IL BIM AND MANAGEMENT NELL’ITALIA DEL 2014:CRISI SISTEMICA E POLITICA INDUSTRIALE NELLE COSTRUZIONI

IL BUILDING INFORMATION MODEL(L)ING AND MANAGEMENT NELL’ITALIA DEL 2014:
CRISI SISTEMICA E POLITICA INDUSTRIALE NEL SETTORE DELLE COSTRUZIONI

Nota dell'Editore: un interessante approfondimento del BIM predisposto dal Prof. Ciribini, 25 pagine da non perdere per chi vuole conoscere meglio l'argomento. E ricordiamo che INGENIO sta svolgendo una indagine sul BIM, a cui si può partecipare in modo anonimo accedendo al questionario al LINK: www.ingenio-web.it/Questionario_BIM.php

Pubblichiamo qui il primo capitolo: la parte restante è in allegato (clicca per saperne di più)

1 - Il BIMM

Lo scenario in cui si manifesta, nel Nostro Paese, il Building Information Modeling and Management (BIMM) è, in un certo senso, assai diverso da quello che si prospetta altrove, poiché, nel secondo caso, si tratta essenzialmente, almeno negli ambiti evoluti, di conferire ai sistemi produttivi e ai mercati domestici un notevole incremento di produttività e un carattere autenticamente industriale, per contemporaneamente agire “oltre mare”: per i Britannici il metodo, considerato come a standardised way of working in which 3D data is stored and shared between parties throughout the design, construction and operation of buildings and infrastructure in the built environment, avrebbe the potential to transform the procurement of buildings and infrastructure, and not just in home markets. It will place the UK in a global leadership position and provide overseas growth opportunities.
Lo scenario italiano, lo stesso per cui dal 2008 al 2013 gli investimenti nel Comparto sono diminuiti del 30%, che si prospetta è, dunque, quello per cui occorre spiegare con la maggiore chiarezza possibile agli Attori del Processo ovvero agli Operatori Istituzionali ed Economici in che cosa consista effettivamente il metodo.

L’obiettivo, infatti, per il Governo Britannico è palesemente quello di definire an international strategy to provide the UK with a first-mover advantage in export markets.
Per il Governo Britannico, in effetti, il BIMM è un Game-Changer che potrebbe permettere a un Sistema Paese non solo di ridurre le inefficienze, ma anche di acquisire maggiore competitività internazionale; questa, infatti, è l’autentica sfida, portare un Sistema Industriale a competere sui Mercati Internazionali inducendo, al contempo, le richieste nel senso su cui si investe: esattamente il contrario di quanto avviene in Italia.

Le parole d’ordine sono, infatti, tutte improntate al motto to deliver more with less, allorquando, in Italia, verrebbe da dire che l’obiettivo fosse o sia il suo contrario (less with more), vale a dire, profittare delle diseconomie per conseguire i margini di redditività attesa senza attuare processi di cambiamento: ecco perché occorre evitare approcci ingenui, o falsamente ingenui, sul BIMM come Tecnologia o peggio, quale soluzione miracolosa.
Non per nulla la denominazione provvisoria che Google ha attribuito al proprio applicativo BIMM in via di configurazione richiama la lampada di Aladino: Google Genie started as a top-secret project at Google X, which is Google’s development facility, which also produced the Google Glass. Genie is an online platform for design and planning, which aims to standardize the process to reduce waste. It will come with a wide range of planning tools for architects and engineers, giving them almost unlimited design freedom. In addition, Genie is equipped with sophisticated analytics and simulators, which will help head off potential safety issues from the start.
Unlike some construction planning programs, the Google technology allows an unlimited number of design options. As a result, architects with a specific aesthetic vision can make their buildings stand out in almost any environment.

Geni della Lampada a parte, è davvero come se, a livello internazionale, si fosse, con maggiore intensità che nel passato, manifestata una profonda insofferenza verso la scarsa produttività industriale del Settore dell’Ambiente Costruito, come se la profonda crisi economica e finanziaria che ha investito tutti i Comparti, e, tra gli altri, profondamente quello delle Costruzioni, abbia fatto risorgere l’anelito alla Lean Organisation, mentre, ad esempio, a livello dell’Industria dell’Autoveicolo si afferma la metodologia del World Class Manufacturing (WCM). Parimenti, vi è stato chi ha proposto di assimilare il BIMM al PLM (Product Life Cycle Management), per quante discordanze possano esservi.

Non per nulla, lo sponsor del Report sulla Lean Construction di Mc Graw-Hill Construction è Dassault Systèmes, attiva nel PLM così come Autodesk, Siemens e altri.


FONTE: Mc Graw-Hill Construction

Non a caso, nel Regno Unito, il BIMM è concepito quale fattore di modernizzazione, all’insegna di Changing and Transforming the Industry, assimilato ai paradigmi dei Settori dell’Autoveicolo e dell’Aerospaziale con la possibilità di revolutionise collaborations between supply chain partners, unlock new business models, reduce costs, speed up delivery times, increase efficiency, cut waste, and deliver buildings that are ‘right first time’.

