Toninelli lancia la riorganizzazione del MIT: nasce il Ministero della Casa ?

I dipartimenti al MIT passano da due a tre, nasce il Dipartimento per lo sviluppo delle costruzioni civili

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Le sedia del sottosegretario Siri e del Viceministro Rixi sono ancora calde ... e si passa alla riorganizzazione totale del Ministero.

Il Ministro Danilo Toninelli ha convocato infatti i sindacati per il giorno 6 giugno per comunicare e discutere la proposta per una riorganizzazione del Ministero.

Già pronto il nuovo Organigramma e la bozza di decreto.

Numerose le novità: nascita  di un terzo Dipartimento, accorpamento e riorganizzazione di molte funzioni.

La riorganizzazione del MIT: tre dipartimenti

Dalla Bozza del decreto, inviata ai Sindacati, è possibile comprendere la nuova articolazione del Ministero, che per l'espletamento dei compiti ad esso demandati, sarà articolato, a livello centrale, in tre Dipartimenti, come di seguito indicati: 

  1. Dipartimento per lo sviluppo delle costruzioni edili e idriche, le risorse umane, strumentali e informatiche;
  2. Dipartimento per le infrastrutture viarie a rete;
  3. Dipartimento per i trasporti e la navigazione. 

I Dipartimenti si articoleranno in complessive 15 Direzioni generali.

Funzioni del Ministero: vigilanza della vigilanza

Dopo quanto successo sul Ponte Morandi il MIT lancia subito un messaggio, mettendo nel primo articolo della bozza del decreto della riforma la funzione di vigilanza sulla "Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA)"

Ma che cosa è ANSIFSA: è la nuova Agenzia per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali ed autostradali. Il 1° gennaio 2019 è nata infatti l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie e delle Infrastrutture Stradali ed Autostradali, istituita ai sensi dell'art. 12 del D.L. 109/2018, Decreto Genova, convertito con modificazioni con Legge 16 novembre 2018 n. 130.

La nuova Agenzia che, come ha dichiarato il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, nasce sull'esperienza di ANSF mutuandone il modello amministrativo e organizzativo, oltre ai compiti già svolti da ANSF, ai sensi del comma 3 dell'articolo 12, si dovrà occupare di una serie ulteriori importanti attività individuate nei commi 4, 4 bis e 4ter dello stesso articolo e precisamente:

  • verifica della corretta organizzazione dei processi di manutenzione da parte dei gestori, anche tramite verifiche ispettive a campione, al fine di obbligarli a mettere in atto le necessarie misure di controllo del rischio;

  • promozione dell'adozione di sistemi di gestione della sicurezza da parte dei Gestori;

  • sorveglianza sulle ispezioni di sicurezza previste a carico dei gestori ai sensi del D.Lgs. 15 marzo 2011 n.35;

  • promozione di un piano nazionale per il miglioramento degli standard di sicurezza della sede stradale;

  • svolgimento di attività di studio, ricerca e sperimentazione in materia di sicurezza delle infrastrutture stradali ed autostradali;

  • ai sensi del comma 4bis, le funzioni ispettive, di valutazione e verifica funzionale previste dagli artt. 11 e 12 del D.Lgs. 264/2006 sulle gallerie appartenenti alla rete stradale transeuropea e alla rete stradale extra TEN, previa individuazione delle misure a queste ultime applicabili;

  • ai sensi del comma 4ter, le funzioni ispettive e di vigilanza sui sistemi di trasporto rapido di massa secondo principi, da definire, in maniera armonizzata con i criteri già seguiti da ANSF in materia ferroviaria (14 e 15 D.lgs. 162/2007).

Abbiamo quindi una Direzione Generale che vigilia su ANSFISA che vigila su chi opera il controllo tecnico delle concessionarie. SIamo arrivati al controllo del controllo del controllo, ovvero al Controllo al cubo.

Va detto però che ANSFISA non è ancora del tutto operativa. 

