Il Dizionario della Digitalizzazione: S come Smart Working

Cosa è lo Smart Working? Quanto è diffuso sul terriotorio europeo? Il Dizionario della Digitalizzazione di Ingenio, realizzato con la collaborazione di Simone Garagnani per offrire un supporto ai professionisti, si arricchisce di una nuova voce. S come Smart Working

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Smart working e smart workers, grazie alla tecnologia del digitale

Botteri e Cremonesi aprono il loro libro “Smart working & smart workers, Guida per gestire e valorizzare i nuovi nomadi” con il pittoresco accostamento dello smart worker al lavoratore nomade, senza peraltro alcuna accezione valutativa negativa dell’aggettivo utilizzato.  

Il lavoratore nomade è una figura dinamica, che sfrutta la tecnologia del digitale per abbattere le barriere e le regole fisiche che aggregano le persone in spazi sempre uguali e in luoghi definiti per lo svolgimento delle attività lavorative, in contrasto ad una logica che ha radici nel principio della fabbrica, proprio della prima e seconda rivoluzione industriale.

Smart working e telelavoro sono due modalità di lavoro distinte

Lo smart working però non deve essere confuso con il telelavoro, che ne è una parte però importante. Se da un lato comportamenti e aspirazioni degli individui richiedono sempre maggiore flessibilità, l’organizzazione di ruoli e compiti nelle aziende rimane legata ad una rigidità strutturale che molto poco si adatta alla cultura della competenza digitale.

Il lockdown nazionale degli ultimi giorni ha posto l’accento su come invece sia più che mai necessario un nuovo approccio alla produzione, dove la possibilità di scegliere in autonomia tempi, spazi e strumenti dovrebbe muoversi di pari passo ad un rinnovato senso di responsabilità individuale sui risultati.

Questo compito innesca però una serie di cinematismi applicativi, secondo i quali il lavoro remoto funziona se segue un coordinamento efficace nel limitare gli aspetti più critici, individuati dagli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano dall’isolamento dalle dinamiche d’ufficio, nelle difficoltà individuali di pianificazione delle attività e nelle distrazioni esterne.

Quanto è diffuso in Europa lo smart working?

Ad oggi, lo smart working è adottato in massima parte dalle grandi imprese produttive con un apprezzabile interesse crescente da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

La media europea di lavoratori che nel 2017 hanno adottato lo smart working è stata pari al 5%, con percentuali più alte nei Paesi Bassi (13,7%), in Lussemburgo (12,7%) e in Finlandia (12,3%). In Italia, invece, nonostante la legge 81/2017 che disciplina il cosiddetto lavoro agile, ci si trova sotto la media con il 3,5% (fonte dei dati Eurostat).

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È chiaro come tutto questo richieda strumenti ed infrastrutture digitali nuovi o utilizzati in maniera innovativa. La videoconferenza, la didattica a distanza e l’accesso remoto alle risorse aziendali stanno dimostrando in queste ore di emergenza la loro valenza di spazi virtuali alternativi per il lavoro, inaugurando di fatto una “nuova onda” dello smart working, nelle parole di Anne Marie McEwan, che nel suo libro “Smart Working: Creating the Next Wave” più volte sottolinea come gli strumenti debbano seguire la necessità e non viceversa.

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Un Dizionario della Digitalizzazione a supporto dei professionisti

Con l'aiuto di Simone Garagnani stiamo realizzando un Dizionario delle parole tecniche che si usano nel mondo della digitalizzazione e del BIM. Si tratta di brevi articoli con l’obiettivo di riflettere o di approfondire o ancora di guardare da un punto di vista diverso  termini ormai entrati nel linguaggio corrente e che a volte si utilizzano senza valutarne il reale significato 


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