I professionisti dicono no alla liberalizzazione delle Consulenze per l'Università e i Docenti Universitari

03/09/2020 2491

DL SEMPLIFICAZIONE: I PROFESSIONISTI ITALIANI FERMI SUL NO ALL’EMENDAMENTO RELATIVO AI DOCENTI UNIVERSITARI

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I professionisti italiani riuniti nel CUP (Comitato Unitario Professioni) e nella RPT (Rete Professioni Tecniche) constatano con amarezza che Il Parlamento respinge emendamenti, proposti dalle professioni, veramente indirizzati a migliorare leggi esistenti e ad introdurre strutturali processi di semplificazione, e al tempo stesso approva un emendamento, finalizzato ad estendere senza alcun limite l’attività extraistituzionale dei professori e ricercatori universitari, che nulla ha a che fare con la semplificazione e che va nella direzione di aumentare il discrimine tra le diverse categorie di dipendenti pubblici  e degli stessi professori universitari. 

Si fa riferimento all’emendamento 19.15 al DL Semplificazione, presentato dalla opposizione e votato dalla maggioranza con il parere favorevole del Governo.


Decreto Semplificazioni: via allo sblocco delle consulenze universitarie! Le nuove regole

Approvato l'emendamento della Lega all'art. 6, comma 10, della legge 240/2010, che regola il regime di impiego dei professori universitari e dei ricercatori a tempo pieno


La disposizione fornisce una interpretazione autentica del comma 10 dell’art.6 della legge n. 240 del 2010 e stabilisce che ai professori e ricercatori a tempo pieno, sia liberamente consentito, indipendentemente dalla retribuzione, lo svolgimento di attività extraistituzionali realizzate in favore di privati, enti pubblici ovvero per fini di giustizia, purché prestate, quand'anche in maniera continuativa, non in regime di lavoro subordinato e in mancanza di una organizzazione di mezzi e di persone preordinata al loro svolgimento.

Si tratta di una decisione sconcertante che consentirebbe ai professori e ricercatori universitari di effettuare attività extra istituzionali senza alcun controllo da parte dell’Università di appartenenza e senza alcun limite di compenso. In palese contrasto con la normativa previgente che intende interpretare. Senza contare il fatto che si consente ad alcuni lavoratori di entrare nel mercato senza rispettare le regole e sottostare alle incombenze cui invece sono sottoposti i liberi professionisti ad esclusiva tutela della collettività. 

Appare sorprendente, tra l’altro, che il Ministero dell’Università non abbia nulla da dire in merito, considerando l’alto rischio che tale estensione possa andare a scapito dell’attività di docenza, senza tenere conto della discriminante che determina tra docenti universitari a tempo pieno e a tempo definito e dell'aggravio di costi per lo Stato, perché la prima conseguenza di tale emendamento sarà che molti docenti a tempo definito passeranno a tempo pieno. Diversamente da quanto asserito, quindi, non si tratta di un provvedimento ad invarianza di costi per lo Stato.

Per questi motivi, i professionisti italiani intendono protestare duramente e auspicano che, in extremis, il Parlamento possa tornare sui suoi passi. 


DL Semplificazioni: dura reazione dei professionisti tecnici all’emendamento sui docenti universitari

Altro colpo duro alle libere professioni. Con l'approvazione dell'emendamento al DL Semplificazioni presentato dalla Lega, di fatto i docenti e i ricercatori a tempo pieno potranno svolgere consulenze extraistituzionali a favore di privati o enti pubblici, aumentando così le possibilità di lavoro per chi già ce l’ha e sottraendo importanti quote di lavoro al mondo delle libere professioni. Cresce così quel divario, in termini di garanzie e tutele, tra lavoro pubblico e lavoro autonomo. Dura la replica della Rete Professioni Tecniche.


 

Professione: E' finito il tempo delle chiacchiere

La vicenda della cosiddetta liberizzazione delle consulenze dei docenti universitari a tempo pieno (aggettivo che perde di fatto di significato) infilato all'ultima ora, con il voto diffuso del parlamento, in una conversione in legge che non c'entra nulla con l'argomento, quella del decreto semplificazioni, riaccende l'attenzione su un problema enorme di questo paese: i liberi professionisti.

Perchè sì, la libera professione è un problema irrisolto di questo Paese. Il sottoscritto ha la partita IVA, sono iscritto all'albo degli ingegneri, pagandone il sostentamento (quindi gli albi non sono un costo per lo Stato), e a volte per il Paese sono a tutti gli effetti un'azienda, e a volte non lo sono. Per esempio, per quanto rigaurda il regime fiscale riguardante le spese - auto, viaggi, acquisti, donazioni agli enti ... - le mie regole prevedono una possibilità di detrazione molto inferiore. Per esempio, per quanto riguarda la responsabilità di quello che facciamo come liberi professionisti rispondiamo in solido, non con una responsabilità limitata. Per esempio quando accade una tragedia come un terremoto siamo chiamati a intervenire come volontari, a "donare il nostro tempo" (e molti di noi lo fanno), mentre alle aziende no, i prodotti si pagano. Per esempio quando stiamo male nessuno ci assicura lo stipendio, quando andiamo in vacanza nessuno ci assicura lo stipendio, ...

A fronte di tutti questi "vantaggi" però le tutele "scarseggiano". Innanzitutto c'è un casino enorme sulla regolamentazione delle competenze, sia tra professionisti riconosciuti che con quelli non riconosciuti. Si pensi, per esempio, al quadro dei professionisti abilitati per la certificazione energetica, ma anche alle numerose sentenze, spesso in contradizione, sulla progettazione in zona sismica, ma anche al fatto che per progettare un grattacielo alto 100 piani occorre la firma di un ingegnere/architetto, mentre in caso di contenzioso non c'è più questo limite per poter fare il CTP. E poi le regole sulla concorrenza nel mercato: a periodi alterni viviamo scontri tra Liberi Professionisti e Società di Ingegneria, Liberi Professionisti e Dipendenti PA, Liberi Professionisti e Docenti Universitari ... per definire le regole di accesso al mercato.

Insomma ci troviamo di fronte a una situazione che non solo è caotica al suo interno, ma rischia peraltro di non fare trovare pronto il nostro settore tecnico per le sfide dell'internazionalizzazione, dove tutta questa burocrazia normativa italiana ha poco senso, ma conta la specializzazione e la competitività degli attori.

Ecco perchè questo provvedimento dimostra che il tempo delle chiacchiere è finito, e occorre mettere mano a un disegno che tenga conto dell'esigenza di riorganizzare il sistema della "Professione" in Italia, in particolare quella tecnica, pensando al futuro e non alle "battaglie di cortile". Abbiamo al MISE un Ingegnere, al Ministero dell'Università un Ingegnere, chiamino RPT e CUP e si diano una mossa !!!!

Andrea Dari

PS. Comunque, a me questo emendamento non piace ...

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