Il Dipartimento per lo sviluppo delle costruzioni edili e idriche, le risorse umane, strumentali e informatiche

È la novità più importante della riorganizzazione. Più volte con INGENIO avevo evidenziato come, in Italia, mancasse un organo istituzionale di alto livello che si occupasse dei problemi dell’edilizia residenziale e dello sviluppo urbano. L’avevo indicato anche in alcune lettere al Ministro. Anche se tra le deleghe attribuite vi è anche quella delle “politiche urbane e dell’edilizia abitativa anche riguardanti il sistema delle città e delle aree metropolitane”, ad oggi sono presenti solo due dipartimenti:

  • DIPARTIMENTO per le Infrastrutture, i Sistemi Informativi e Statistici, la cui direzione è vacante.
  • DIPARTIMENTO per i Trasporti, la Navigazione, gli Affari Generali ed il Personale, diretto da Elisa GRANDE

Con la riforma nasce quindi un terzo dipartimento, che sarà articolato nelle seguenti Direzioni generali: 

  1. Direzione generale per l’edilizia statale e abitativa e gli interventi speciali; b) Direzione generale per la regolazione e i contratti pubblici;
  2. Direzione generale per i sistemi informativi e statistici;
  3. Direzione generale del personale e degli affari generali; 
  4. Direzione generale per le dighe, le opere di derivazione e le costruzioni idriche ed elettriche. 

Edilizia statale e abitativa

Una Direzione Generale su questo argomento in un qualche modo esisteva già: Maria Margherita MIGLIACCIO guidava infatti la “D.G. per la Condizione Abitativa”.

La nuova “Direzione generale per l’edilizia statale e abitativa e gli interventi speciali” inglobata in un Dipartimento in cui l’argomento è citato già nell’intestazione si presume avrà un ruolo più importante. Dalla Bozza del Decreto si ritrova che la direzione svolgerà le seguenti funzioni:

  1. opere pubbliche di competenza statale, ivi compresi gli interventi di edilizia giudiziaria, penitenziaria, demaniale di competenza statale, di edilizia per le Forze armate e di Polizia nonché dei Vigili del fuoco e per la messa in sicurezza degli edifici scolastici; 
  2. attività tecnico-amministrativa per l'espletamento delle funzioni statali di competenza del Ministero, funzionali alla definizione dei criteri per l'individuazione delle zone sismiche e delle norme tecniche per le costruzioni, su proposta del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; 
  3. misure dirette a far fronte al disagio abitativo;
  4. edilizia residenziale, agevolata, sovvenzionata e cooperative edilizie;
  5. interventi per la ricostruzione dei territori colpiti da eventi sismici;
  6. interventi previsti da leggi speciali e grandi eventi;
  7. politiche sostenibili nel campo dell’edilizia, riguardanti l’efficientamento energetico, l’eliminazione di barriere architettoniche e il contenimento dei consumi idrici e di suolo 
  8. attività per la salvaguardia di Venezia. 
  9. procedimenti in materia di infrastrutture strategiche di competenza avviati ex lege 21 dicembre 2001, n. 443; 
  10. disciplina delle locazioni; 
  11. iniziative e controlli in materia di accesso all'abitazione;
  12. monitoraggio del fenomeno dell'abusivismo edilizio;
  13. supporto agli enti locali ed alle regioni nella individuazione e repressione dell'abusivismo edilizio;
  14. repressione delle violazioni urbanistiche e coordinamento dell'attività delle commissioni per l'uso della forza pubblica;
  15. osservatorio nazionale della condizione abitativa;
  16. sviluppo ed efficientamento (anche energetico) della progettazione e degli investimenti pubblici per le opere pubbliche di competenza statale;
  17. supporto alle amministrazioni pubbliche, anche locali, per la progettazione degli interventi di realizzazione e manutenzione, ordinaria e straordinaria, di edifici e beni pubblici, anche in relazione all’edilizia statale, scolastica e carceraria, da attuarsi attraverso i Provveditorati interregionali per le opere pubbliche;
  18. predisposizione di modelli innovativi progettuali ed esecutivi per edifici pubblici ed opere similari e connesse o con elevato grado di uniformità e ripetitività, da attuarsi attraverso i provveditorati interregionali per le opere pubbliche. 

