalla Fondazione Green presso l'Area della Ricerca del CNR a Milano con l'apporto degli studiosi del DICATAM e del DII dell'Università degli Studi di Brescia che collaborano coll'eLux Lab.
Iniziative diverse, ulteriori, sulla stessa linea d'onda, saranno presto annunciate, in merito alla formazione post lauream.

Che cosa, dunque, sta accadendo allorché sta per esplodere la domanda, certamente essenziale, di BIM Specialist, di BIM Coordinator, di BIM Manager?

Che lentamente il mercato si sta accorgendo del valore del dato numerico e di come, per quanto gli obiettivi minimi di coordinamento e di coerenza delle attività (a iniziare da quelli relativi alla progettazione) siano forieri di benefici non indifferenti, le potenzialità computazionali che si dischiudono sono enormemente superiori.
Naturalmente, ben fanno gli atenei, incluso quello Bresciano, a offrire corsi di Master Universitario sul BIM Management, così come a permeare incrementalmente i corsi di laurea di I e di II Livello di contenuti digitali, ma la scelta strategica qui evocata si deve a un lungo percorso intrapreso molti anni or sono.

Se, d'altronde, il CDE Manager è, in nuce, un Data Scientist strategico che andrà a gestire l'ecosistema digitale in cui si muoveranno le organizzazioni, le commesse e gli operatori, finalizzato a Business Intelligence e Artificial Intelligence, lo Smart City & Clean Energy Management Operator, in analogia a ciò che erano forse un tempo gli amministratori di rete, è un tecnico intermedio fondamentale per l'integrazione di sistemi (edifici, infrastrutture e reti) all'interno della Rigenerazione Urbana e dell'Agile Land.
 
L'orientamento strategico assunto dall'Ateneo Bresciano, o almeno da una parte di esso, attraverso una offerta di formazione, di ricerca e di consulenza, erogata direttamente o indirettamente è, perciò, quello di «aggirare» il cosiddetto BIM Management, per agire, ai livelli inferiori e superiori alla sfera tradizionale dei corsi di laurea, sui saperi e sulle competenze che saranno davvero rilevanti, sul medio e lungo periodo, per il Data-Driven Process Management.
 
È chiaro, perciò, che occorra per tempo intervenire negli interstizi appena adombrati, laddove al momento è in atto una narrazione avanzata, ma essa non è suffragata dalla disponibilità di esperti in grado di soddisfare operativamente le aspettative e gli scenari generati.
 
È palese, infatti, che tematiche come Information System, Artificial Intelligence, Networking, Cyber Security, Internet of Things, Big Data, Cloud Technology, Smart Home, Building Management System, non abbiano alcuna possibilità di essere ospitati sistematicamente, ad esempio, nei programmi formativi dell'Architettura e dell'Ingegneria Civile ed Edile.
Simili considerazioni varrebbero anche, ad esempio, per la Psicologia Cognitiva o per le Neuroscienze.
I vincoli istituzionali non lo permetterebbero né la classe docente sarebbe probabilmente disposta ad accogliere pienamente questa ipotesi.
 
Epperò, qui si tratta di immaginare l'imminente Mercato dell'Ambiente Costruito (e dei Servizi Interconnessi alla Persona), in cui le identità saranno più cangianti e flessibili, in cui l'integrazione tra gestori di reti, concessionari di infrastrutture, erogatori di servizi, attori della disintermediazione digitale, sarà estremamente intensa, accanto al ruolo esercitato dai tradizionali progettisti, produttori, distributori, costruttori e manutentori.
 
I nuovi percorsi formativi, che siano corsi di ITS o di Master, constatano, perciò, che l'offerta formativa istituzionale, per forza di cose e di mentalità, non possa introiettare, se non parzialmente e gradualmente, fabbisogni oggi non da tutti avvertiti, ma, al contrario, sempre più compresi dai newcomer, dai soggetti che solo ora, alle mutate condizioni, più che entrare nel Mercato della Costruzione e dell'Immobiliare, intendono, attraverso di esso, generarne uno inedito che, appunto, può assumere varie denominazioni.
 
Preso atto, allora, che la digitalizzazione del settore non possa assumere che velocità diverse, perseguire questi sentieri, più sconosciuti, significa tentare di formalizzare una offerta di servizi e di lavori tutta da conformare, oltre che una domanda corrispondente, che abbia una caratteristica fondamentale: comportare valori aggiunti elevati e relativo margine di redditività.
Si tratta, pertanto, di focalizzarsi sugli obiettivi, piuttosto che non sugli oggetti, sui servizi anziché sui cespiti, pur rilevanti: di interpretare geo-spazialmente le attitudini e i comportamenti degli attori sul territorio, di creare una nozione estesa di «infrastruttura» che, di fatto, renda obsoleta una concezione esclusivamente legata alla tangibilità dei cespiti.

Da Information Model a Digital Twin

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La locuzione di Digital Twin, non a caso, sta, nelle strategie governative, prepotentemente soppiantando quella di Information Model, compiendo un salto di scala (si guardi al National Digital Twin del Regno Unito), perché mira a investire tutti i «modi di funzionamento e di fruizione» di un bene immobiliare o infrastrutturale interconnesso (come chiamarlo in futuro?) simulabili e replicabili (o anticipabili) digitalmente, nel senso della loro virtualizzazione per via computazionale.
 
Non è un caso che il «gemello digitale» sia spesso equivocato, come se si trattasse della fedele ed esatta riproduzione immateriale statica di un cespite materiale, trascurando così ingenuamente non solo l'autentico significato dinamico del «modello», ma, soprattutto, tutto quello che il bene tangibile stesso può offrire per vie immateriali.
 
Tra l'altro, l'interpretazione digitale del As Built si è sempre, aporeticamente, dibattuta tra i due estremi, da un lato, di una interpretazione oggettuale derivante dal digital survey assai spesso più soggettiva e arbitraria di quanto non si dovesse (come se restituirne la consistenza geometrico-dimensionale non tenesse esenti dal compiere clamorosi errori interpretativi sul «funzionamento»), appunto, nonché, da un altro, di una assimilazione dello «specifico» al «tipo» che negava, ad esempio, le ragioni costitutive stesse della «conservazione dell'autentico singolare», giungendo a sistemi di sostituzione semi-automatica da machine learning delle immagini tridimensionali con «oggetti precostituiti».
 
I due elementi più evidenti del «gemello digitale» sono, infatti, la capacità di «legare», di relazionare dati numerici eterogenei, dispersi, (de)strutturabili (al fine del querying e del reasoning) e il grado di (inter)connessione del «doppio» con il suo «originale».
 
Il portato reale consiste, però, nel disporre della capacità di governare e di regolare fenomeni complessi entro cornici giuridiche e contrattuali attualmente sconosciute.
 
Di fatto, il «gemello digitale», sotto il profilo contrattuale, costituirà sia una parte inedita e consistente dell'oggetto del contratto di appalto o di concessione, laddove il cespite fisico diviene Connected Cyber Physical Built Asset, sia il «contenitore dinamico» del progetto e dell'erogazione dei Living Service.