Com'è cambiata la domanda di energia nelle nostre case durante il primo lockdown? Lo studio di Eurac Research

È trascorso poco più di un anno dall'inizio del primo lockdown italiano che per mesi ha costretto le famiglie a vivere chiuse nelle proprie case limitando spostamenti e contatti. Una misura drastica e mai vissuta prima, che ha cambiato le abitudini e i comportamenti di ognuno.

Agli occhi di chi fa ricerca le abitazioni si sono trasformate in piccoli laboratori dove poter osservare gli effetti di questo improvviso cambiamento sugli ambiti più diversi.

A esempio, ad aprile dello scorso anno, un gruppo di ricercatrici di Eurac Research ha diffuso un questionario online per studiare i cambiamenti nei comportamenti energetici in seguito alle restrizioni legate alla pandemia in Italia.

La domanda di energia è davvero cambiata? Come ci siamo trovati chiusi nelle nostre abitazioni?

I risultati dell'indagine.

 

illuminazione-700.jpg

 

Abitudini ed energia durante il primo lockdown: l'indagine di Eurac Research

Ad aprile 2020, nel pieno del primo lockdown, un gruppo di ricercatrici di Eurac Research, ha diffuso un questionario online ad accesso libero, per osservare come fossero cambiati i comportamenti delle persone nell'uso e nella gestione dell'energia elettrica fra le mura domestiche. 

Al questionario hanno risposto oltre 3500 persone, un campione non rappresentativo, ma utile per ricavare spunti interessanti da approfondire e da considerare nella pianificazione di politiche per un accesso più equo all’energia e per promuoverne un uso più consapevole.

Il campione dell'indagine

Coloro che hanno risposto al questionario vivono in prevalenza nelle regioni del nord Italia.

Il 45 per cento abita in Trentino-Alto Adige, con uno sbilanciamento a favore della Provincia autonoma di Bolzano (30 per cento). Il fatto che il questionario sia stato diffuso solo online ha influenzato le caratteristiche socio-demografiche del campione: la maggioranza dei rispondenti ha un livello di istruzione e una condizione economica più alti rispetto alla media nazionale. Per questa ragione i risultati ottenuti non sono rappresentativi e non possono dunque essere generalizzati su tutta la popolazione italiana o altoatesina.

 

Com’è cambiata la domanda di energia nelle nostre case

Come aveva fatto intendere la scarsità di lievito sugli scaffali dei supermercati, chi ha partecipato al questionario ha confermato di aver aumentato l’utilizzo del forno (40 per cento del campione) e del piano cottura (quasi il 35 per cento del campione) rispetto a prima del lockdown.

In generale, l’uso più frequente di apparecchi elettronici e il tempo maggiore dedicato a comportamenti energetici – come cucinare e pulire casa – fanno percepire un aumento della domanda di energia nel contesto abitativo. Considerando per esempio la cucina, oltre la metà dei rispondenti ha dichiarato di aver cucinato di più durante il lockdown. Tra loro, le donne e la fascia di età tra 60 e 69 anni sono le categorie di intervistati che hanno aumentato di più il tempo dedicato a questa attività, segno che il cambiamento nelle abitudini è avvenuto in maniera diversa a seconda delle caratteristiche del nucleo familiare e dell’abitazione. Il valore di questi numeri, seppure relativi a una piccola parte della popolazione, va letto con l’idea che, a un aumento della domanda di energia, corrisponde sempre un potenziale di risparmio energetico. Quindi avere indicazioni su come sono cambiate le abitudini energetiche all’interno di migliaia di famiglie è una risorsa per indirizzare al meglio campagne di sensibilizzazione e politiche energetiche.

 

Le caratteristiche delle abitazioni

Dalle risposte al questionario sono emerse due indicazioni importanti:

  • Solo un'abitazione su cinque è dotata di impianti per produrre energia rinnovabile;
  • Un quarto del campione percepisce uno scarso livello di isolamento termico. 

 

Impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili nelle abitazioni

A dichiarare la presenza di impianti per la produzione di energia rinnovabile sono stati per lo più rispondenti che vivono in case singole e che hanno una disponibilità economica elevata. Questo dato lascia intendere che le risorse economiche e le caratteristiche dell’abitazione, per esempio il contesto condominiale, rappresentano un freno all’installazione di impianti per produrre energia pulita.

 

Percezione della qualità di isolamento termico nelle abitazioni

Circa un quarto di coloro che hanno risposto all'indagine hanno definito insufficiente la qualità dell'isolamento della propria casa. Si tratta di una percezione da guardare con attenzione: assumendo che trovi riscontro nelle caratteristiche effettive delle abitazioni, è una condizione che può implicare importanti aumenti nei consumi e nei costi energetici, oltre a un basso livello di comfort abitativo.