La questione di fondo, comune a Continenti eterogenei, diventa, perciò, anzitutto, quella di conferire una autentica essenza industriale al Settore che appare assai più sofisticata di quanto non sia avvenuto nei decenni post-bellici con la Industrializzazione Edilizia.

 

Lo stesso, purtroppo, non si può dire del panorama inerziale e retrospettivo del Settore in Italia, laddove le prospettive della Rigenerazione Urbana e della Riqualificazione Energetica, tranne che per qualche Arranger Finanziario, si dimostrano, purtroppo, ancora piuttosto velleitarie e i programmi di investimento in opere infrastrutturali latitano a favore della spesa corrente.

Naturalmente l’obiettivo dei Paesi in cui il BIMM sta raggiungendo una certa maturità riguarda proprio l’omogeneità dei livelli attesi e conseguiti da parte degli operatori, allorché nei Paesi non Occidentali che da questi sono influenzati si registrano esiti alterni, per quanto la volontà politica governativa sia assai esplicita in proposito.
Ciò significa, pertanto, che quasi ovunque l’imposizione governativa risulta determinante nella diffusione del metodo e, al contempo, che le richieste delle Committenze, così come le prestazioni erogate dai Competitori siano assai eterogenee, ad esempio, nei Paesi Arabi o in quelli Asiatici.
Il tema è ragguardevole, poiché, come, appunto, rilevato da alcuni studiosi in Australia e nel Regno Unito, una delle principali poste in palio concerne le politiche commerciali estere messe in atto dai Governi: dai Paesi del Lontano e del Medio Oriente sino a quelli Africani.
Nella fattispecie, il Governo Britannico è particolarmente impegnato sul cosiddetto Level 2, vale a dire sulla possibilità che un intero sistema produttivo, e non solo le sue punte, giunga a sintonizzarsi sulle logiche di filiera entro una determinata scadenza: il 2016.

Ovviamente stiamo ragionando delle opere commissionate dal Governo, ma l’intenzione è di attivare anche gli Enti Locali e le Committenze Private.
Molto significativo è il fil rouge sui Major Project, intesi come dimostratori metodologici, che lega Heathrow T5, London 2012, Crossrail, Thames Tideway e HS2.
Analogamente, la stessa finalità muove, tra gli altri, Balfour Beatty a voler riassettare la propria Supply Chain sul BIMM, prevedendo di ridurre da 15.000 a 10.000 i propri Fornitori: il che dovrebbe indurre i maggiori Player nazionali presenti all’estero a creare filiere di fornitura specificamente orientate.

Lo stesso dicasi per Carillon che ha messo a punto una propria BIM Strategy che si propone di raggiungere risultati ambiziosi nel 2016.
Nell’Italia contemporanea, invece, un mercato e un sistema intrinsecamente inefficaci, alimentati da opacità considerevoli, hanno assunto una forza inerziale, quasi fatalistica, che, in presenza di andamenti persistenti e drammaticamente negativi, con attese di crescita modestissime, prosegue, persiste in una prospettiva, carente di progettualità e di revisione identitaria, quasi auspicando che il ripristino di una serie di condizioni esogene (dalla fiscalità al credito) possa contribuire a restaurare le condizioni precedenti, sotto l’egida di categorie antiche, riproposte come inedite, quali quelle della Rigenerazione Urbana, e di speranze embrionali, come quella della Riqualificazione Energetica, di fatto in parte già compromesse da politiche di sostituzione degli impianti di climatizzazione con tempi di ritorno sull’investimento brevi (sul corto termine).
Detto altrimenti, in assenza di una strategia industriale a livello politico si rischia di creare un corto circuito fra la consapevolezza della necessità del mutamento e la volontà di protrarre a oltranza l’agonia delle prassi attuali rimandando a un futuro non meglio precisato il cambiamento.
Il BIMM sta divenendo, infatti, sul piano dei mercati internazionali veicolo e metafora assieme delle capacità dei singoli Paesi di posizionarsi sulla nascente Industria dell’Ambiente Costruito e la misura del successo sarà valutabile in termini quantitativi, oltre che qualitativi, proprio sui livelli di maturità sistemici nonché sui livelli di convenienza (di beneficio atteso).

Gli stessi gruppi imprenditoriali maggiormente sensibili al tema, da Laing O’Rourke a Skanska, da Lend Lease a Hochtief/Turner Construction, da Royal BAM a CCC, da NCC a Vinci, da Bouygues a Balfour Beatty, da MACE a Interserve, per citarne solo pochissimi, declinano ormai una categoria inclusiva di Sostenibilità (Green con Lean e con BIMM) in funzione, anzitutto, degli Investitori sui mercati mobiliari della cosiddetta Finanza Etica e delle Community: l’Operatore Immobiliare ragiona in relazione alle logiche finanziarie, alle attese di immagine (oltre che di risultato) dei principali Committenti Globali e diviene, nei fatti, Attore di Innovazione Sociale, nelle Costruzioni Generali come nelle Infrastrutture.

