I Comportamenti e i Business Model dell’Ambiente Costruito

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Vi sono temi che, apparentemente, presentano tra loro un debole grado di correlazione, ma che, in realtà, forniscono indizi preziosi per comprendere alcune tendenze in atto.

Possiamo, per prima cosa, osservare come nel progetto di norma BS 10102-2 (Big data. Part 2: Guidance on data-intensive project) la definizione di Data Modelling sia caratterizzata dalla finalità per cui gli algoritmi relativi forniscano insight e prediction.

E, si noti, in quella sede si inizia a formalizzare la configurazione di organizzazioni che agiscano attraverso big data driven process.

Il che, pur nella sua banalità, rivela come la accezione corrente di Information Modeling, al contrario, rimandi, piuttosto, a una rappresentazione «statica» della opportunità di veicolare e di utilizzare i dati.

La stessa sensazione negativa si può ritrovare nelle molte descrizioni «passive» che connotano il Digital Twin, sia pure avvicinato all’IoT.

Nella prima parte dello stesso progetto di norma, peraltro, risaltava la centralità tanto dei dati strutturati (con gli annessi e connessi concernenti data structure, data schema, ontology) quanto della etica relativa ai dati in genere.

Ora, se è chiaro che la maggior parte dei dati prodotti nell’universo digitale siano ancora non strutturati o semi strutturati (e, invero, sembrerebbe che su di essi avvenga attualmente il maggiore investimento), occorrerebbe domandarsi quale contributo possa realmente dare, o stia realmente offrendo, il «BIM» a questo scopo, prevalentemente grazie agli ambienti di condivisione dei dati.

Il progetto di norma EN 17412, nella sua prima parte, relativo ai Level of Information Need, non allude esplicitamente alla distinzione tra dati strutturati, semi strutturati, non strutturati, ma enfatizza, invece, la specifica finalizzazione delle strutture dei dati, nelle diverse fasi del processo edilizio e infrastrutturale, in funzione degli obiettivi che l’Information Management si prefigge, come a dire che l’informazione debba rapidamente tradursi forzatamente in utile decisione.

Ciò avviene come portato delle norme della serie EN ISO 19650 che, dopo essere state recepite da AENOR, AFNOR, BSI, DIN e UNI, nelle prime due parti, costituiscono ormai il principale riferimento continentale sul tema.

L’aspetto etico inerente all’uso di dati sensibili si ritrova, invece, per l’ennesima volta, in una controversia che vede la Germania imputare a Google, e ad Amazon, l’impiego di dati sensibili personali raccolti attraverso gli home speaker, una vicenda già in passato sollevata polemicamente in Canada e negli Stati Uniti.

Il progetto di norma britannico cui prima si alludeva sottolinea, in verità, come vi siano atteggiamenti non giudicabili, per ora, come illeciti, ma che, tuttavia, si presentano immediatamente come discutibili.

I DATI DELLE PERSONE SONO ORMAI ELEMENTI DELL'AMBIENTE COSTRUITO

La diffusione degli studi di carattere psicologico ambientale e cognitivo, nonché neuroscientifico, attinenti agli spazi confinati e aperti, unitamente alle grandi moli di dati raccolti dagli operatori degli spazi ricettivi e terziari, da Airbnb a WeWork, così come, per altre vie, da Facebook o da Uber, mettono in risalto come i comportamenti, individuali e collettivi, siano ormai, nell’ambiente costruito, l’elemento fondante dei business model.

Come osservato ripetutamente in altre occasioni, di primo acchito, la priorità, per le capacità previsionali (e di sorveglianza), si ascriverebbe al funzionamento dei cespiti immobiliari e infrastrutturali, ma sullo sfondo emergono altre prestazioni, quelle proprie ai fruitori.

In questa ambiguità o, se vogliamo, incertezza, si delinea uno scenario di interrogativi e di sfide, ben delineato dal recente Framework sulla Digital Built Britain pubblicato dal CDBB.

In esso, sullo sfondo di una scommessa, non esclusivamente economica, forse non estranea agli accadimenti di più vasta portata, si scorgono, da un lato, le incertezze relative al fatto che, pur guardando a nuovi servizi integrati erogabili attraverso i cespiti, la focalizzazione resti sui Built Asset.

La contestualizzazione di questo ambiente costruito digitalizzato in un panorama esteso fa sì, per un altro canto, che il settore sia investito dai grandi rivolgimenti economici, sociali e politici del nostro tempo che si risolvono nel passaggio da as a Service ad as an Experience.

A tutti i livelli, insomma, comprendere come le persone si muovano e agiscano, individualmente e collegialmente, nello spazio antropizzato è divenuto fattore di progettualità (politica e sociale?) che coinvolgerà sempre più i committenti, i professionisti e gli imprenditori del settore della costruzione e dell’immobiliare.

Il settore della costruzione e dell’immobiliare potrebbe, dunque, diventare uno dei campi di battaglia elettivi tra le entità statuali e le società tecnologiche.

Queste tematiche, assai delicate prospetticamente, non sono oggetto, in Italia, di sufficienti riflessioni a livello delle accademie e delle rappresentanze.

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