Il ruolo strategico del BIM nel settore pubblico e le necessarie competenze del suo personale

La necessità per le amministrazioni pubbliche statali di utilizzare gli strumenti BIM per la gestione dei propri immobili e l’indispensabilità della formazione per i professionisti pubblici e privati.

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Il BIM nella normativa degli Appalti Pubblici

Nel nostro ordinamento, il Building Information Modeling è stato introdotto attraverso l’art. 23 del d.lgs. n. 50/2016 “Livelli della progettazione per gli appalti, per le concessioni di lavori nonché per i servizi”, che al comma 13 prevede la possibilità per le Stazioni appaltanti di richiedere l’utilizzo della metodologia BIM per la costruzione di nuove opere nonché per gli interventi di recupero, riqualificazione o varianti.

L’art. 23, comma 13 individua, tra l’altro:

  • le caratteristiche che devono possedere gli strumenti elettronici specifici: gli stessi utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati di file aperti e non proprietari, con l’evidente scopo di non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie
  • la presenza nelle stazioni appaltanti di personale adeguatamente formato, quale precondizione per l’uso dei metodi e strumenti elettronici.

Il decreto attuativo n. 560/2017 (Decreto BIM o Decreto Baratono) definisce le modalità ed i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei metodi e degli strumenti elettronici specifici, individuando altresì il campo di applicazione degli stessi; si precisa infatti che l’utilizzo dei medesimi si estende a tutte le fasi di un’opera, dalla programmazione alla gestione, ivi comprese le attività di verifica.

Vengono introdotte, inoltre, una serie di definizioni, in parte già contenute nel Codice dei contratti pubblici, in parte inedite. Tra quest’ultime rientra la definizione di “ambiente di condivisione dei dati”, peraltro analoga a quella prevista dalla Norma UNI11337-1, di estrema rilevanza.

L’art. 3 del decreto indica gli adempimenti preliminari delle stazioni Appaltanti, definendo le condizioni che devono sussistere contemporaneamente, affinché le Stazioni Appaltanti possano utilizzare i metodi e gli strumenti di cui all’articolo 23, comma 13 del Codice dei Contratti Pubblici.

Nell’art. 3 è prevista l’adozione di:

a. un piano di formazione del proprio personale in relazione al ruolo ricoperto, con particolare riferimento ai metodi e strumenti elettronici specifici, quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture;

b. un piano di acquisizione o di manutenzione degli strumenti hardware e software di gestione digitale dei processi decisionali e informativi, adeguati alla natura dell’opera, alla fase di processo ed al tipo di procedura in cui sono adottati;

c. un atto organizzativo che espliciti il processo di controllo e gestione, il gestore del dato e la gestione dei conflitti.

Nell’art. 4 è previsto che le stazioni appaltanti utilizzino piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari.


Che cosa è un Formato aperto

I formati aperti sono formati che si basano su una specifica di costruzione pubblica e che garantiscono la lettura da parte di qualsiasi programma.
Si tratta generalmente (ma non esclusivamente) di standard fissati da autorità pubbliche e/o istituzioni internazionali il cui scopo è quello di fissare norme che assicurino l’interoperabilità tra software. Non mancano tuttavia casi di formati aperti promossi da aziende, che hanno deciso di rendere pubblica la specifica dei propri formati.

Sono indipendenti dal venditore, il che significa che possono essere letti e modificati da qualsiasi tipo di software: ne viene resa pubblica, mediante esaustiva documentazione, la sintassi, la semantica, il contesto operativo e le modalità di utilizzo.
Il formato aperto è realizzato rispettando standard internazionali dichiarati, e non presenta alcuna restrizione legale per il suo utilizzo. >> Leggi l'approfondimento


Le informazioni prodotte e condivise tra tutti i partecipanti al progetto, alla costruzione e alla gestione dell’intervento, sono fruibili senza che ciò comporti l’utilizzo esclusivo di applicazioni tecnologiche commerciali individuali specifiche.