Il contesto augurabile per lo scenario italiano sarebbe, dunque, quello in cui i Committenti ammettano di essere spesso sprovveduti sui fini e sovente variabili nelle intenzioni, i Liberi Professionisti inadeguati nei loro saperi alle prestazioni necessarie, gli Imprenditori delle Costruzioni sintonizzati su un prodotto immobiliare che non esiste più, i Produttori erogatori di prestazioni millantate e misurate fuori dal sistema, gli Accademici incentrati su immaginari superati.
L’interrogativo che sorge è, quindi, relativo al fatto se il BIMM possa essere risolutivo in assenza di quei fattori che sono stati appena accennati, se esso, inteso come metodologia di Gestione del Ciclo di Vita di una Commessa basata sul governo dei flussi informativi, possa essere adottato all’interno dei processi e delle prassi diffuse nel Nostro Paese, se, insomma, sia possibile accontentarsi di vantare un presunto primato delle Organizzazioni italiane che si cimentano altrove, mentre ciò, al contrario, appare come un passaggio consolatorio (utile certamente al singolo Competitore, pur debole sul mercato domestico di riferimento), ma pur sempre riflesso di una incapacità nel formulare politiche industriali nazionali, nel dare vita a nuovi gruppi ingegneristici e imprenditoriali di dimensioni internazionali.

Ovvero, tutto dipende non già dalla determinazione a cambiare, puramente retorica da parte dei molti, bensì dalla insostenibilità progressiva delle condizioni attuali di attesa e di inerzia: siamo ad aspettare un Nuovo Patto o una Nuova Frontiera, ma, nei fatti, conterà principalmente la lunghezza del declino.
Del resto, il viatico al BIMM, essendo prima ancora che operativo culturale, presuppone un percorso graduale di avvicinamento (come nel Regno Unito o nei Paesi Nordici e Scandinavi) oppure un sistema centralistico come quello francese in grado di attuare rapidamente il cambio di paradigma: il che sta esattamente avvenendo con il Plan Bâtiment Durable su Maquette numérique et gestion du patrimoine.
Occorre, anzitutto, premettere che l’approccio basato sul BIMM presuppone certamente che siano adoperati applicativi informatici cosiddetti di Authoring, vale a dire di produzione del Modello Informativo (come, ad esempio, di Autodesk Revit, Bentley AECO SIM, Dassault Systèmes Digital Project, Nemetschek AllPlan, Archicad e Vectorworks, Trimble, Tekla Structures, Nemetschek DDS CAD e il futuro Vannevar Genie), ma, nella fase iniziale richiede che il Soggetto Originatore (Committente, Sviluppatore, Promotore e relativo Finanziatore) imposti il quadro esigenziale attraverso applicativi specifici di Space Programming in grado di operare tabellarmente (Beck DProfiler, Nosyko dRofus, Trelligence Affinity) e graficamente (Autodesk FormIt, Trimble SketchUp) in maniera parametrica e sincronizzata coi software di Authoring: richiede che l’Originatore abbia intenzioni univoche e non contraddittorie, che abbia la disponibilità a creare le condizioni ragionevoli per richiedere prestazioni congruenti, che abbia la disponibilità a pagare i livelli attesi, che sia supportato da flussi di lavoro in Cloud, come propongono Aconex, Asite, Conject, 4Projects, ecc.
Ciò rivela come, al di là di ogni altra considerazione, il BIMM implichi un ruolo attivo dell’Originatore che eserciti nei confronti dei gruppi di progettazione nell’ottica della integrazione e della collaborazione e un costante controllo sugli scostamenti e che richieda agli stessi l’anticipazione delle tematiche costruttive e manutentive sin dalla progettazione preliminare.

Questo passaggio cruciale, che nelle prassi tradizionali passa sotto la denominazione di Briefing e nella legislazione italiana sugli appalti pubblici è definito come redazione del Documento Preliminare alla Progettazione, nella formulazione del documento BS PAS 1192:2 è titolato come Employer’s Information Requirements (EIR) e di ciò si rintraccia eco anche nel Design Intent Model.
Tutto questo indica come per l’Originatore il compito inizi nell’ambito del BIMM prima di quello dei Progettisti e comporti la caratterizzazione dei vani e dei percorsi.
Addirittura, in alcuni casi di edilizia ospedaliera, in Israele e negli Stati Uniti, all’avvio della progettazione si è in grado di simulare i modelli comportamentali dell’utenza in modo che ciò serva a modificare le strategie progettuali.
Da qui e da cui si comprende perché nel Regno Unito BIMM e Soft Landings vadano di pari passo.

PROSEGUE IN ALLEGATO