Messa in sicurezza degli edifici scolastici. 

Al primo punto – anche se immaginiamo che la suddivisione non sia per importanza – tra i compiti della segreteria la Messa in sicurezza degli edifici scolastici. 

Si tratta di una precisazione importante. Sappiamo infatti che oggi spetta al MIUR la gestione del patrimoni edilizio scolastico. Non a caso nei mesi scorsi il Ministro Bussetti aveva l’operazione trasparenza sui dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica, che aveva portato a rendere disponibili in chiaro, attraverso il portale del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nella sezione dedicata ai dati e open data i dati per ogni singolo istituto scolastico. Un’Anagrafe aggiornata in tempo reale dal MIUR. Inoltre il MIUR aveva evidenziato che, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), era stata avviato una mappatura satellitare degli edifici scolastici per poter verificare eventuali spostamenti, anche millimetrici, degli edifici scolastici negli ultimi 8 anni e far partire i necessari controlli.

Stiamo parlando di un patrimonio edilizio scolastico composto da 40.151 edifici attivi che fanno capo agli enti locali, 22.000 di questi edifici sono stati costruiti prima del 1970, ci cui solo il 53,2% degli edifici possiede il certificato di collaudo statico (la prima norma che introduce in Italia l’obbligo del certificato di collaudo statico è la legge 5 novembre 1971, n. 1086).

Ora, alla luce di questa riorganizzazione si tratta di comprendere chi si occuperà per competenza della messa  in sicurezza.

Il problema del disagio abitativo

Nella Bozza del Decreto si parla del problema proprio in questi termini: “misure dirette a far fronte al disagio abitativo” e si aggiunge poi un’altra delega “edilizia residenziale, agevolata, sovvenzionata e cooperative edilizie”.

Chi avrà questa direzione Generale dovrà occuparsi di un problema ingente e importante:  l’alto tasso di disoccupazione giovanile, la dematerializzazione del lavoro, la mobilità generazionale, la mancanza del posto fisso sono tutti elementi che ci fanno capire come il disagio abitativo sarà uno dei problema centrali del prossimo decennio.

Peraltro la vetustà degli edifici esistenti e la necessità di procede a una sostituzione immobiliare per una migliore sicurezza strutturale andrà a indebolire il meccanismo del passaggio generazionale degli immobili.

Occorrerà pensare a un nuovo piano per la casa, per l’edilizia popolare, cercando un rimedio agli errori compiuti negli anni zero di questo millennio quando parte del patrimonio pubblico fu ceduto ai privati creando un enorme problema oggi di manutenzione e sostituzione. Un nuovo piano INA CASA, quindi. 

In un altro punto è citato un "osservatorio nazionale della condizione abitativa". Non si tratta di una novità, l'Osservatorio è stgato costiuito dall'articolo 59 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e rientra tra le deleghe dell'attuale Direzione Generale per la Condizione Abitativa.

Dopo una lunga ricerca sul WEB però non ho trovato traccia da nessuna parte di questo Osservatorio e dei dati raccolti.

Stop all'abusivismo

Nell'elenco delle deleghe anche due punti dedicati al problema storico dell'edilizia italiana, l'abusivismo. Nell'elenco si parla infatti di "supporto agli enti locali ed alle regioni nella individuazione e repressione dell'abusivismo edilizio" e di " repressione delle violazioni urbanistiche e coordinamento dell'attività delle commissioni per l'uso della forza pubblica".

I provveditorati interregionali

Dal primo Organigramma sembra che i provveditorati passino sotto il primo dipartimento “Dipartimento per lo sviluppo delle costruzioni edili e idriche, le risorse umane, strumentali e informatiche” ma poi si nota all’articolo 9 della bozza di decreto che restano nelle loro deleghe anche tutte le parti inerenti le  infrastrutture. Probabilmente si tratta di un errore di collocazione.

andrea-dari.gifPrimi commenti personali

Al di là delle collocazione delle caselle, delle linee funzionali, del numero di dipartimenti, in ogni caso, quello che conta, più che l’organigramma, sono i nomi che verranno messi a gestire ogni funzione e responsabilità.

