Sanatoria edilizia, doppia conformità, condono edilizio: che confusione! Le differenze sostanziali

Cassazione: la domanda di condono di cui alla legge 724/1994 prescinde dalla c.d. doppia conformità, al contrario dell'istanza per il permesso di costruire in sanatoria

La sanatoria edilizia non c'entra niente col condono: ecco perché

Altro giro, altra sentenza che ci consente di fare chiarezza tra le differenze che intercorrono tra permesso in sanatoria (cioè sanatoria edilizia) e condono edilizio. Spesso le due fattispecie vengono confuse, questo è il caso della sentenza 49738/2019 della Corte di Cassazione, che ha ribaltato i giudici di appello accogliendo il ricorso del proprietario di un edificio.

La confusione

Nello specifico, la Corte d'appello ha ritenuto illegittimo il permesso di costruire in sanatoria in relazione alla ritenuta mancanza della doppia conformità delle opere edilizie in oggetto e dell'avvenuta acquisizione dell'opera al patrimonio del Comune per inosservanza all'ordine di demolizione del Comune.

Ma la Corte d'appello ha confuso l'istanza di condono di cui alla legge 724/1994 con l'accertamento di conformità di cui all'art. 36 del dpr 380/2001, poiché la domanda di condono di cui alla legge 724/1994 prescinde dalla c.d. doppia conformità, al contrario dell'istanza ex art. 36 dpr 380/2001.

Nel caso di specie, il permesso di costruire in sanatoria è stato chiesto ed ottenuto in relazione alla legge 724/1994 e, quindi, non si può discutere di doppia conformità agli strumenti urbanistici, ma solo di altri presupposti (pagamento delle somme e rispetto del limite dei 750 mc).

Doppia conformità: è collegata al permesso in sanatoria, non al condono

Riepilogando: la Corte d'Appello ritiene la non corrispondenza dell'immobile oggetto del condono edilizio ad una doppia conformità alle regole edilizie in vigore al momento della costruzione ed al momento del rilascio del titolo (condono).

Ma la doppia conformità è requisito per la sanatoria ex art. 36 dpr 380/2001, non del condono ai sensi dell'art.39 legge 724/1994.

Come già specificato dalla giurisprudenza di lettimità, infatti, «in tema di reati urbanistici, la sanatoria degli abusi edilizi idonea ad estinguere il reato di cui all'art. 44 del d.P.R. n. 380 del 2001 può essere conseguita solo qualora ricorrano tutte le condizioni espressamente indicate dall'art. 36 d.P.R. cit. e, precisamente, la conformità delle opere alla disciplina urbanistica vigente sia al momento della realizzazione del manufatto che al momento della presentazione della domanda di sanatoria, dovendo escludersi la possibilità di una legittimazione postuma di opere originariamente abusive che, successivamente, siano divenute conformi alle norme edilizie ovvero agli strumenti di pianificazione urbanistica. Fattispecie relativa ad illegittimo rilascio di un permesso di costruire in sanatoria rilasciato per intervento eseguito su particella catastale alla quale, successivamente all'abuso, era stata asservita altra particella al fine di superare il limite di cubatura è stabilito dalle previsioni urbanistiche» (Sez. 3'; n. 7405 del 15/01/2015 - dep. 19/02/2015, Bonarota, Rv. 26242201).

Condono edilizio: non serve la doppia conformità

A differenza di quanto previsto per la cosiddetta sanatoria edilizia, non è richiesto che l'opera abusivamente realizzata sia conforme agli strumenti urbanistici vigenti al momento del rilascio del provvedimento ed a quelli vigenti al momento della sua realizzazione - cioè requisito della "doppia conformità" - (Sez. 3, n. 42526 del 21/10/2008 - dep. 14/11/2008, P.M. in proc. Palombo, Rv. 24154101).

LA SENTENZA INTEGRALE E' DISPONIBILE IN ALLEGATO


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