The Digital AECO-Sphere: un Ecosistema Digitale per MilanoCortina 2026 ?

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L'aggiudicazione a Milano e a Cortina dei giochi olimpici invernali previsti per il 2026 ha immediatamente sollevato la questione strategica inerente all'entità che, in relazione al comitato organizzatore, dovrebbe fungere da referente per la realizzazione delle opere necessarie.

Disponiamo, ad avviso di chi scrive, di due, tra gli altri, importanti precedenti su cui ragionare.

Il primo di essi riguarda l'Agenzia Torino 2006, con cui l’estensore delle note qui proposte ebbe modo di collaborare in qualità di commissario per l'aggiudicazione delle gare di appalto per i servizi di Project & Construction Management e di verifica dei progetti ai fini della validazione.

Si è trattato, in effetti, di un caso di eccellenza che ha lasciato una importante eredità che, incredibilmente, è stata, in buona parte, dimenticata in successive occasioni assimilabili.

Esattamente ciò che non è avvenuto per la Olympic Delivery Authority (ODA) di London 2016, la cui legacy, assieme a quella, successiva e concatenata, di Crossrail, è tuttora disponibile a chiunque su un apposito website.

In realtà, anche l’Agenzia Torino 2006 aveva emesso, per il Project & Construction Management, preziose linee guida facilmente riutilizzabili.

Nel caso torinese l'Agenzia, sommamente semplificando, ha operato positivamente in prima persona per la maggior parte degli interventi, in accordo alla legislazione vigente (inclusa quella specialmente dedicatavi).

Nel caso londinese, dopo un avvio critico, l'ODA ha agito con grande successo in sinergia col consorzio privato (CLM) deputato alla gestione diretta di molti degli interventi.

La letteratura scientifica sul caso britannico è certamente rigorosa e ad essa occorre rimandare per comprenderne la complessa architettura organizzativa e giuridica.

Resta il fatto che, con modalità differenti, in anni successivi tra loro, in entrambi i casi è stato messo a punto un serio apparato di Programme & Project Management, avvalendosi di una combinazione di competenze pubbliche e private.

Ciò che, tuttavia, occorre oggi chiedersi, alla luce dell'avvento della digitalizzazione, anche a prescindere dal DM 560/2017, poiché non è ovviamente noto il disposto legislativo specifico per l'evento, che cosa possa significare istituire una società veicolo preposta al compito in questione.

A prescindere dal fatto della pre-esistenza o meno dei manufatti relativi alle opere a valle, a monte e per la viabilità, si può immaginare che l'orizzonte destinale dei lavori debba traguardare circolarmente e sostenibilmente il ciclo di vita utile di servizio dei beni immobiliari e infrastrutturali, ben oltre il 2026, tanto più in virtù del significato della manifestazione per una città che sta orientando il proprio PGT al 2030.

Potrà davvero, e come, la Domanda Pubblica preposta ai Giochi esprimersi digitalmente, ovvero computazionalmente, fuori della BIM Bubble e del corrispondente manierismo e formalismo?

Per provare a fornire qualche indizio è saggio ricordare come vi siano due piani, distinti e complementari, che inseriscono alla concezione digitale.

Il primo di essi riguarda la prestazionalità dei cespiti fisici, abilitata digitalmente attraverso i Digital Twin, tale per cui le Operations, ancor prima della Maintenance, precedono idealmente il Design e la Construction.

Il secondo di essi, che implica una accezione innovativa della nozione di gemello digitale, e della nozione stessa di Operations, investe, oltre ai modi di funzionamento dei beni, anche il comportamento degli utenti, in prima istanza, in questo caso, atleti e accompagnatori, esponenti dei media, spettatori, ma, in seconda istanza, specie prospettica, i cittadini che ne diverranno user, occupant e tenant in seguito.

Tutto ciò conduce, prima di tutto, a interrogarsi su quale AECO-Sphere sia possibile tratteggiare per l'occasione, vale a dire quale filiera per il settore dell’ambiente costruito, On Site- od Off-Site-Related, possa essere immaginata.

In primo luogo, occorre, per la società preposta, per il Programme e per i singoli Project, definire le specifiche dell'ambiente di condivisione dei dati che, in attesa della futura norma UNI EN, è oggi disciplinato dalle pre norme DIN SPEC 91391-1 e -2.

Esse definiscono in dettaglio le tipologie di AcDat (CDE: Common Data Environment) entro il fondamentale quadro dato dalle UNI EN ISO 19650 (attualmente -1 e -2, prossimamente -3 e -5), che ne forniscono anche una precisa definizione.

La sfida, dunque, è quella, partendo dal programma complessivo degli interventi e dai singoli documenti di indirizzo preliminare inerenti ai cespiti, di dare corso alla formulazione, da parte della Domanda, dei requisiti organizzativi (OIR), patrimoniali (AIR), gestionali (PIR) e committenti (EIR).