Oggi la dotazione organica del MIT conta di oltre 7.800 persone, di cui circa 300 dirigenti tra le diverse fasce (escluso le capitanerie di porto), quindi una media di un dirigente ogni 26 persone assunte.

Per quanto riguarda le deleghe, ho evidenziato come nella bozza del decreto sia presente il riferimento agli edifici scolastici, mentre non si parla in nessun modo della competenza sulla sicurezza sugli edifici vincolati. Si tratta di un patrimonio fragile, come dimostrano gli ultimi terremoti, dove è quantomeno auspicabile un ruolo diretto del Consiglio Superiore dei LLPP. Speriamo che nelle bozze successive il tema sia trattato.


La storia del MIT

Il Ministero di Porta Pia nasce nel 1861 con il Governo Cavour, il primo dell'Italia unita, sotto forma di Ministero dei Lavori Pubblici, spesso abbreviato in LL.PP.  

Dopo quasi sessant’anni al Ministero si aggiunge una nuova delega. Nel 22 giugno 1916 col Governo Boselli, era infatti nato il Ministero dei trasporti, con la denominazione di Ministero dei Trasporti Marittimi e Ferroviari, e con ill Governo Nitti II dal 21 maggio 1920 il dicastero viene soppresso ed accorpato col Ministero dei lavori pubblici. 

Col Governo Leone I, nel 1963, viene aggiunta la componente sull'Aviazione civile, con conseguente cambiamento di denominazione in Ministero dei Trasporti e dell'Aviazione Civile. Con il Governo Moro IV, nel 1974, perde la competenza sull'Aviazione civile, e ritorna Ministero dei Trasporti. Nel 1993-1994, nell'ambito della prima razionalizzazione dell'organizzazione ministeriale, viene accorpato con il Ministero della Marina Mercantile, e col Governo Berlusconi I nel 1994 viene denominato Ministero dei Trasporti e della Navigazione.

Dal 2001 col Governo Berlusconi II le deleghe vengono ridistribuite, e nasce così il nuovo Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in ottemperanza alla Riforma Bassanini. Pertanto, l'11 giugno 2001 il Governo Berlusconi II fu il primo della storia italiana a non avere uno specifico ministro dei Lavori Pubblici.

Dal 2006, il Governo Prodi II ridivise in due il dicastero, ricreando il Ministero dei trasporti e il Ministero delle infrastrutture.

Infine, col la finanziaria per il 2008, la legge n. 244/2007, impose il ritorno alla riforma Bassanini, e pertanto venne ricreato il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, effettivamente riuniti col Governo Berlusconi IV.

I compiti oggi del MIT

Come riportato sul sito istituzionale, Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è la struttura esecutiva dello Stato Italiano responsabile di:

  • programmazione, finanziamento, realizzazione e gestione delle reti infrastrutturali di interesse nazionale e delle opere pubbliche di competenza dello Stato
  • politiche urbane e dell’edilizia abitativa anche riguardanti il sistema delle città e delle aree metropolitane
  • attività relative a trasporti, viabilità e logistica sul territorio e che includono navigazione, sicurezza e trasporto marittimo e nelle vie d’acqua interne; aviazione civile e trasporto aereo; e circolazione, sicurezza e trasporto terrestre

Il Ministero, nello svolgere le proprie competenze, si occupa di:

  • collaborare con Il Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera e con il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici
  • interagire e coordinarsi con le istituzioni regionali e locali, fornendo anche linee di indirizzo
  • curare le relazioni e gli accordi internazionali per quanto riguarda i settori delle infrastrutture e dei trasporti
  • esercitare funzioni di indirizzo, monitoraggio e controllo nei confronti degli enti vigilati e partecipati e dei gestori del trasporto