L'adozione del BIM nella Pubblica amministrazione: l'esperienza del Comune di Mantova

Il 3 agosto 2021 è stato pubblicato il decreto numero 312 che ha aggiornato la disciplina BIM negli appalti pubblici, modificando il Decreto “Baratono” n. 560 del 2017.

Il Decreto ha definito le tempistiche di introduzione obbligatoria dei metodi e strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture, stabilendo nuove scadenze.

Nel dettaglio, dal 1° gennaio quest'anno, il BIM è diventato obbligatorio per le opere di nuova costruzione ed interventi su costruzioni esistenti, fatta eccezione per le opere di ordinaria manutenzione, di importo a base di gara pari o superiore a 15 milioni di euro. Di fatto, il nuovo "scaglione", coinvolge un maggior numero di stazioni appaltanti rispetto al passato. 

Come si stanno organizzando le Pubbliche amministrazioni del Paese? Quali difficoltà stanno incontrando?

L'intervista all'Architetto Carmine Mastromarino, Dirigente Settore Lavori Pubblici del Comune di Mantova.

 

Il BIM nella P.A.: «Ecco come stiamo organizzando il processo di digitalizzazione nel Comune di Mantova

Il Decreto BIM s'inserisce a pieno titolo in un contesto internazionale di digitalizzazione del settore delle costruzioni e delle amministrazioni pubbliche. Come si sta muovendo il Comune di Mantova per adeguarsi a quanto richiesto dalla normativa? Quali step avete seguito? 

«Il Comune di Mantova ha anticipato l’attuazione di quanto previsto dal Decreto BIM in seguito alla decisione di partecipare al bando per il Programma nazionale per la Qualità dell’Abitare (PinQua) indetto l’anno scorso dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili (MIMS). Il  bando assegnava un maggior punteggio a quei progetti che prevedevano l’uso del BIM, per cui abbiamo ritenuto opportuno avviare anticipatamente il percorso di digitalizzazione e di adozione del Building Information Modeling: questa scelta che ci ha ripagato, infatti la nostra proposta è rientrata tra quelle ammesse al finanziamento. Quindi, per prima cosa abbiamo avviato un piano di formazione del personale costituendo un gruppo di lavoro all’interno del Settore lavori pubblici che coinvolge una decina di dipendenti, di età diverse, dai più giovani e avvezzi alle nuove tecnologie a quelli con più anni di esperienza alle spalle, me incluso, che tuttavia hanno comunque mostrato fin da subito tanto entusiasmo».

 

Cosa prevede il progetto ammesso ai finanziamenti del bando PINQUA?

«Il progetto prevede la rigenerazione di un’area periferica a sud-ovest della città, nei quartieri di Borgochiesanuova e Due Pini, con una serie di interventi sulla viabilità, sul recupero edilizio di alloggi sfitti di Aler, sull’acquisizione di cinque palazzine mai ultimate con relativa riqualificazione energetica (79 alloggi) e sulla realizzazione di un nuovo plesso scolastico previa dismissione di 3 edifici non più idonei alla funzione. Nel dettaglio utilizzeremo il BIM per la realizzazione di una scuola primaria dotata di palestra (dal costo complessivo di 9,5 milioni di euro) su cui il Comune ha attivato un mutuo da 5 milioni di euro».

 

L'adozione del BIM nella Pubblica amministrazione: l'esperienza del Comune di Mantova

 

Consulenza esterna per il piano di formazione

Tornando al piano di adozione del BIM, vi siete rivolti a società di consulenza esterna per avere il giusto supporto?

«Dopo alcune indagini di mercato, abbiamo contattato la società Harpaceas di Milano. Al momento stiamo seguendo un corso online di 36 ore che si svolge due giorni alla settimana. Il mio obiettivo è individuare almeno un paio di persone all’interno del Settore a cui affidare il ruolo di BIM Manager». 

Oltre alla progressiva obbligatorietà prevista dal Decreto e alla partecipazione al Programma PinQua, che cosa vi ha spinto a iniziare il percorso di digitalizzazione?

«Pur essendo un piccolo capoluogo di Provincia, siamo particolarmente attivi sul fronte degli appalti pubblici, grazie anche alla spinta di un Sindaco molto intraprendente. In questi anni l’Amministrazione comunale è riuscita a ottenere diversi finanziamenti statali e anche se gli interventi standard si aggirano sui due, massimo tre milioni di euro, ci siamo resi conto che per alcuni progetti particolarmente complessi, il BIM è senz’altro uno strumento di grande utilità. Grazie al BIM ritengo che si possa ridurre il rischio di incappare in errori progettuali, si riescono a programmare meglio le attività del cantiere limitando le interferenze e gli imprevisti, e si facilita lo scambio e la condivisione dei dettagli del progetto tra i professionisti coinvolti che, ancora oggi, in numerose situazioni, faticano a interfacciarsi in maniera puntuale».

Com’è stato accolto all'interno della macchina amministrativa questo cambiamento?

«Ho notato un forte entusiasmo da parte di tutto il team: anche i colleghi con più anzianità di servizio hanno mostrato un grande interesse e hanno accolto il cambiamento in modo propositivo. Ritengo che, avendo vissuto da vicino la complessità dei procedimenti più importanti che sono passati da questi uffici e rendendosi conto delle problematiche anche di natura esecutiva intrinseche a un progetto, abbiano apprezzato maggiormente i vantaggi derivanti dall’uso del BIM. Qualcuno si è pure proposto di diventare BIM Manager. Non c’è dubbio che si tratti di un cambiamento epocale, ma d’altronde nel corso della carriera ne abbiamo affrontanti tanti con successo: quando nel 2000 ho iniziato la mia attività nella Pubblica amministrazione c’erano colleghi che guardavano con ostilità il computer e già un foglio Excel per loro rappresentava uno scoglio insormontabile».


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Tra i principali ostacoli la carenza di organico 

Se presenti, quali difficoltà state incontrando? 

«Al momento il principale ostacolo riguarda la carenza di organico. Sulla nostra struttura gravano compiti gestionali/manutentivi nonché nuovi cantieri di opere pubbliche. Per la formazione, ad esempio, si sottraggono ore lavorative, per cui una parte delle attività è stata programmata in giornate in cui non è previsto il rientro pomeridiano del personale il quale – per la verità - ha accettato di buon grado. Sul fronte delle risorse per l’acquisto di nuovi strumenti digitali invece, non ci sono grossi problemi: l’Amministrazione, con l’adesione al Bando PINQua, ha reso disponibili le risorse per formazione e aggiornamento di componenti hardware e software». 

Prevedete di assumere nuovi professionisti per far fronte a questo cambiamento?

«Grazie ai fondi del PNRR probabilmente faremo qualche assunzione». 

In base alla vostra esperienza, cosa consiglia alle Pubbliche amministrazioni del Paese che sono in procinto di adottare questa metodologia?

«Le Pubbliche amministrazioni del Paese sono diverse tra loro, c’è una grande eterogeneità. Tuttavia ritengo che l’innovazione debba essere fatta per gradi e che, ove possibile, debba esserci ricambio generazionale favorendo l’ingresso di nuove forze, naturalmente più avvezze all’utilizzo delle nuove tecnologie e già in parte formate dall’Università, che possano accoglier questi cambiamenti con ulteriore entusiasmo. Sicuramente bisogna superare l’indecisione iniziale che spesso frena la trasformazione».

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