Di fatto, il singolo capitolato informativo, non semplicemente di prammatica, dovrebbe essere  inscritto entro il piano di gestione della specifica commessa, all’interno di un documento direttore generale.

Ciò dovrebbe, tuttavia, avvenire, a differenza del passato analogico, in modo il più possibile numerico, cioè digitale.

Come si vedrà nella redigenda norma UNI 11337-8, la gestione delle informazioni dovrà divenire davvero abilitante la gestione dei procedimenti, anziché complemento esteriore ai processi decisionali, tendenzialmente, quindi, da essi distinto.

Si tratta, infatti, di definire, i modelli e le strutture di dati necessari a ottenere, dopo la realizzazione degli interventi, cespiti in grado di essere interamente operabili.

Tali modelli e tali strutture di dati, assieme a eventuali altri dati, non strutturati né, talvolta, in precedenza mai digitalizzati, dovrebbero, per l'intero programma e per il singolo procedimento, oltre che per i relativi endoprocedimenti, essere generati ed elaborati secondo precisi flussi.

Questi flussi fanno sì che la società veicolo imposti processi digitalizzati, entro cui, di fatto, avvengano le procedure di aggiudicazione dei contratti e l'esecuzione degli stessi.

È palese, perciò, che non servano modelli informativi configurati su richieste sostanzialmente nominali, potenzialmente originatori di flussi informativi sincopati, incapaci di gestire l’integrità dei contenitori e dei contenuti informativi, avulsi, soprattutto, dalla complessità degli interi macroprocedimenti ed endoprocedimenti.

Così come nella fase della progettazione, anche in quella della esecuzione, il committente dovrà saper gestire, tramite l'ambiente di condivisione dei dati, le asimmetrie informative e le turbolenze relative alle strutture di dati, alfine di consentire agli uffici di direzione dei lavori, alle commissioni di collaudo, alle eventuali altre strutture di sorveglianza di governare effettivamente i processi.

D'altra parte, nell'ambiente di condivisione dei dati, anche i soggetti incaricati principali dal soggetto proponente saranno chiamati a gestire digitalmente le proprie catene digitalizzate di fornitura.

Il fatto che un documento come (il processo che disciplina) il capitolato informativo divenga elemento di un processo originato da un dispositivo come l'ambiente di condivisione dei dati spiega e dimostra, in un certo senso, l'obsolescenza di elaborati e di strumenti.

È, inoltre, evidente che, nei limiti della legislazione in materia di riservatezza, l’ecosistema digitale dovrebbe consentire alla Domanda Pubblica di esercitare azioni di Business Intelligence grazie alla elaborazione e all’analisi dei dati contenuti in tale ecosistema, che, appunto, potremmo definire Digital AECO-Sphere, azioni più sofisticate delle normali attività di Monitoring & Control. Per non parlare del tema dell’accertamento della legalità, di cui ANAC fu protagonista esemplare in recenti occasioni.

Proprio questa considerazione, che richiama anche quella, complementare, relativa alla cyber security, induce a guardare all’ecosistema digitale evocato sotto il profilo dell’architettura giuridico-contrattuale.

Se, infatti, dal punto di vista organizzativo e gestionale, le logiche digitali che presiedono a questo «sistema di sistemi», dovrebbero essere computazionali, con una accentuata machine readability, occorre vedere, altresì, nei meccanismi di regolazione contrattuale la leva decisiva.

Per questa ragione, una strategia digitale che intenda orientare i processi di acquisizione di servizi, di lavori e di forniture, qualsiasi sia la natura dei contratti che fossero posti in essere, dovrebbe includere dispositivi giuridici di governo flessibile delle reti di relazioni e di negoziazioni che prendono il nome di accordi collaborativi, di cui il FAC-1 è certamente il più noto internazionalmente.

Non è, in effetti, il «BIM» l’elemento essenziale per gli accordi collaborativi, mentre lo sono, al contrario, modelli e strutture di dati numerici, contenuti nell’ambiente collaborativo di condivisione dei dati, che possa fungere da meccanismo abilitante le logiche di Alliance Management, traguardando persino oltre il Life Cycle del Programme(olimpico), verso i cicli delle vite dei cittadini, milanesi e cortinesi, e dei visitatori inerenti.

Una volta conclusi i lavori, infatti, non solo e non tanto i modelli informativi, quanto, appunto i dati strutturati e non strutturati (residuali) che concernono i cespiti, sensorizzati e interconnessi, dovranno concorrere a configurare e a gestire l’Olympic Digital Twin.

A questo punto, strutture e modelli dovranno supportare le funzioni dei cespiti e dei loro utenti.

Per questa ragione, termini come piattaforme ed ecosistemi digitali possono essere riassunti nella denominazione di Digital AECO-Sphere.