L’art. 6 del decreto detta le scadenze temporali dell’obbligatorietà sulla base:

• dal 1° gennaio 2019 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 100 milioni di euro

• dal 1° gennaio 2020 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 50 milioni di euro

• dal 1° gennaio 2021 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 15 milioni di euro

• dal 1° gennaio 2022 per le opere di importo a base di gara pari o superiore alla soglia di cui all’art.35 del Codice dei contratti pubblici

• dal 1° gennaio 2023 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara pari o superiore a 1 milione di euro

• dal 1° gennaio 2025 per i lavori complessi relativi a opere di importo a base di gara inferiore a 1 milione di euro

Il DL Semplificazioni (n.76/2020), inoltre, ha introdotto con l’art. 6, l’obbligo di nominare un collegio consultivo tecnico per gli appalti sopra la soglia comunitaria: tra i requisiti che questi tecnici, nominati dalle stazioni appaltanti, dovranno avere è prevista una conoscenza comprovata in ambito BIM; più dettagliatamente una specifica conoscenza di metodi e strumenti elettronici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture (BIM).

Sempre più necessarie competenze BIM negli Enti Pubblici (e per chi ha a che fare con appalti pubblici)

Questo breve excursus normativo ben fa comprendere come sia forte l’esigenza, imposta alle PA dalle scadenze, di aggiornare il personale tecnico ed iniziare ad adottare e sfruttare il BIM anche per gestire i propri immobili.

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Questo processo di integrazione del BIM negli enti pubblici ha preso avvio dalle grandi PA a livello statale, prime tra tutte la Banca D’Italia ed il Demanio. Nel settore dei trasporti, inoltre, anche Rete Ferroviaria Italiana e Autostrade per l’Italia hanno iniziato ad adottare il BIM per la progettazione, costruzione e gestione delle reti di infrastrutture lineari di propria competenza.

Diventa evidente quindi come il processo di trasformazione dell’industria delle costruzioni verso una maggiore digitalizzazione è oramai una realtà inarrestabile; lo stimolo al cambiamento dato dalle PA coinvolge anche le imprese ed i professionisti.

Chi non si aggiornerà e non adotterà tali strumenti, sarà inevitabilmente tagliato fuori nell’immediato dai grandi appalti.

Diventare un professionista BIM certificato da un organismo qualificato

ACCA software, leader italiano del software tecnico e del BIM, ha da sempre creduto all’importanza della libertà di comunicare, condividere, collaborare e perciò all’importanza dei formati aperti e delle piattaforme collaborative, così come all’importanza della formazione.

ACCA è la prima azienda italiana ad aver lanciato sul mercato software BIM certificati IFC (formato standard aperto progettato da buildingSMART International per sostenere l’interoperabilità tra le singole applicazioni); è l’azienda con il maggior numero di software certificati IFC da buildingSMART international al mondo; è l’azienda che ha sviluppato la prima ed unica piattaforma di BIM Management certificata IFC da buildingSMART al mondo.


ACCA vince il prestigioso premio buildingSMART International 2019

La società italiana ha vinto il primo premio come miglior progetto di ricerca al mondo sull’uso del BIM con formato aperto IFC

Inoltre, come ente formatore accreditato da buildingSMART International, organizza per i professionisti corsi di formazione on line per diventare ‘IFC Open-BIM expert qualificato da buildingSMART International’.

Si tratta di corsi online su piattaforma e-learning con tutor che seguiranno il corsista nel processo di apprendimento con test, verifiche, esercitazioni e question time.

La modalità migliore per ampliare le proprie competenze sul BIM secondo gli standard e le migliori pratiche internazionali e di ottenere il certificato di "Qualifica Individuale" di buildingSMART International che servirà a:

• dimostrare che le proprie conoscenze sul BIM sono coerenti con gli standard e le migliori pratiche internazionali

• essere riconosciuto sul mercato come operatore in grado di gestire una commessa BIM

• promuovere le proprie competenze attraverso il pubblico registro di un organismo di certificazione accreditato

• beneficiare di eventuali premialità nelle gare d'appalto

• ottenere il riconoscimento normativo ai sensi della Legge 4/2013

• entrare a far parte della comunità dei tecnici qualificati buildingSMART International

qualificazione-bim-acca.JPGIl BIM è un'opportunità per la professione dei tecnici pubblici e privati e per loro oggi è quanto mai necessario ampliare le proprie competenze sul BIM secondo gli standard e le migliori pratiche internazionali.

Il modo più efficace per i professionisti di cogliere al meglio queste opportunità, dimostrando di saper gestire al meglio un progetto BIM, è quello di ottenere una certificazione BIM da un organismo qualificato.

>> Aggiornati: scopri cosa sono e quali sono i software BIM più utili per il tuo lavoro.

>> Formati: scopri come certificarti.

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