 

Comportamenti energetici e relazioni sociali

Le ricercatrici di Eurac Research hanno inserito nel questionario anche alcune domande sulle relazioni sociali e chi ha risposto ha riportato un alto livello di fiducia nei confronti delle persone conviventi e dei vicini di casa.

Secondo gli studi in letteratura, che legano un alto livello di fiducia interpersonale alla diffusione efficace di pratiche legate alla sostenibilità ambientale, nel campione si registra quindi una situazione potenzialmente favorevole per campagne di sensibilizzazione su comportamenti orientati al risparmio energetico.

 

La povertà energetica 

Per rilevare questa condizione nel campione, le ricercatrici hanno fatto riferimento agli indicatori definiti dall’Osservatorio europeo sulla povertà energetica:

  • le difficoltà economiche per riscaldare adeguatamente l’abitazione;
  • le difficoltà economiche per il pagamento delle bollette energetiche.

Circa il 3,5 per cento dei rispondenti ha dichiarato di avere difficoltà legate alla possibilità di riscaldare casa.

Si tratta di una percentuale sensibilmente inferiore a quella rilevata in media a livello nazionale che, secondo i dati dello stesso Osservatorio, si aggira intorno al 14 per cento.

La stessa percentuale (3,5) ha dichiarato di avere problemi economici nel pagamento delle bollette di luce, elettricità e gas, questa volta un dato in linea con la media nazionale (4,5 per cento).

All’interno del campione, chi ha dichiarato queste difficoltà, presenta alcune caratteristiche come: basso reddito, mancanza di reddito da lavoro, giovane età, basso isolamento termico dell’abitazione e mancanza di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Secondo Jessica Balest, sociologa di Eurac Research e responsabile dello studio:

«È importante sottolineare che circa un decimo dei rispondenti non in pregresse condizioni di povertà energetica ha dichiarato di aspettarsi difficoltà nel pagamento delle bollette a causa del lockdown. Si tratta di una percezione da guardare attentamente perché potrebbe indurre le persone a modificare alcuni comportamenti energetici per diminuire le spese associate, per esempio cucinare, utilizzare internet - anche per lavorare da casa».

«Altro aspetto da considerare in quest’ottica è che gli interventi di efficientamento energetico non hanno solo conseguenze sull’ambiente ma possono ripercuotersi anche a livello sociale - ha detto Daniele Vettorato, responsabile del gruppo di ricerca Sistemi energetici urbani e regionali di Eurac Research - soprattutto se parliamo di risanamenti di edilizia sociale, noi abbiamo seguito da vicino quelli realizzati a Bolzano nel progetto europeo Sinfonia e la possibilità di risparmiare sulle spese energetiche permette un accesso più equo all’energia anche alle fasce meno abbienti della popolazione. A questo si aggiunge il fatto che vivere in edifici rinnovati, confortevoli, e magari dotati anche di sensori che registrano e restituiscono informazioni sui consumi energetici, influenza anche l’atteggiamento degli inquilini, rendendoli più consapevoli e responsabili riguardo ai loro comportamenti energetici».


 >>> La versione integrale dello STUDIO <<<


 

Quali riflessioni derivano da questa indagine? 

I dati sulle caratteristiche delle abitazioni in cui vivono le persone intervistate mostrano che ci sono ancora diversi ostacoli alla diffusione di impianti per produrre energia rinnovabile nel settore residenziale e alla realizzazione di massicci risanamenti energetici degli edifici.

«Gli incentivi sono dunque ancora molto importanti e il passaggio al 110 per cento sta mettendo in moto molti cantieri. Tuttavia la burocrazia è ancora una barriera importante, soprattutto nei condomini, dove si aggiunge alla necessità di mettere d’accordo la maggioranza degli inquilini - spiega Wolfram Sparber, direttore dell'Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research - altro problema di questo generoso incentivo è la scadenza ravvicinata».

«L’uso dell’energia nelle abitazioni è il risultato di una combinazione tra la componente tecnologica, legata per esempio alla presenza di elettrodomestici o di impianti di produzione di energia rinnovabile, e la componente sociale e culturale, caratterizzata dalle relazioni interpersonali e dalle abitudini culturali. Per questa ragione ampliare lo sguardo tecnologico, includendo uno sguardo sociale e culturale potrebbe contribuire a pianificare politiche e campagne di sensibilizzazione per la transizione energetica più efficaci perché basate sulle abitudini effettive, per esempio del modo in cui vengono utilizzati gli elettrodomestici, e sulle diversità dei nuclei abitativi» ha concluso la responsabile dello studio. 

Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su