Cop26: i leader concordano un piano per riduzione emissioni metano del 30%, senza la Cina

Stop alle emissioni del metano, quasi

2 novembre 2021: i leader mondiali hanno concordato un accordo per ridurre le emissioni del metano, secondo gas serra più inquinante del pianeta. Sono infatti 103 i paesi che hanno firmato un accordo per ridurre le emissioni di metano del 30% entro la fine del decennio. 

È uno dei gas serra più potenti ed è responsabile di un terzo dell'attuale riscaldamento causato dalle attività umane: se pienamente attuato, l'impegno potrebbe limitare il riscaldamento globale di circa 0,2°C entro il 2050.

Lo hanno annunciato il capo della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden al vertice della COP26.

"Non possiamo aspettare il 2050", ha detto al vertice il capo della Commissione Ue Ursula von der Leyen. "Dobbiamo ridurre le emissioni velocemente» e ha aggiunto che tagliare il metano è "una delle cose più efficaci che possiamo fare per ridurre il riscaldamento globale a breve termine", definendolo "il frutto più basso appeso".

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha fatto eco alle sue parole, definendo il metano "uno dei gas serra più potenti che ci siano".

 

Si impegna il 70% del PIL globale

L'impegno copre i paesi che emettono quasi la metà di tutto il metano e costituiscono il 70% del PIL globale: tra i soggetti che hanno firmato l’accordo ci sono tutti i paesi dell’Unione Europea (quindi anche l’Italia), la Gran Bretagna, gli Stati Uniti,   l'Indonesia, il Pakistan, l'Argentina, il Messico, la Nigeria, l'Iraq, il Vietnam e il Canada. Tuttavia, Cina, India e Russia, tre dei primi cinque emettitori di metano, non l'hanno fatto e nemmeno l'Australia.

 

Un commento: se non si trasforma l'impegno in un piano è solo Bla Bla

Il recente G20 di Roma che doveva essere la base politica per questo Cop26 non ci aveva ovviamente lasciati soddisfatti.

Gli impegni presi dai grandi del mondo somigliavano molto a quel blabla che Greta aveva lanciato come monito. Ma è stata forse proprio questa inconsistenza a richiedere un cambio di passo per il Cop26 di Glasgow e un primo risultato più concreto lo possiamo ora registrare. 

La velocità con cui una larga fetta dei paesi che partecipano all’incontro scozzese si è mossa per affrontare le emissioni di metano dà la vera speranza che il mondo si stia finalmente svegliando alla massiccia minaccia rappresentata dai gas che si riscaldano.

Proprio lo scorso agosto il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) aveva riferito che il metano è stato responsabile di una percentuale significativa del 1°C del riscaldamento che il mondo ha già sperimentato.

La spinta è quella di ridurre le emissioni del 30% entro il 2030: i potenziali benefici sono enormi: gli scienziati ritengono che potrebbe aiutare il mondo a evitare 0,3°C di riscaldamento entro il 2040. In un momento in cui ogni frazione di grado è importante, questo è un grande risparmio che potrebbe aiutare a mantenere in gioco la soglia di 1,5°C.

Ma ora si tratta di tradurre questo impegno in azioni concrete e il tempo per farlo è breve: al 2020 mancano solo otto anni, e ogni Paese che ha aderito al piano dovrebbe trasformare questo nobile obiettivo in azioni reali, che trasformino in desiderio in risultati

Dobbiamo ricordarci che la maggior parte del metano presente in atmosfera proviene dai ruminanti del territorio nazionale, dagli incendi nelle foreste, dalla coltivazione di riso nelle paludi e lo spreco di prodotti.

Pensiamo all’Unione Europea, come raggiungeremo questo risultato ?

Aumentando la quota di vegetali OMG che producono meno CH4 nel loro ciclo di vita ? ci impegneremo finalmente per una battaglia, con misurazione dei risultati, dello spreco alimentare ? tasseremo gli obesi ? utilizzeremo come proposto da qualcuno degli additivi nei mangimi per le mucche per ridurre la loro produzione di gas durante la digestione ? 

E’ questa ora la battaglia più difficile, trasformare un impegno in un piano, superando anche alcune fake news o finti presupposti ambientalisti (come quello degli OMG), altrimenti ha ragione Greta, è tutto Bla Bla.