Big Other e il Futuro Digitale del Settore della Costruzione e dell’Immobiliare

Il recente saggio scritto da Soshana Zuboff, dedicato al capitalismo di sorveglianza e al suo Instrumentarian Power, disponibile ormai anche in italiano, contiene alcune parole cruciali: comportamento, corpo, dato, emozione, esperienza, estrazione, personalizzazione, predizione.

Attorno a questi vocaboli, di fatto, nasce una nuova forma di capitalismo che, come sostiene la studiosa statunitense, non è frutto delle innovazioni tecnologiche, bensì è dato da pensiero e intenzione autonomi, abilitati dalle prime, oltreché favoriti da congiunture storiche, negli Stati Uniti, quali l’aggressione terroristica e il neo-liberalismo.

angelo-ciribimi-bim-digitalizzazione.jpgCiò che conta, tuttavia, a partire dalle Technology Company, in particolare, da Google, identificata come la capostipite, solo parzialmente consapevole, almeno inizialmente, così come Apple, del nuovo paradigma, accostata, non per nulla alla Ford novecentesca, è che il capitalismo di sorveglianza vada, appunto, compreso nella sua intima essenza, quale fenomeno in-audito, unprecedented, secondo la Zuboff, per poterne governare positivamente le conseguenze, invece che contrastarle acriticamente.

Ciò è, peraltro, anche l’intento del Corso di Master Universitario che l’Università degli Studi di Brescia dedica a Data Science e Communication Technology nel settore della costruzione e dell’immobiliare: dell’ambiente costruito.

L’individualizzazione (o la normalizzazione singolare?) delle esigenze degli utenti (dei cittadini) si trasferisce ora, come si accenna anche nel programma della Conferenza Internazionale di DIGITAL&BIM ITALIA, dal terreno delle reti immateriali, attraverso le tecnologie connettive, ai cespiti fisici.

Per questa ragione, le logiche sottese agli algoritmi, l’intelligenza delle macchine, come la denomina la Zuboff, che apprendono e che conoscono grazie al loro dialogo con una comunità sempre più estesa e globale di «gratuiti» fruitori, investono anche, all’interno dell’ambiente costruito, nel contesto delle Agile Land, delle Smart City, delle Dynamic Street e delle Helpful Home, gli operatori del settore della costruzione e dell’immobiliare.

Il che, ovviamente, induce a interrogarsi sui processi trasformativi che il capitalismo di sorveglianza, o, se vogliamo, il capitalismo delle piattaforme digitali, ingenererà per il comparto specifico, laddove il comportamento e il vissuto delle persone, i loro corpi, divengono incrementalmente l’oggetto principale delle transazioni economiche, ma pure sociali e politiche.

La constatazione che, nel voluminoso Master Plan elaborato da Sidewalk Labs (Alphabet) per il programma di rigenerazione urbana di Quayside a Toronto, secondo Forbes, l’attributo «sociale» risulti tra i meno utilizzati, nonostante l’evidente volontà di «totalizzare» la dimensione sociale, è eloquente del significato della «datità», la Data Driveness, che contraddistingue il nostro tempo.

Sotto questo profilo, la «dematerializzazione» del cespite immobiliare o infrastrutturale, la sua «servitizzazione» e, infine, la sua «esperienzialità», risuonano come avvertimenti inesorabili del valore del dato numerico strutturato e ubiquo, della sua pervasività, della ambizione di farne lo strumento di una «socializzazione» ambigua.

In buona sostanza, tutte le espressioni adoperate nel settore della costruzione e dell’immobiliare per indicare il fenomeno della digitalizzazione, da modellazione delle informazioni a condivisione dei dati, dovrebbero essere rilette con maggiore consapevolezza all’interno di un contesto e di uno scenario tutt’altro che banale, nel senso che, appunto, la Zuboff chiama «inusitato», riferendosi alla Behavioural Modification.

Non si tratta, infatti, solo di cercare di realizzare in che termini i Behavioural Surplus e i Prediction Product possano applicarsi al nostro comparto, quanto di essere coscienti che sia quest’ultimo a rientrare nell’ecosistema più vasto in cui vivono i primi.

Naturalmente, le tesi della Zuboff non sono state esenti da critiche, specie per quanto riguarda i contenuti delle, non così pessimistiche alternative che, a certe condizioni, ella (non) proporrebbe alla evoluzione dell’età della sorveglianza.

Come il settore si relazionerà a ciò che nel libro della Zuboff è chiamato Big Other?


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